GIARDINI DI MIRO’ “Good Luck”

GIARDINI DI MIRO’

Good Luck

Santeria/Audioglobe

Da sempre la band post-rock italiana per eccellenza, col tempo i GIARDINI DI MIRO’ hanno varcato con gloria i confini nazionali, tanto che negli ultimi tempi hanno suonato molto più in Europa – Germania soprattutto – che in Italia. Il loro precedente disco – bellissimo, chi non lo ha dovrebbe proprio recuperarlo – era un lavoro completamente strumentale, nato come sonorizzazione del film Il Fuoco di Giovanni Pastrone, da cui prendeva anche il titolo. Un lavoro pressoché perfetto, evocativo in maniera straordinaria, funzionante in maniera sublime come supporto alle immagini ma dotato di vita propria e dalla bellezza miracolosamente intatta anche senza di esse. Furoni in molti i commentatori che lo videro addirittura come il miglior lavoro della formazione, così che c’era una certa attesa per il loro ritorno ad un disco di canzoni. Good Luck è nato in maniera un po’ diversa dal solito modus operandi dei Giardini Di Mirò: anziché fuoriuscire da un’unica, dedicata session di lavoro, è un disco messo assieme in un periodo piuttosto lungo, attraverso diverse sessioni separate dal tempo, forse neppure concepite all’inizio come sedute per dar vita ad un nuovo disco. Come che sia, il risultato è ottimo. Seppur sempre visibili, le radici post-rock del loro suono, si sono col tempo arricchite di mille influenze, che siano esse passaggi odoranti new wave, trame d’ombroso cantautorato crepuscolare, l’attitudine a pennellare melodie di sapore pop. Il disco si apre sulle trame acustiche e malinconiche di Memories, seguita invece dalla propulsiva Spurious Love, attraversata da fantastiche chitarre Godspeed e contornata da un’epica wave primissimi U2. E se Ride espone un carattere nervoso e chitarristico, There Is A Place è una magistrale ballata al plutonio, orchestrata magistralmente attraverso il dialogo tra violino, tromba e chitarre, nonché resa memorabile dall’interpretazione di Sara Lov dei Devics. Il più puro post-rock di matrice mogweiano appare nell’unico strumentale in scaletta, la title-track, dove i topos del genere vengono ripercorsi con comunque fresca autorevolezza. Uno dei pezzi migliori in scaletta è Rome, sorta di oscura murder ballad cantautorale, con uno svolgimento tale da farla sfociare in un deliquio di lirismo ed elettricità rock. Per contrasto, la successiva Time On Time, è il pezzo più pop in scaletta, ancorché servita in salsa wave, mentre la lunga e conclusiva Flat Heart Society è il pezzo che più di tutti ingloba le atmosfere cupe e dark che facevano bella mostra in Il Fuoco, per una ballata ombrosa ed apocalittica di rara efficacia.

Lino Brunetti

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HEIKE HAS THE GIGGLES “Crowd Surfing”

HEIKE HAS THE GIGGLES

Crowd Surfing

Foolica/Audioglobe

Avevano esordito un paio di anni fa con Sh, gli HEIKE HAS THE GIGGLES, un disco frizzante e propulsivo, riccamente stipato di canzoni a pronta presa. Raddoppiano oggi con Crowd Surfing, il nuovo album che riaggiorna la loro ricetta fatta di melodia e vivacità. Power trio guidato dalla voce e dalla chitarra di Emanuela Drei (anche autrice di tutte le canzoni) e completato dal bassista Matteo Grandi e dal batterista Guido Casadio, gli Heike Has The Giggles stipano in meno di mezz’ora ben undici canzoni in bilico tra indie-rock punkettoso, pop energetico ed una piccola spruzzata di new wave, in qualche sporadico passaggio. Al centro della scena ci sono sempre le melodie cantate con fare sicuro da Emanuela ed i riff elettrici della sua chitarra. La sezione ritmica asseconda, infondendo il giusto dinamismo all’impalcatura essenziale delle canzoni. La scrittura è mediamente efficace e anche l’esecuzione convinta e convincente. Certo, si può eccepire sul fatto che le variazioni qui dentro siano davvero poche, che la formula si ripeta più o meno invariata lungo tutta la scaletta (qualche sfumatura che balza all’occhio? Il feeling sixties di Dear Fear, un maggiore accento wave nell’ottima Next Time, qualche timido rallentamento in brani che potevano diventare delle ballate, donando una maggior varietà d’atmosfere). Bisogna però contestualizzare: questo è un disco fatto da tre ragazzi giovanissimi, concepito non per rivoluzionare, ma piuttosto per dare una bella botta d’energia ad una generazione di coetanei che giusto di quello ha bisogno. Sia pur nella loro semplicità, i testi di queste canzoni, qualche piccolo disagio e problematicità la esprimono; questa musica così diretta, immediata, incalzante, in qualche modo, tenta di essere un balsamo lenitivo.

Lino Brunetti

THE BRADIPOS IV “Live At KFJC Radio!!”

THE BRADIPOS IV

Live At KFJC Radio!!

Freak House-Full Heads/Audioglobe

Considerati da più parti tra i principali esponenti della musica surf-garage in Italia ed in Europa, i BRADIPOS IV sono un gruppo casertano con una quindicina d’anni di carriera alle spalle. E se di album ne hanno approntati solo un paio (Instromania e Surf Session) di certo non si son fatti mancare un’intensa attività live, con la quale hanno infuocato i palchi del vecchio continente. Però, in fondo, diciamocelo, quale potrebbe essere davvero il sogno di una band dedita alla surf music, se non quello di suonare nella patria del genere, ovvero la California? Nell’estate 2011, per i Bradipos IV, il sogno è però diventato finalmente realtà: primo tour americano, con dieci date in California, sull’asse che da San Francisco va a San Diego. Ed è proprio in occasione di questo tour che è nato questo nuovo album live. Le cose sono all’incirca andate così: Phil Dirt, famosissimo DJ di musica surf, da anni fan della formazione, ha l’idea, specie dopo aver visto uno dei loro show, d’invitarli a suonare presso gli studi della KFJC, storica emittente radiofonica di Los Altos Hill. Contatta così la collega Cousin Mary e organizza la cosa. Quello che è avvenuto, lo si può sentire oggi in Live At KFJC Radio!!, dischetto svelto e conciso che, a dispetto di una registrazione non proprio dinamica ed in alta fedeltà (il tutto è stato riversato, ovviamente in presa diretta, su un basico due piste e poi semplicemente mandato in masterizzazione), difficilmente vi farà tenere incollato il culo alla poltrona. Sono un gruppo di genere i Bradipos IV, non si discostano dai topos della surf music e non tentano nessuna operazione modernista, questo è palese. Ma se quel suono fa parte del vostro DNA e siete in cerca di puro e sano divertimento, be’, tranquilli allora, con loro non mancherà di certo. Più o meno equamente diviso tra cover ed originali autografi, in meno di mezz’ora, Live At KFJC Radio!! allinea nove brani, affidando l’apertura ad un medley composto da Everybody Up/Malaguena/Latin’ia e poi spandendo sul suo percorso eccitanti riletture surf di A Fistful Of Dollars di Morricone, di Carmela di Sergio Bruni, della A Shot In The Dark di Henry Mancini, ma anche infuocati brani propri come le bellissime Mysterion e L’Inseguimento. L’abilità tecnica non gli manca e neppure il gusto di saper metter i suoni nei punti e nel modo giusto. Dovessero passare dalle mie parti, di certo non mancherò di esserci!!

Lino Brunetti

GARDEN WALL “Assurdo”

GARDEN WALL

Assurdo

Lizard

Nome Storico del prog italiano, i GARDEN WALL capitanati da Alessandro Serravalle giungono al notevole traguardo dell’ottavo album. Poco importa se il loro è un ambito di nicchia, perché chi ha avuto la fortuna di incrociare il loro percorso si è quasi sempre imbattuto in musica fatta con il cuore per la testa. Cerebrali quasi fino all’eccesso tanta è la cura maniacale che viene fuori da queste tracce, un’assoluta padronanza di quello che è il progressive rock, la fusion, il metal e il jazz, senza però andare dal lato stucchevole della barricata. Non è un mero esercizio di stile questo, perché le combinazioni soniche dei Garden Wall lasciano spesso a bocca aperta. Quando ti aspetti un solo di chitarra ne arriva uno di violino, quando ti stai rilassando sobbalzi strattonato da ritmi metallici e growl sovrumani, tutto è messo a disposizione dell’ascoltatore, apparentemente in ordine sparso, ma la sintesi finale è, credetemi, un’altra. Un disco sorprendente perchè il primo ascolto è come se foste andati a vedere un thriller del quale non riuscite nemmeno per un attimo ad immaginarne la fine.

Daniele Ghiro

CLAN BASTARDO “Clan Bastardo”

CLAN BASTARDO

Clan Bastardo

This Is Core Music

Dalla Campania quattro brutti ceffi cresciti a pane e punk che non vanno molto per il sottile e non cercano di rivoluzionare nulla, almeno in campo musicale. Molto vicini allo sporco rock’n’punk dei Rancid, il gruppo che ha più punti di contatto con loro, ma anche NOFX e compagnia bella. Pezzi brevi e tirati, senza un attimo di pausa, con le chitarre al collo che arrivano alle ginocchia, gambe aperte e urla nel microfono. I due fratelli Pino ed Enzo Di Guglielmo, coadiuvati da Dino Magnotta e Stew Page, sono scugnizzi di casa nostra che sognano la California, niente pose, solo rock’n’roll. Genuini e chiaramente derivativi, nessuna novità all’orizzonte ma in dischi come questo di originalità non ve ne è alcun bisogno, è sufficiente attaccare la spina agli amplificatori e sudare. I CLAN BASTARDO ci riescono nel migliore dei modi, dando vita a quattordici scheggie di italianissimo punk.

Daniele Ghiro

ILENIA VOLPE “Radical Chic Un Cazzo”

ILENIA VOLPE

Radical chic un cazzo

DiscoDada/Venus

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Dopo un percorso tortuoso, fatto di interessanti collaborazioni con artisti più o meno noti della scena alternativa italiana, di prestazioni su svariati progetti, di alcune paure che si sono manifestate in un tentantivo di abbandono, finalmente ILENIA VOLPE riesce a giungere al debutto su disco sotto la guida illuminante (soprattutto in termini proprio di resa sonora) di Giorgio Canali, un monumento della musica indipendente italiana. Lei è una timida ragazza che a guardarla sembra una novella Patti Smith, e la sua ugola è decisamente versatile, sia nella dolcezza che nelle furiose incazzature. La mia professoressa di italiano (è una grandissima stronza, è una grandissima puttana) lo urla con convinzione nell’urticante singolo, e l’album alterna sapientemente momenti di tranquilla canzone cantautorale italiana (Mondo Indistruttibile), a chitarre che alzano drasticamente l’asticella del volume per fiondarsi su un punk rock di notevole fattura (Indicazioni per il centro commerciale, Prendendo un caffè con Mozart). Riprende in maniera strepitosa Direzioni Diverse del Teatro Degli Orrori, poi si sente l’anima e l’amore per la musica in un brano come Preghiere, dove il cuore pulsante di una cantautrice esplode e fa capire di che pasta è fatta.

Daniele Ghiro