THE MANTRA ATSMM “Ghost Dance”

THE MANTRA ATSMM

Ghost Dance

Rare Noise/Goodfellas

THE MANTRA ATSMM (che sta per Above The Spotless Melt Moon), sono un quartetto napoletano, già fattosi notare in passato per un EP ed un primo album pubblicati dall’inglese Rare Noise. Ghost Dance è quindi il loro secondo full lenght ed è qui a riconfermare, quando non a rilanciare, quanto di buono avevano fatto vedere in passato. Le radici del loro suono rimangono quelle esposte nei lavori precedenti: il post-rock, una certa fascinazione per il prog inglese, il rock visionario di Jeff Buckley, quest’ultimo evocato soprattutto dalle linee vocali di una sempre bravissima Adriana Salomone. Iniziano ad esserci però dei cambiamenti nel loro pentagramma. Innanzitutto, mi pare che in queste nuove canzoni abbiano ricercato se non una maggior semplicità, quantomeno il desiderio di suonare più diretti e concisi, di far respirare un po’ di più le melodie e di giostrare gli arrangiamenti in modo più funzionale. In seconda istanza, hanno tentato d’inserire in maniera organica elementi come l’elettronica, preponderante ad esempio in un pezzo come Slow Motion, la cui prima parte sembra estrapolata dall’era malinconica del trip-hop, prima che nella coda ci si abbandoni platealmente al beat. Un pezzo come Constellations si fa notare sia per il bel tessuto sonoro (pianoforte, delle ottime chitarre) che, soprattutto, per un refrain che verrebbe quasi da dire pop. Rispetto a certe loro cose del passato, Death Baby Chicco ha una struttura decisamente più classica e da rock song, mentre pezzi come Heads Or Tails, Trieste e Blue Army si pongono in un crocevia dove reminiscenze post, impennate buckleyane, incastri prog-radiohediani e peregrinazioni space, si fondono prendendo posto al centro del palco. Non male anche quelle che potremmo considerare le ballate del disco: la liquida, pinkfloydiana e notturna The Wolf, la sognante Harlequin e la conturbante chiusa di Manao Tupapau. Rimangono una band interessante The Mantra ATSMM, abbastanza distanti da ciò che va per la maggiore oggigiorno e, forse anche per questo, nonostante qualche prolissità qui e là, un ascolto tutto sommato fresco e coinvolgente.

Lino Brunetti

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