JOWJO “Out Of The Window Into The House”

JOWJO

Out Of The Window Into The House

Riff Records

Fino ad oggi, Sergio Carlini è stato conosciuto essenzialmente quale chitarrista e compositore nei Three Second Kiss, una delle migliori band hardcore-punk italiane. Oggi è lui che si nasconde dietro l’enigmatica ed onomatopeica sigla JOWJO. In questa nuova avventura è un diverso lato della personalità artistica di Carlini a venire alla luce, un lato più quieto, rarefatto, introspettivo e cinematico. E’ musica interamente strumentale quella contenuta in Out Of The Window Into The House, costruita attorno alla sei corde acustica o elettrica del leader, ma non solo ad essa relegata, visto l’importantissimo apporto del violinista Giovanni Fiderio innanzitutto (già in bands quali Tapso II e Mushrooms), ma anche di altri validi collaboratori quali Stefano Pilia (Massimo Volume, ¾ Had Been Eliminated, alla chitarra in un brano), Paolo Iocca (Franklin Delano, Blake e/e/e, Boxeur The Coeur, al banjo e ai pedali) e Julien Fernandez (Chevreuil, Passe Montagne, alla batteria). Le basi di partenza sono il folk ed il finger-picking indefinibile di giganti quali John Fahey e Robbie Basho, ma da lì, Carlini e compagni, partono per esplorazioni a ben più largo raggio di quanto potrebbe apparire ad un primo ascolto. Nel dialogo fra le sei corde ed il violino e la viola di Fiderio è riscontrabile lo sconfinamento in territori che di volta in volta assumono le fattezze dell’avant-folk, del minimalismo, con qualche passaggio addirittura cameristico. Ascoltatevi in questo senso un’accoppiata fantastica quale Il Seme Sui Sassi Non Cresce e Fiddler, con pure l’apporto del banjo folk di Iocca a dare ulteriore speziatura al piatto. Oppure sentitevi la Strains con cui il disco si chiude, con una viola dissonante che, inevitabilmente, non può che portare alla mente quella di John Cale nei Velvet Underground. Nei due brani in cui compare la batteria di Fernandez si allarga ancora un po’ lo spettro musicale: Ancora Nessun Messaggio è convulsa e nervosa e porta il germe del post/math-rock di bands quali June Of 44 o Gastr del Sol; Crispy Garanteed è invece attraversata da un più marcato spirito avant, tanto che oltre alla band di Grubbs e O’Rourke, m’ha fatto venire in mente un gruppo mai dimenticato quale i San Agustin. E’ un disco, questo, che, pur dotato di grande coerenza interna, si muove, come abbiamo visto, in più direzioni. Il suono è eccezionale – merito anche della masterizzazione di Bob Weston degli Shellac – ed il piacere d’ascolto è assicurato. Gran bell’album in assoluto, per i fan degli artisti citati ovviamente è un must.

Lino Brunetti

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