CLUSTERSUN “Out Of Your Ego”

Da Catania provengono i CLUSTERSUN che pubblicano il loro debutto intitolato Out Of Your Ego (SeaHorse/Audioglobe). Con la loro musica ci si tuffa a capofitto indietro negli anni ottanta, in una stratificazione completa di quello che la new wave ha prodotto in quegli anni, con echi che a volte virano verso i New Order, altre verso i Cure, addirittura alcune fiammate dalle parti dei Simple Mind e non ci si annoia perchè l’album è ben prodotto e le canzoni ci sono. Forse fin troppo sospese e glaciali, magari qualche inserto più sostenuto avrebbe giovato maggiormente per scompigliare un po’ le carte, ma questo è un piccolo parere personale che non inficia la bontà del loro debutto. Ottimo il crescendo wave di Planar I, delicato il dream pop di Floating, per un disco che si chiude con i notevoli sette minuti abbondanti di Clustersun che si dipanano leggiadri in uno shoegaze finalmente fragoroso. Da ascoltare, infatti noi ve lo proponiamo in straming sul web di Backstreets!

Daniele Ghiro

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THE WAR ON DRUGS live @ Mojotic Festival, Sestri Levante (GE), 16 luglio 2014

THE WAR ON DRUGS

MOJOTIC FESTIVAL

SESTRI LEVANTE (GE)

16 LUGLIO 2014

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A volte è davvero facile fare gli esterofili, però, ormai da qualche anno, solo chi non vuole veramente guardare in faccia alle cose come stanno, potrebbe lamentarsi della programmazione live estiva italiana. Magari manca ancora il grosso festivalone – a quello forse non arriveremo mai – ma l’offerta per quanto riguarda quelli più piccoli o il numero e la qualità di rassegne musicali è senza dubbio difficilmente minimizzabile: pensiamo, per citarne qualcuna, alla storica Strade Blu, all’Ypsigrock, allo Zanne Festival, allo stesso Buscadero Day, tutte manifestazioni dalla programmazione eccelsa e punte di spillo in un panorama davvero ricco e variegato. Tra i tanti, qui ci piace segnalare il bellissimo Mojotic Festival, giunto alla sesta edizione e messo in piedi dall’omonima associazione culturale nella splendida cornice di Sestri Levante, cittadina ligure che già di per sé basta e avanza a giustificare il viaggio. Una dozzina di concerti in programma, sparsi tra metà giugno e metà agosto, che hanno visto sfilare personaggi amatissimi anche su queste pagine quali Jonathan Wilson, M. Ward, Steve Earle, Conor Oberst, Ethan Johns, Anna Calvi, Scott Matthews, Jacco Gardner, tra gli altri. Con a disposizione una location fascinosa quale il cortile dell’ex convento dell’Annunziata, in alto a dominare l’incantevole Baia del Silenzio, quelli di Mojotic hanno messo in piedi un’edizione senza dubbio da ricordare. Fra le tante, quella a cui ho deciso di presenziare, mettendomi in viaggio da Milano, è stata la serata con protagonisti The War On Drugs. Nessun dubbio che, fino ad ora, sia proprio il loro Lost In The Dream il mio disco dell’anno e quindi, non essendomi bastata la loro comparsata al Primavera Sound, era ovvia la decisione di tornare a vederli. Cosa assai saggia, perché la band di Philadelphia dal vivo è ancora meglio che su disco! Formazione a sei, ovviamente capeggiata da Adam Granduciel a voce e chitarra, con alle spalle basso, batteria, sax, tastiera ed un secondo chitarrista/tastierista. La grande forza ed originalità dei War On Drugs sta nel mescolare una scrittura fortemente classica – gli echi di Springsteen, Dylan, Petty si sprecano nel loro canzoniere – a sonorità dilatate e liquide che hanno parentele con generi apparentemente distanti quali il kraut-rock (l’ipnosi metronomica del ritmo), l’ambient (le stratificazioni tastieristiche, l’utilizzo in funzione texturale dei fiati), la new wave più pop. Ne viene fuori un ibrido strano, capace potenzialmente di colpire la fantasia di un pubblico assai vario. A Sestri, per quasi un’ora e 50 minuti, di fronte ad un pubblico forse meno numeroso di quanto era lecito attendersi, hanno stupito ed esaltato sia quando sono stati i pezzi più rock ad uscire dalle casse (una mai così appropriata, visto il posto, An Ocean Between The Waves; un’ipnotica e lunghissima Under The Pressure; una magistrale, allungata e cangiante Red Eyes; una Burning puro Springsteen anni ‘80), sia quando hanno scelto la ballata o la reminiscenza dylaniana per portare a termine il loro discorso (Lost In The Dream, In Reverse, la pettyana Eyes To The Wind). L’ultimo album ha fatto la parte del leone, ma non sono mancate puntatine anche dai due dischi precedenti, Slave Ambient in particolare. Dal vivo i War On Drugs assecondano una preventivabile tendenza all’allungo e all’improvvisazione, esplicitata soprattutto dall’impeto younghiano dato dagli assolo chitarristici di Granduciel, non solo un ottimo songwriter ma pure un eccellente chitarrista. Musica visionaria e d’ampio respiro, capace di farti andar via letteralmente con la testa, perfettamente accordatasi alla brezza proveniente dal mare ed all’incanto di una notte difficilmente dimenticabile. In apertura una riuscita performance degli His Clancyness.

Lino Brunetti

Nel momento in cui scrivo, al Mojotic sono ancora in programma i concerti di Steve Earle (30 luglio), Jonathan Wilson (31 luglio), Boy & Bear (5 agosto), Conor Oberst (19 agosto), oltre alla nottata con la “Silent Disco” prevista per l’8 agosto. Il consiglio, ovviamente, è di non mancare. Per info, il sito di riferimento è http://www.mojotic.it

IL LUNGO ADDIO “Pinarella Blues”

IL LUNGO ADDIO

Pinarella Blues

Wallace-TB/Audioglobe

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Dal 2010 ad oggi, a nome Il Lungo Addio sono usciti la bellezza di 6 CDr ed un 7″, a dimostrazione di una prolificità difficilmente contenibile. Se poi consideriamo che dietro la sigla si nasconde quel Fabrizio Testa a sua volta intestatario di un paio di dischetti – con un terzo presto in arrivo – usciti anch’essi nello stesso periodo, la faccenda assume contorni ancora più chiari. Pinarella Blues è il suo primo disco ufficiale, nel senso che per la prima volta c’è una vera etichetta – o meglio, due – a sostenere il progetto. Il quale, nelle sue linee generali, non cambia, riproponendo una assai particolare canzone d’autore, plumbea e drammatica. Quello che c’è di fortemente diverso, rispetto al passato, è che anziché essere solo una faccenda di voce e chitarra, qui Testa è accompagnato da una band a basso e batteria, a dare una nuova spinta al suo suono, senza dubbio più rock che in passato. Per il resto, non cambia l’immaginario, fatto di storie ambientate lungo la riviera romagnola; non cambia il modo di raccontarle, in narrazioni che mescolano abilmente tristezza e dramma ad un’ironia esplicitata attraverso il ricorso a particolari fortemente visivi; non cambia il modo d’interpretarle, con una voce baritonale ed enfatica, a sua volta così carica da sottolineare ulteriormente quell’ironia di cui parlavamo poc’anzi. Sette tracce in diciotto minuti che portano titoli quali Pinarella BluesL’ultima FotografiaHotel Karim, giusto per citare le mie preferite. Sono canzoni stranianti, sia pur nella loro limpida chiarezza, che ancora una volta affascinano per la loro trasversale originalità. Per ulteriori info: www.illungoaddio.it

Lino Brunetti

OLEGGIO FREE TRIBE & ISCREAM FESTIVAL

Segnaliamo volentieri questi due festival gratuiti che si svolgeranno nella prima metà di luglio.

Di seguito i due comunicati stampa! Enjoy!!

 

OLEGGIO FREE TRIBE 2014

3-4-5-6 luglio 2014
Pista di Atletica G.Mattachini, Via dei Bastioni, Oleggio (NO) ingresso gratuito

Torna per l’undicesimo anno consecutivo l’Oleggio Free Tribe, il festival organizzato dall’Associazione Free Tribe che si è ormai conquistato un posto di rilievo all’interno degli eventi estivi piemontesi per la sua longevità e per la qualità delle proposte musicali e non. La rassegna, che completa idealmente il percorso di eventi invernali organizzati dalla Associazione, vanta tra i suoi ospiti musicali The Bluebeaters, Management del dolore Post Operatorio e Giuda. A fare da cornice ai concerti una offerta enogastronomica di primo livello, un gran numero di eventi sportivi e workshop ed esibizioni legate alla lettura, alla fotografia, alle diverse culture del mondo e all’ecosostenibilità.

Ritorna ad Oleggio dal 3 al 6 luglio per l’undicesimo anno consecutivo Oleggio Free Tribe, il festival musicale che si è ormai conquistato un posto di primo piano tra gli eventi musicali dell’estate piemontese e che chiude il ricco programma di appuntamenti invernali della omonima Associazione Free Tribe.

La proposta musicale sarà come di consueto ricchissima: ad headliner di livello e fama nazionali verranno affiancati in apertura i vincitori del contest Xtribe, il concorso gratuito per band e cantautori emergenti organizzato durante la stagione invernale dalla Associazione. Giovedì 3 luglio toccherà ai Bluebeaters il compito di aprire le danze, nel vero e proprio senso del termine. La superband che da vent’anni calca i palchi di tutta Italia con la sua irresistibile miscela di blue beat, ska, reggae e rock steady arriva ad Oleggio all’interno del suo “CeleBBration Tour”, che festeggia appunto i vent’anni di vita del progetto musicale. Prima di loro lo ska-punk degli Uniposka, che presenteranno il disco d’esordio “La falsa versione dei fatti” (Maninalto!) uscito nel 2013. In apertura di serata spazio per i Pop James, una delle band vincitrici del contest Xtribe. Venerdì 4 luglio sarà quindi il turno dei Giuda: la band glam-punk’n’roll romana è diventata negli ultimi anni un fenomeno di culto anche in Inghilterra e negli U.S.A., come testimonia l’infinito numero di apprezzamenti ricevuti dalla critica anche al di fuori dal nostro Paese. I Giuda presenteranno al Free Tribe il loro ultimo lavoro “Let’s do it again” (Damaged Records) ed il recente singolo “Yellow Dash”. Prima di loro sul palco i There Will Be Blood, freschi di pubblicazione del secondo album “Without” (Ghost Records) e di partecipazione al MiAmi di Milano che porteranno sul palco del festival la loro carica rock-blues. Il compito di aprire la serata toccherà invece ad un’altra band emergente emersa dal contest, i The Unsense. Sabato 5 luglio saliranno invece sul palco del Free Tribe i Management del dolore post operatorio. La band di Lanciano, dopo il grande successo del disco d’esordio “Auff!” (MarteLabel) e del suo tour che li ha portati a calcare tutti i principali palchi italiani fino al Concertone del Primo Maggio 2013 e allo Sziget Festival di Budapest, si ripresenta con il nuovo album “McMAO” (ColorSound Indie/MarteLabel), uscito a marzo 2014, per un concerto che si preannuncia assolutamente esplosivo. Prima di loro spazio per gli altri vincitori di Xtribe: Piattö, Simone Piva & i Viola Velluto ed Invers. Ma l’Oleggio Free Tribe 2014 non è solo musica. Il compito di chiudere la rassegna domenica 6 luglio toccherà infatti alla “Festa dei Popoli”, organizzata in collaborazione con Banca del Tempo, che proporrà Libri Viventi e letture animate per bambini, sfilate di abiti del mondo ed una cena etnica con piatti tipici marocchini e senegalesi. Sempre domenica si terrà anche la premiazione del progetto Filmiamoci, il concorso di cortometraggi che giunge quest’anno alla sua quinta edizione. Chiuderà la giornata il concerto di musica popolare dei Sonaturi a Jurnata.

La Pista di Atletica di Via dei Bastioni sarà inoltre animata nel corso dei quattro giorni da workshop ed altri eventi culturali che completeranno l’offerta degli spettacoli live. Domenica 6 luglio verranno premiati i vincitori del concorso letterario e fotografico Provincia Cronica, organizzato da Asap Fanzine, con letture dei brani in concorso. Spazio anche al workshop all’insegna dell’ecosostenibilità “Waste Lab” per la realizzazione di arredi da giardino con materiali di riciclo, con i docenti Gianmaria Mocca, Erika Mainini ed Annalisa Alessio, che si terrà nei giorni che precedono il festival tra il 27 giugno ed il 3 luglio. Ricco inoltre il programma degli eventi sportivi, che si aprirà venerdì 4 luglio con la “Corsa 8 chilometri non competitiva” a cura di Atletica Marathon Bellinzago. Sabato 5 e domenica 6 luglio sarà invece la volta dei tornei di Street Basket (a cura di SBT) e Green Volley, oltre che delle esibizioni di Tribe Strong Day (allenamento funzionale per Crossfitters).

Come di consueto l’Oleggio Free Tribe proporrà una offerta enogastronomica di primo livello, con aperitivi e cene nell’area cucina durante tutti i giorni della manifestazione. Nella medesima area verranno inoltre trasmesse tutte le partite dei Mondiali di Calcio 2014 che si terranno durante i giorni del festival. Previsti infine per completare l’offerta del festival la presenza di stand e bancarelle e di spettacoli di giocoleria.

Quest’anno anche il pubblico potrà essere protagonista con la possibilità di votare la propria band preferita che salirà sul palco di Free Tribe. Grazie ad un’applicazione messa a punto dall’agenzia di comunicazione digitaleMonforte Srl di Milano, i fan si trasformeranno in giudici con i loro smartphone. Si potrà accedere anche tramite QR code che sarà presente durante i giorni della festa.

Come di consueto per la rassegna l’ingresso sarà gratuito a tutte le serate.

 

ISCREAM FESTIVAL IV Edizione

11. 12.13.LUGLIO 2014
AGRIGELATERIA SAN PE’ – Strada di San Pietro di Rivetta 29 POIRINO (TO)
Ingresso Gratuito

I scream, you scream, we all scream for IScream.

Prendendo in prestito la cantilena di Roberto Benigni e Tom Waits, l’Iscream Festival nasce da un gioco di parole, da un’idea e dalla passione dell’associazione omonima che da quattro anni propone una festa di tre giorni in un teatro in piena campagna, tra musica di qualità, gelati artigianali, enogastronomia di altissimo livello sotto il patrocinio di Eataly, laboratori didattici, mostre e molto altro ancora. Iscream Festival si conferma anche per quest’anno a Poirino, l’11, 12 e 13 luglio, presso il parco dell’Agrigelateria San Pè e sempre con la formula dell’ingresso gratuito a tutti gli eventi. Tra gli ospiti musicali Levante, Ex-Otago e moltissimi altri.

Torna per il quarto anno consecutivo nella splendida cornice dell’Agrigelateria San Pè di Poirino (Torino) l’Iscream Festival, evento in grado di unire musica ed enogastronomia di altissimo livello abbinandole a mostre, laboratori didattici e workshop e molto altro.

Il festival partirà venerdì 11 luglio con un ricchissimo cartellone musicale. Il compito di aprire le danze toccherà ad alcune delle più interessanti tra le giovani realtà del torinese: Alberto Cipolla, Nicola Marini e Waiting. Dopo di loro saliranno sul palco i i piemontesi Banda Fratelli. Il loro secondo album “L’amore è un frigo pieno” (Controrecords) li ha confermati come una delle realtà più interessanti a livello regionale e non solo, con il loro mix inconfondibile tra canzone d’autore dalle tinte naif ed ironia. Sarà quindi la volta di una giovanissima promessa della musica italiana, i Boxerin Club. La band romana, fresca di pubblicazione del disco d’esordio “Aloha Krakatoa” (Bomba Dischi – 2014), che vanta la prestigiosa produzione artistica di Marco Fasolo (Jennifer Gentle), ha già calcato tutti i principali palchi italiani fino ad essere scelta dalla rivista inglese NME per il suo special party, con un live che unisce con originalità indierock, world music e ritmiche selvagge. A scaldare il pubblico ci penserà poi Edoardo Cremonese. Il suo disco d’esordio “Siamo il remix dei nostri genitori” (Libellula – 2013) è fresco, intelligente e a presa rapida ed ha ricevuto grandi riconoscimenti dalla critica, da Radio Rai 2 ad MTV, sfociando in un tour invernale di oltre trenta date, dimensione in cui il carisma e la componente teatrale dei brani di Edoardo trovano la propria massima espressione. Main act della serata saranno gli Ex-Otago. La band genovese, ormai consacrata come uno dei progetti indie più quotati nella nostra penisola, presenterà il quarto album “In capo al mondo” (Officine Ex-Otago – 2014) di recente pubblicazione: canzoni leggere ma uniche, ironiche e malinconiche al contempo, che promettono un live intenso ed emozionante. A concludere la serata ci penseranno i dj set di Koko (Disko Partyzani) e Troppo Red (Funeral Party).

Anche sabato 12 la serata si aprirà con due giovani e promettenti progetti torinesi: Cecilia e i Sica. Saliranno quindi sul palco Gli Amanti. Il loro disco d’esordio “Strade e santi” (Universal) è uscito il 10 giugno 2014, preceduto dal singolo “Cane” in anteprima su Tg Com, e si preannuncia come uno dei più interessanti esordi di quest’anno. Dopo di loro sarà la volta degli Altre di B, il cui secondo disco “Sport” (Gente Bella) è uscito nel 2014. Un disco e un live in cui si balla e si canta senza pause, segnati da un pop ricco e sostanzioso con suoni che vengono dall’indie rock di inizio duemila. A scaldare ulteriormente l’ambiente ci penseranno quindi gli Eugenio in Via di Gioia, la sorprendente e giovanissima band torinese che sta raccogliendo premi e consensi in tutta Italia. I loro live sono spettacoli imperdibili dove la teatralità si fonde con la musica, come dimostra il recente premio della critica ricevuto al Premio Buscaglione 2014, grazie a cui stanno calcand i palchi di tutti i più prestigiosi festival italiani. Il ruolo di headliner della serata toccherà infine a Levante. La cantautrice siciliana trapiantata a Torino ormai non ha più bisogno di presentazioni. Vero fenomeno dell’ultima stagione musicale, con il tormentone “Alfonso” prima e con l’album d’esordio “Manuale Distruzione” (INRI) poi ha conquistato ampi consensi tra pubblico e critica, fino ad arrivare esibirsi al Concertone del Primo Maggio 2014 e collocandosi di diritto tra gli artisti italiani più rappresentativi della nuova generazione cantautorale.

Domenica 13 giugno a chiudere il programma del festival ci penseranno invece, a partire dal pomeriggio, spettacoli di teatro, musica folk e circo, a confermare come sia riduttivo catalogare l’IScream semplicemente come un festival musicale.

Il programma del festival poirinese prevede infatti in primis una selezione enogastronomica di altissimo livello. “Sacco vuoto non sta in piedi”, questo il nome dell’area food&drink, propone un insieme di offerte davvero variegate. Si parte ovviamente dai gelati dell’Agrigelateria San Pè, ma non basta. Ecco, allora, pronti gli spillatori Le Baladin dal birrificio di Teo Musso e tante cose buone da Eataly per un pic nic speciale in mezzo al verde e alla musica. Da quest’anno, l’area food & drink si rinnova e propone la grande grigliata di San Sebastiano, buon costo e buon gusto. L’IScream, dal canto suo, proporrà i suoi cocktail speciali con frutta e granita. Si ripeterà ancora la collaborazione con Caffè Vergnano, e sarà dato

spazio anche alle crepes realizzate con la farina farro del Mulino Marino di Cossano Belbo (CN) e al vino della Cantina Sociale Terre dei Santi di Castelnuovo Don Bosco (AT).

Anche l’arte e la cultura avranno il loro ruolo all’interno del festival a completamento dell’offerta musicale ed enogastronomica. “Impara l’arte e mettila da parte” è il nome della sezione legata a laboratori e workshp, che vanterà tra i suoi partner Scuola Holden, TechLab e Unitre Poirino. “Due bene, tre meglio” è invece la sezione dedicata all’arte, con esposizioni temporanee a tema ad opera di giovani artisti, ed al mercatino, con bancarelle di artigiani, hobbysti, collezionisti, associazioni giovanili e culturali.

Durante i tre giorni del festival IScream sarà seguito in diretta da Radio Ohm, web radio sociale che dal 2010 trasmette da Chieri. Tutte le giornate saranno ad ingresso gratuito.

Per informazioni: http://www.iscreamfestival.itinfo@iscreamfestival.it – tel. +39 3495652677 – IScream Fest è anche su Facebook, Twitter, Youtube

ISCREAM FEST 2014 – PROGRAMMA

Venerdì 11 luglio – dalle ore 19

Ex-Otago, Edoardo Cremonese, Boxerin Club, Banda Fratelli, Alberto Cipolla, Nicola Martini, Waiting Koko (Disko Partyzani), Troppo Red (Funeral Party)

Sabato 12 luglio – dalle ore 19

Levante, Eugenio in via di gioia, Altre Di B, Gli Amanti, Sica, Cecilia Djset All Stars

Domenica 13 luglio – dalle 16

Teatro, musica folk e circo dal pomeriggio fino al primo calar del sole

Sacco vuoto non sta in piedi

Buono il gelato, ma da solo non basta. Ecco, allora, pronti gli spillatori Le Baladin dal birrificio di Teo Musso e tante cose buone da Eataly per un pic nic speciale in mezzo al verde e alla musica. Da quest’anno, l’area food & drink si rinnova e propone la grande grigliata di San Sebastiano, buon costo e buon gusto. L’IScream, dal canto suo, proporrà i suoi cocktail speciali con frutta e granita. Si ripeterà ancora la collaborazione con Caffè Vergnano, e sarà dato spazio anche alle crepes realizzate con la farina farro del Mulino Marino di Cossano Belbo (CN) e al vino della Cantina Sociale Terre dei Santi di

Castelnuovo Don Bosco (AT). A buon intenditor.

Impara l’arte e mettila da parte

Durante le giornate dell’Iscream si propongono attività extra dedicate a tutti, dai più ai meno giovani. Tra i partner dei laboratori Scuola Holden, TechLab, Unitre Poirino.

Due bene, tre meglio

Arte. Esposizioni temporanee a tema con opere di giovani artisti, nei diversi spazi dell’IScream.
Mercatino. Bancarelle di artigiani, hobbysti, collezionisti, associazioni giovanili e culturali aperte dal pomeriggio nel parco dell’Iscream.
Radio Ohm. Iscream Fest per i suoi tre giorni sarà seguito in diretta da Radio Ohm, web radio sociale che dal 2010 trasmette da Chieri (TO).

 

 

CARTOLINE DAL PRIMAVERA SOUND 2014

Testo e foto © Lino Brunetti

C’è chi lo definisce il Coachella europeo, ed in effetti non ci sono grossi dubbi circa il fatto che il Primavera Sound di Barcellona sia nel tempo diventato il più importante festival musicale d’Europa, quantomeno di quella continentale, capace di rivaleggiare anche con i grossissimi festivals inglesi ed americani. Era un successo annunciato quello di questa quattordicesima edizione, iniziato con l’originalissimo modo con cui ne avevano annunciato la line up (il film “Line Up” appunto) e concretizzatosi definitivamente con le oltre 190.000 persone che hanno affollato gli spazi del Parc Del Forum e i suoi quasi 350 concerti. Un pubblico – per il 40% fatto di stranieri, tra di essi moltissimi italiani – che cresce di anno in anno in maniera spaventosa, ma incapace di far vacillare un’organizzazione evidentemente efficientissima ed altamente professionale, capace di tenere assieme un numero impressionante di eventi e di saper gestire in maniera sempre più efficace sia il suo pubblico (con la possibilità, attraverso l’acquisto di pacchetti VIP, di assistere da posizioni privilegiate i vari concerti) che il solito enorme numero di professionisti e giornalisti accreditati, riducendo al minimo code ed intoppi. Musicalmente parlando, pur mantenendo una vocazione che potremmo definire vagamente indie, il Primavera Sound è da tempo un festival orientato all’eclettismo più sfrenato. Forse mai eterogeneo come quest’anno, stavolta davvero qualsiasi genere e tendenza era rappresentata, attraverso, tra l’altro, la consueta abilità di far ondeggiare il cartellone tra grossi nomi paladini del grande pubblico, musicisti storici amatissimi, cult-heroes e astri nascenti, senza dimenticare il grosso drappello di musicisti spagnoli e tutte quelle piccole bands provenienti un po’ da ogni dove a cui viene data la possibilità di esibirsi in quest’enorme kermesse (ben quattro quest’anno gli italiani: C+C=Maxigross, Junkfood, The Vickers, LNRipley). Ad ogni edizione, inoltre, aumentano pure i palchi e i vari e possibili appuntamenti anche al di fuori del Parc Del Forum, in giro per i locali di Barcellona e per la città stessa. Una monumentale festa della musica, insomma, a cui, pur con tutta la fatica (fisica soprattutto) che comporta e lo stress dettato dal dover prendere decisioni impossibili, è sempre un piacere partecipare. Il report completo sarà sul numero di luglio/agosto del Busca. Qui, la consueta galleria d’immagini.

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Full Blast

Full Blast

The Ex

The Ex

Shellac

Shellac

The Brian Jonestown Massacre

The Brian Jonestown Massacre

Colin Stetson

Colin Stetson

Julian Cope

Julian Cope

Rodrigo Amarante

Rodrigo Amarante

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Pond

Pond

Warpaint

Warpaint

Chrome

Chrome

Arcade Fire

Arcade Fire

Arcade Fire

Arcade Fire

Drive By Truckers

Drive By Truckers

Mick Harvey

Mick Harvey

Dr. John

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Sharon Van Etten

Sharon Van Etten

The War On Drugs

The War On Drugs

Slint

Slint

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Jesu

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Wolf Eyes

Wolf Eyes

Silvia Pérez Cruz & Raul Fernandez Mirò

Silvia Pérez Cruz & Raul Fernandez Mirò

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Hebronix

Hebronix

Islands

Islands

Courtney Barnett

Courtney Barnett

Superchunk

Superchunk

Caetano Veloso

Caetano Veloso

Caetano Veloso

Caetano Veloso

Godspeed You! Black Emperor

Godspeed You! Black Emperor

Sean Kuti & Egypt 80

Sean Kuti & Egypt 80

Junkfood

Junkfood

Junkfood

Junkfood

Black Lips

Black Lips

Hospitality

Hospitality

Mark Eitzel

Mark Eitzel

Dum Dum Girls

Dum Dum Girls

Joana Serrat

Joana Serrat

Grouper

Grouper

Juana Molina

Juana Molina

Angel Olsen

Angel Olsen

Cloud Nothings

Cloud Nothings

BSBE “BSBE3″

BSBE

BSBE3

42 Records

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Tra le bands italiane apparse sulla scena negli ultimi anni, i romani BSBE – ovvero i Bud Spencer Blues Explosion, nome che ovviamente gioca con quello del gruppo di Jon Spencer, riadattandolo ad uno scenario nostrano – sono indubbiamente tra quelle che maggiormente hanno trovato i favori del pubblico, diventandone subito dei beniamini. Merito d’infuocatissime esibizioni live e di un suono che parte dal blues per inglobare sonorità più dure e selvagge, in canzoni di forte impatto. Il nuovo disco, BSBE3, prodotto da Giacomo Fiorenza (Offlaga Disco Pax, Moltheni, Giardini di Mirò), vede il due formato da Adriano Viterbini (voce, chitarra) e Cesare Petulicchio (batteria, percussioni) impegnato nel tentativo di mettere su nastro proprio tutta l’energia delle loro esibizioni live. Overdubs ridotti al lumicino, nessun ospite, registrato in studio come se si fossero trovati sulle assi di un palco. Questo approccio diretto e viscerale lo si sente in maniera massiccia, anche se poi non impedisce alle varie canzoni di esprimersi attraverso sfumature ed angolazioni diverse. Come sempre cantate in italiano – ed immagino non sia affatto facile adattare la nostra lingua a musiche del genere – le loro canzoni esprimono un ampio spettro d’influenze e rimandi, ma sono poi capaci di cristallizzarsi in un sound ormai riconoscibile quale loro. Ovviamente, il ricordo di altri famosi duo degli ultimi anni è praticamente ineludibile: in No Soul qualcosa dei Black Keys di mezzo è facile sentirlo, mentre un pezzo quadrato e dalle sfrigolanti parti chitarristiche come Camion, con tanto di break indianeggiante, pare uscita dalla penna di Jack White. Molto bella Miracoli, un pezzo che potrebbe piacere ai fan dei QOTSA; quasi affondato nella psichedelia lo slow blues di gusto doorsiano Croce; palesemente hendrixiana, di certo una presenza importante nella loro musica, la mirabolante Rubik. Ma un po’ tutto il disco martella con riff blues incessanti (Mama, poi ripresa come ballata alla fine, Inferno Personale), boogie fiammeggianti tra ZZ Top e stoner (Hey Man), attraverso un funambolismo chitarristico che, nei suoi momenti più eccessivi, sfiora la pirotecnia di Tom Morello (Duel). Insomma, un buon disco di conferma, e se le ultime cose dei Black Keys vi hanno lasciato con l’amaro in bocca, pur evidenziate tutte le differenze, magari proprio i BSBE sapranno trovare il modo di consolarvi.

Lino Brunetti

THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE “Revelation”

THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE

Revelation

A Recordings Ltd./Goodfellas

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Da anni, ad ogni appuntamento discografico, i Brian Jonestown Massacre di Anton Newcombe non fanno altro che rimescolare le carte, offrendo ad ogni tornata discografica una nuova faccia della loro visione psichedelica a 360°. Revelation, loro quattordicesimo album, interamente concepito e registrato nel loro studio di Berlino, non fa eccezione. Stavolta si presentano come quintetto, con Newcombe affiancato da un vecchio membro della formazione quale Ricky Maymi, nonché da Constantine Karlis, Ryan Van Kriedt e Joachim Alhund. Proprio quest’ultimo figura alla voce nel pezzo, cantato in svedese, che apre le danze, la ritmata Vad Hände Med Dem?. Rispetto ai due dischi precedenti, in quest’ultimo, sia la forte componente groovata, che certi arrangiamenti elettronici, si sono molto ridimensionati. Ne rimane qualcosa nell’ipnosi di pezzi come Duck And Cover, Memorymix, Xibalba, quasi una sorta di personale rivisitazione di certe sonorità kraut-rock, riadattate però con mood pigro e piacevolmente stonato. A questo gruppo di canzoni si potrebbe aggiungere anche Food For Clouds, in bilico tra sentori lounge ed una vaga memoria Clash. Più in linea con quello che ci si aspetterebbe da loro comunemente il resto della scaletta: pezzi come Goodbye (Butterfly) e, soprattutto, What You Isn’t paiono uscire dal canzoniere di dei Rolling Stones in salsa oppiacea psichedelica; Unknown è uno psych-folk elettroacustico che piacerà ai fan di Barrett; Memory Camp, days, weeks and moths e Nightbird si palesano quali ballate lisergiche; Second Sighting ha una leggerezza folk pastorale; Fist Full Of Bees si muove pigra ed assonnata tra fondali fiatistici ed un’atmosfera ovattata. Nell’insieme, i Brian Jonestown Massacre si confermano maestri in questo tipo di musica, anche se c’è da dire che rispetto ad altre volte, queste nuove canzoni faticano a lasciare veramente il segno e a farsi ricordare. Un buon disco ma non memorabile insomma, anche se, ovviamente, nulla che possa intaccare il loro culto assoluto.

Lino Brunetti

THE DREAM SYNDICATE live @ Live, Trezzo d’Adda – 5 maggio 2014

THE DREAM SYNDICATE

LIVE

TREZZO D’ADDA (MI)

5 MAGGIO 2014

A troppi, l’anno scorso, era rimasto l’amaro in bocca a causa dell’essere rimasti fuori da un Bloom stipatissimo, in occasione del ritorno in Italia dei mitici Dream Syndicate che, stavolta, è stata scelta la più capiente sala del Live di Trezzo. L’affluenza di pubblico è buona, ma non ci troviamo di fronte all’atteso sold out questa volta. Poco male, Steve Wynn, in giacca rossa e cravattino, è comunque sorridente ed in grandissima forma. Scherza dicendo di aver visto fuori dal locale il banchetto con le magliette tarocche, manco fossero i Rolling Stones e ci ricorda l’avvenimento che ci troviamo a festeggiare: proprio la prima settimana di maggio di trent’anni prima, era il 1984, usciva infatti uno dei loro dischi più amati – quantomeno qui da noi – il celeberrimo The Medicine Show. Negli anni, mi è capito di vedere Wynn dal vivo innumerevoli volte, con le più disparate formazione e mai, dico mai, sono uscito deluso. Un concerto dei Dream Syndicate è però un’altra cosa; era stato evidente l’anno scorso, lo è stato ancora di più in quest’occasione in cui sono parsi incredibilmente ancora più determinati. Jason Victor, alla chitarra, si è confermato un validissimo sostituto sia di Karl Precoda che di Paul B. Cutler, riuscendone a miscelare gli stili, ma offrendo nel contempo un proprio tocco personale. Sta forse nella metronomica e martellante sezione ritmica di Dennis Duck – l’uomo che ha suonato ogni nota in ogni disco ed in ogni show dei DS, lo presenta Wynn – e Mark Walton la peculiarità di un suono che, bypassando qualsiasi legittimo sentire nostalgico, ancora oggi è vivo e potente come non mai: il loro incedere inesorabile fa da solide fondamenta al lirismo acido delle chitarre, a quel miscuglio inestricabile di rock metropolitano, psichedelia lisergica e punk, passato alla storia come Paisley Underground. A salire per primo sul palco è Victor: il lungo feedback di chitarra che lascia fluire dagli amplificatori è una sorta di chiamata alle armi, l’intro di quel capolavoro intitolato When You Smile. E qui arriviamo al motivo vero per cui un loro concerto non può che dirsi sempre e comunque memorabile: le canzoni dei DS sono ancora oggi semplicemente bellissime, dei classici ormai, e una loro scaletta, per i numerosi fan della formazione, suona praticamente come composta esclusivamente da singoli. Il nucleo dello show stasera è ovviamente The Medicine Show, suonato per intero ed in sequenza, non prima però di aver buttato lì due versioni devastanti di That’s What You Always Say e Forest For The Trees: chiaramente, seguendone la scaletta, manca l’effetto sorpresa, ma come ci si può lamentare quando sfilano pezzi come Burn, Merritville, la title track stessa o Bullet With My Name On It? L’apoteosi ovviamente sta nella lunghissima e come sempre visionaria John Coltrane Stereo Blues, stasera particolarmente efficace nell’alternare momenti di ferocia assassina ad altri di liquida psichedelia blues. La generosità di Wynn e soci è però ben nota, non sono amanti delle sveltine loro, e così lo spettacolo continua, finendo col superare le due ore. C’è spazio per pezzi tratti da tutti i loro rimanenti tre album: dall’esordio arrivano alcuni dei brani più selvaggi, canzoni come The Days Of Wine And Roses, Definitely Clean, una poderosa, velvettiana e rumorosa Halloween; da Out Of The Grey estraggono Now I Ride Alone ed un’immancabile, sempre evocativa Boston; dal mitico Ghost Stories The Side I’ll Never Show, il blues di See That My Grave Is Kept Clean e la ballata noir When The Curtain Falls. A questo punto ci sarebbe pure di che essere soddisfatti, ma c’è un’ultima sorpresa a saltare fuori dal cilindro, una travolgente versione di Rock’n’Roll dei Velvet che, oltre che un omaggio a Lou Reed, suona proprio come la quadratura del cerchio. Serata perfetta, concerto della madonna!

Lino Brunetti

MICHAEL GIRA, PALL JENKINS, KURT VILE, MARK KOZELEK live @ Milano

MICHAEL GIRA

BLOOM

MEZZAGO (MI)

28 MARZO 2014

KURT VILE + PALL JENKINS

BIKO

MILANO

3 APRILE 2014

MARK KOZELEK

BIKO

MILANO

6 APRILE 2014

Nel giro di poco più di una settimana, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, il pubblico milanese ha avuto modo di assistere alla performance di quattro tra gli artisti più amati in circolazione, nella tipica veste raccolta e intima delle performance acustiche. Ad aprire le danze di questo tutto immaginario “festival acustico” è stato Michael Gira, sulle assi del palco dello storico Bloom di Mezzago. Abituati alla deflagrante violenza del suono dei suoi Swans, uno potrebbe anche rimanere spiazzato da un tipo di performance del genere. In realtà, Gira è un songwriter originale e di prima grandezza – lo ha dimostrato negli anni, sia con gli Swans, che con gli Angels Of Light, nonché con le sue raccolte soliste – ed in questa versione voce più chitarra acustica non fa che sottolinearlo, dando tutto il risalto possibile alla grana delle sue canzoni, alle insondabili profondità della sua voce, ad un repertorio che mantiene un magnetismo spesso raggelante anche senza dover ricorrere al temibile suono della sua band. Il carisma di un personaggio come Gira è infatti innegabile: basta praticamente la sua presenza ha creare un mood e a predisporre l’animo a lasciarsi stregare da canzoni come Jim, My True Body, Helpless Child, Love Will Save You, Piece Of The Sky o God Damn The Sun. Per un’ora e mezza si rimane come sospesi in un mondo oscuro, un mondo dove non serve neppure capire a pieno le parole, ma solo abbandonarsi ad una voce profonda che, come guida per ascendere dalle tenebre alla luce, non potrebbe essere più perfetta. Sold out annunciato quello per l’accoppiata Pall Jenkins Kurt Vile nel Biko, locale in effetti fin troppo piccolo per l’evento, posto in periferia di Milano. Coda chilometrica fuori dalle sue porte, un palchetto basso basso che impediva a chi non era in prima fila di vedere qualsiasi cosa ed un’organizzazione non proprio impeccabile, hanno creato qualche piccolo malumore, anche se poi, facendo sedere buona parte del pubblico in terra, la situazione s’è infine aggiustata. Il leader dei Black Heart Procession – anche con l’aiuto di pedali e di una drum machine – ha presentato le canzoni del suo nuovo progetto allestito con Larry Yes (The Yukon Dreams), canzoni che come sempre veleggiano sulle ali della malinconia ma che qui si sono colorate anche di folk e di un classicismo sixties pop per certi versi inedito nel suo canzoniere. Una quarantina di minuti circa di gran bella musica. Il grosso del pubblico era qui però per Kurt Vile, coccolatissimo astro nascente del cantautorato U.S.A., forte tra l’altro di un album riuscitissimo quale Wakin On A Pretty Daze, seguito dell’altrettanto interessante Smoke Ring For My Halo. In realtà, il sottoscritto ritiene Vile un songwriter un po’ sopravvalutato e ancora troppo monocorde, decisamente più bravo nell’allestimento di un sound che si allarga ad inglobare un po’ di psichedelia, piuttosto che realmente capace di scrivere canzoni che restino. La sua performance per voce e chitarra acustica (e banjo in un brano), pur non avendomi proprio deluso, ha confermato i miei dubbi: senza il suono della band, non tutte le canzoni riescono a spiccare come dovrebbero e pure la voce un po’ strascicata e senza grandi guizzi non ha aiutato. Pochissime vere emozioni e non certo lo show di uno che viene accreditato quale uno dei migliori cantautori della sua generazione. Certo, pezzi come Smoke Ring For My Halo o Wakin On A Pretty Day, tra le altre, mostrano un indubbio talento, ma su di lui non me la sento di sciogliere le mie riserve. Canzoni grandissime senza sé e senza ma, invece, quelle di Mark Kozelek, protagonista pochi giorni dopo, sempre al Biko, di un concerto svoltosi all’insolito orario delle 20. Il recente Benji a nome Sun Kil Moon è uno dei dischi più belli della sua lunga carriera, e nelle quasi due ore di concerto questo disco è stato non poco saccheggiato. Personaggio assai particolare Kozelek, assai ciarliero sul palco, ma sempre un po’ spigoloso, pungente e sarcastico anche nei confronti del pubblico (con pure qualche scivolamento politicamente scorretto di dubbio gusto), capace poi però di spezzarti il cuore con le sue storie disperate, con le sue melodie intrise di struggente malinconia, con l’asciutezza livida di folk songs che non concedono attennuanti in primis a loro stesse ed al loro autore. Ce ne ricorderemo a lungo, insomma, di queste due ore passate con uno dei personaggi più controversi ma intensi del rock degli ultimi vent’anni.

Lino Brunetti

Pall Jenkins © Lino Brunetti

Pall Jenkins © Lino Brunetti

Kurt Vile © Lino Brunetti

Kurt Vile © Lino Brunetti

MOGWAI live @ Alcatraz, Milano – 31 marzo 2014

MOGWAI

ALCATRAZ

MILANO

31 MARZO 2014

Negli anni, mi è capitato di vedere dal vivo gli scozzesi Mogwai diverse volte, fin dai loro esordi, ma quando penso ad un loro concerto, inevitabilmente me ne viene in mente uno che tennero all’ormai defunto Rainbow di Milano, ormai tanti anni fa: i volumi di suono e la potenza che vennero sprigionati dal palco in quell’occasione furono tali che, ricordo bene ancora oggi, il pubblico un po’ alla volta si spostò verso il fondo del locale, nel tentativo di difendersi dalle sciabolate di white noise provenienti dal palco. Un’esperienza sensoriale al limite del dolore vero, una di quelle cose che provata una volta non la dimentichi più. Oggi, quei Mogwai lì non esistono quasi più, se non a tratti, quasi a testimoniare il fatto che, al contrario del luogo comune che li vuole sempre uguali a loro stessi, negli anni la loro musica ha continuato a cambiare e ad affinarsi, magari tramite la politica dei piccoli passi. Il recente, ottimo Rave Tapes, addirittura rinuncia quasi totalmente alle loro ondate e ai loro crescendo mastodontici, lavorando per sottrazione, giocando più sulla creazione di atmosfere che non possono che essere definite introspettive. In qualche modo, è quello che si è visto anche sul palco dell’Alcatraz, dove il quintetto di Glasgow ha offerto le varie facce della propria espressione musicale, ricorrendo però meno che al solito all’offensiva chitarristica. Scaletta varia che, pur concentrandosi soprattutto sugli ultimi due album – quattro pezzi ciascuno – ha finito col saccheggiare quasi tutta la propria discografia. In alcuni momenti – diciamo quelli più pop, i rari in cui compare la voce – a livello di mood si sono avvicinati a certe cose a là Sigur Ros. Ottimo il modo in cui in diversi pezzi hanno lavorato sui suoni, miscelando con chirurgica precisione chitarre, tastiere, ritmi ed elettronica. I momenti a mio parere più emozionanti sono stati però tre ben precisi: il crescendo epico, sia pur privo di rumore, ed anzi affidato alle tastiere, della bellissima Remurdered; il vibrare potentissimo di tre chitarre e un basso distorti in Rano Pano, arrivato ad interrompere una sequenza iniziale più atmosferica; i classicissimi pianissimo/fortissimo di una sempre sconvolgente Mogwai Fear Satan, anche in un caso come questo in cui s’è fermata sui dieci minuti anziché andare avanti almeno per il doppio del tempo, come accaduto in altre occasioni. Un’ora e quaranta di grande musica, che ancora non smette di essere visionaria ed evocativa, oggi come oltre quindici anni fa.

Lino Brunetti

mogwai