-(16)- “Deep Cuts From Dark Clouds”

-(16)-

Deep Cuts From Dark Clouds

Relapse

Non c’è alcun bisogno di andare a creare nuove sonorità o inserire inutili orpelli, non c’è alcun bisogno di mettere la nostra musica al servizio del mainstream (come hanno fatto i Mastodon per esempio), non c’è alcun bisogno di spostarsi dalle nostre posizioni. Questo devono aver pensato Cris Jerue e soci nel mettere insieme il loro sesto album, perché la staticità delle loro composizioni non lascia spazio a nient’altro. Il loro possente e micidiale approccio alla musica è immutato e immutabile, se desiderate novità rivolgetevi altrove, se intendete rilassarvi avete sbagliato disco, se urge un momento di gioia e spensieratezza fate una drastica inversione a U. Qua dentro è tutto nero, al massimo grigio scuro, e lo si capisce immediatamente dalla partenza bruciante di Theme From “Pillpopper” con le loro bocche da fuoco già immediatamente allineate e …ready for border! Riff serrati che tolgono il fiato e dai rallentamenti paurosi (Parasite), basso killer pulsante e un assalto sonico senza paragoni (Her Little “Accident”), durissimi e lenti fino all’esasperazione, momenti che ti aspetti finalmente un’accelerazione liberatoria e invece no, loro non te la concedono (Bowels Of A Baby Killer). C’è una cattiveria che è propria del gruppo e se avete avuto la fortuna di vederli dal vivo ne capirete il motivo. Io li ho visti due volte, una davanti a centinaia di persone e l’altra davanti a pochi fans: beh, non è cambiato assolutamente nulla, Cris è un animale che non si risparmia, suonare davanti a 30 persone a lui non importa, la sua intensità, la sua fede, i suoi rantoli saranno sempre esageratamente gli stessi. Ecco perché amo questa band, amo la loro attitudine e non me ne frega un cazzo che il disco a qualcuno possa sembrare tutto uguale, per me va bene così. E poi, se proprio vogliamo vedere, qualcosa che si muove c’è: The Sad Clown è più veloce della media, se non altro per una chitarra che spacca a ripetizione, Ants In The Bloodstream le formiche te le fa effettivamente circolare nelle vene, Beyond Fixable è la più “accessibile”, oserei dire melodica, per quanto si possa discernere sul concetto di melodia nella musica dei 16. E poi che dire della conclusiva Only Photographs Remain?: la For Those About To Rock dei 16 (ah ah ah), un anthem sinistro e coinvolgente e mentre l’ascolto la immagino nella sua versione live e mi scricchiolano già le ossa. Averne di gruppi così. Nessuna luce alla fine del tunnel.

Daniele Ghiro

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...