IL DISORDINE DELLE COSE “La Giostra”

IL DISORDINE DELLE COSE

La Giostra

Cose In Disordine Dischi/Audioglobe

Basta una semplice occhiata all’artwork e alla confezione in cui è inserito il CD, per rendersi conto di quanto impegno e passione IL DISORDINE DELLE COSE mettano in quello che fanno: fatto in cartoncino, con un formato 14×19 e con all’interno un libretto con i testi e delle bellissime foto del paesaggio islandese – l’album è stato registrato poco fuori Rejkjavik, nello studio dei Sigur Ros – l’involucro è specchio della sostanza contenuta qui dentro. Il Disordine Delle Cose è un sestetto piemontese, attivo dal 2007 e con già un disco alle spalle che gli ha permesso di girare in tour con gruppi come Marlene Kuntz, Perturbazione, Paolo Benvegnù. A tre anni da quell’esordio, escono ora con La Giostra, opera per la quale hanno pure fondato la loro etichetta personale. Poco fa abbiamo citato l’Islanda; per iniziare a metter giù le coordinate del loro suono, le latitudini del nord Europa indubbiamente sono un riferimento importante. Nella loro musica, infatti, convivono mirabilmente sia le sonorità di un gruppo come i Sigur Ros – dichiaratamente una delle loro band preferite – che quelle del pop-rock e del cantautorato italiano. Si può anzi dire che, proprio in questo melange, risiedano i motivi d’apprezzamento per la loro proposta. Sono canzoni introspettive ed avvolgenti quelle de Il Disordine Delle Cose, arrangiate con cura certosina attorno ai testi, dotati di qualità anche letteraria, di Marco Manzella, e contrassegnate dai suoni del pianoforte e degli archi, con ulteriori sfumature date da tromba, trombone, harmonium, glockenspiel, metallofono. Dicevamo quindi della loro abilità a mescolare elementi italiani e nordeuropei: il primo elemento lo si ritrova nella scansione delle melodie, nella metrica dei testi, nel tono pop vicino a quello di una band quale gli Amor Fou (abbastanza palesemente evocati in un brano come Addio e qui e là lungo la scaletta), il secondo in un uso evocativo ed impressionista delle campiture strumentali (a mò d’esempio, ascoltatevi il tessuto sonoro dell’ottima title-track, dove tra l’altro collabora il noto quartetto d’archi delle Amiina). Forse, in un album lungo quasi un’ora e composto da quattordici canzoni, sarebbe stato lecito aspettarsi qualche variazione d’atmosfera e un po’ di movimento in più (si discostano in parte dal mood generale solo la più ariosa Marionette, la cadenzata La Preda ed uno strumentale intitolato Improvvisazione n.9), ma anche così La Giostra è un album largamente riuscito, che mi auguro faccia conoscere il nome di questa band ad un pubblico il più ampio possibile.

Lino Brunetti

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