SURGERY “Reset”

SURGERY

Reset

Altipiani/Audioglobe

Un’immagine live alla Slipknot, frutto delle maschere create da Sergio Stivaletti, collaboratore degli effetti speciale per Dario Argento, una produzione cristallina ed affilata alla perfezione, una sequela di riff pesantissimi presi a prestito dai Rammstein, una sezione ritmica da dancefloor estremo, una ridda di effetti sonori e sintetizzatori, due voci, maschile e femminile, che si sovrappongono uno all’altra, l’italiano usato come lingua principale ma con l’inglese sempre presente. Questi sono i Surgery, da Roma, al loro terzo disco. Una musica dalla glaciale precisione chirurgica, un incubo industriale con ritmiche che strizzano l’occhio al dubstep, infarcite di robuste iniezioni noise. Le loro sono canzone che procedono marziali su binari infiniti (Fino All’ultimo Respiro) piacevoli anche se alla lunga una inevitabile sensazione di monotonia mi attanaglia. Su tutte, ma non prendetela come una critica, la cover dei Berlin The Metro, che ha un tiro micidiale. Non sono un fan accanito di questo genere ma bisogna riconoscere la riuscita di un buon lavoro.

Daniele Ghiro

SLEEPING EMPIRE “Mutiny”

SLEEPING EMPIRE

Mutiny

Sounday

Di base a Roma ma etnicamente mista, questa band ha dalla propria una grande capacità di scrivere ottime canzoni. I suoni degli Sleeping Empire sono perfetti, misurati, mai sguaiati e sempre controllati. Ogni chitarra, ogni tocco di pianoforte, ogni arrangiamento è perfettamente incastonato nel quadro generale e questo rende l’album perfettamente godibile, anche perché le loro melodie sono notevoli. Fin qui le note positive ma arrivano anche quelle negative, che poi alla fine sono le stesse. Infatti il contraltare è un’eccessiva pulizia, l’assenza di picchi e voragini, in questo disco c’è solo pianura, bellissima ma si sa, stancante. Le melodie vicino a certo prog moderno (Porcupine Tree) portano Fill Me e Take Him Away ad avere un evocativo ritornello, un rock di facile presa, anche se tutt’altro che banale. Ignorant Girl è intensa e drammatica con il pianoforte in evidenza, Pitiful World è una particolare composizione che mescola percussioni, voce sofferta e musica che va quasi a contaminarsi con il rap. Sanno anche essere energici, come dei System Of A Down depotenziati (Choice & Consequence) ma love song sdolcinate e dichiaratamente pop quali Sleep e Susanna (quest’ultima veramente bella, niente da dire) fanno intendere che gli Sleeping Empire ancora non sanno a che pubblico rivolgersi. Potrebbe essere un vantaggio abbracciare entrambe le sponde, quella più dura e quella più morbida, ma potrebbe anche rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Daniele Ghiro

FOLKSTONE “Il confine”

FOLKSTONE
Il confine
Folkstone/Audioglobe

Eccoli qua, con il loro folto seguito di fedelissimi da cult band, con la indubbia particolarità della loro proposta, con una presenza scenica dirompente. Sono I Folkstone, dalla provincia di Bergamo e professano il verbo del celtic/folk/metal. A modo loro quasi un’istituzione e rimangono di nicchia perché la loro musica non è commerciale come quella di Davide Van DeSfroos, tanto per dire un nome, ma il contesto è lo stesso, quello di una proposta figlia della propria terra con rimandi ad altre musiche (il blues per Van DeSfroos il folk metal per loro). Intransigenti e come cavalieri senza macchia e senza paura si fanno autofinanziare dagli oltre 400 fans che acquistando a scatola chiusa il futuro CD ne hanno permesso la realizzazione. La musica nordica e dei vichinghi, cara a gruppi quali Saltatio Mortis, Schelmish, In Estremo è il loro verbo e la produzione è di altissimo livello. Bagpipes, arpe, flauti ma anche tanta chitarra e tanto ritmo, una canzone in bergamasco (Luna) una cover dei Nomadi (C’è Un Re) e una toccante Simone Pianetti dedicata al famigerato bandito, anarchico, anticlericale, che all’inizio del secolo scorso compì una strage, fuggì sulle montagne e non fu mai più trovato. Una storia che evoca fantasmi e che esalta la intransigente immagine del combo bergamasco. Questi sono, prendere o lasciare, amare o odiare. Non amo il genere, assolutamente, ma questo disco ha sicuramente toccato corde che me lo hanno fatto piacere.

Daniele Ghiro

ANCESTORS “In Dreams And Time”

ANCESTORS

In Dreams And Time

Tee Pee

Che gli Ancestors fossero un gruppo dalle grandi potenzialità lo si poteva tranquillamente immaginare visto quanto fatto fino ad ora nei tre dischi pubblicati ma che con questo quarto lavoro facessero un ulteriore scatto in avanti non me lo aspettavo, o perlomeno non in questi termini. Sei brani per più di un’ora di musica che si dipana lungo percorsi tortuosi e inusuali. L’hardcore di certi momenti viene addolcito dal prog di altri, per non parlare di quando questi due generi apparentemente così opposti si intersecano alla perfezione, subito evidente nell’iniziale Whisper, cominciata con un sulfureo riff heavy doom, cresciuta con laceranti mutamenti emozionali e conclusasi in una cavalcata hard potentissima. Passano i tre secondi di silenzio e sembra di ascoltare un’altro gruppo, pianoforte e dolce voce femminile sino all’irruzione di chitarre (post)rock che creano un ritornello di intensa emotività e i brividi scorrono, capita raramente ultimamente ma il piano e la chitarra si contrappongono creando contrasti destabilizzanti: questa è The Last Return. La voce grezza di certo hard metal duro supporta il riff stentoreo di Corryvreckan, ma l’organo di chiara derivazione pinkfloydiana ne stempera gli spigoli. Ma è con On The Wind che i Pink Floyd si materializzano alla perfezione, irrobustiti da notevoli dosi di furia hard e potenza cosmica, con le chitarre che non mollano la presa neanche per un attimo andando a creare un tappeto urticante sul quale, paradossalmente, è il pianoforte ad essere in primo piano, nonostante il delirio fuzz che gli gira intorno. Running In Circles è più contenuta e progressiva, nel senso musicale del termine, con accelerazioni alla Neurosis e costruzione irregolare. Il finale è epico e travolgente, First Light sono diciannove minuti che si dipanano come una suite psichedelica dei tempi andati, è animo puro, è fuoco che brucia, è passione e amore, è un concentrato emotivo dall’intensità devastante. Ora non resta che sperare in un loro tour europeo.

Daniele Ghiro

Cartoline dal San Miguel Primavera Sound 2012 – 30 maggio, day 1

All photos © Lino Brunetti.
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No More Lies

Jeremy Jay

Jeremy Jay

The Wedding Present

The Wedding Present

The Walkmen

The Walkmen

Black Lips

Black Lips