LUCIANO MAGGIORE – FRANCESCO FUZZ BRASINI “Chàsm’ Achanès” + “How To Increase Light In The Ear”

LUCIANO MAGGIORE – FRANCESCO FUZZ BRASINI

Chàsm’ Achanès

How To Increase Light In The Ear

Boring Machines

Per tutti gli appassionati di drone music, il disco allestito, poco più di un anno fa, a quattro mani da LUCIANO MAGGIORE e FRANCESCO FUZZ BRASINI, Chàsm’ Achanès, fu un must assoluto ed un’esperienza sonora al limite del mistico. Allestito un set in una vecchia fabbrica con un organo a ventola, diversi tape recorder, tre chitarre e due ampli ad alta potenza, i due avevano iniziato ad improvvisare sfruttando il riverbero e gli echi naturali dell’ambiente. Delle quattro ore di materiale registrato, quello finito sul dischetto era il risultato dell’ultima take, captata in presa diretta. Come suggeriva il titolo – che deriva dal greco antico e, attraverso le parole di Parmenide, indica le profondità del caos sconfinato – la musica contenuta in Chàsm’ Achanès, era un magmatico sprofondare tra onde sonore senza confini e dai margini indistinti, dove l’organo risuonava come la sirena di una nave persa in una mare fumoso e fantasmatico, e dove lo sfrigolio delle chitarre e degli apparecchi elettronici ci risucchiava in abissi misteriosi e dal fascino imponderabile. Tra trance minimalista ed espressionismo estatico, i drones di Maggiore e Brasini ci guidavano in un territorio dove non c’era posto per le parole e le spiegazioni, ma solo per l’abbandono ai sogni dei propri sensi. Luciano Maggiore – musicista e filmmaker classe 1980, dedito alle sperimentazioni tramite nastro magnetico e apparecchiature elettroniche – e Francesco Brasini – chitarrista ed investigatore sonoro, ben conosciuto nell’ambito delle musiche di ricerca, visti i suoi numerosi lavori dagli anni ’80 ad oggi – oggi tornano con un nuovo lavoro che, in qualche modo, va a completare quanto fatto col disco precedente. Se in Chàsm’ Achanés erano state scandagliate soprattutto le basse frequenze, in How To Increase Light In The Ear è la volta di lasciare spazio in modo particolare a quelle alte. L’album è composto da due lunghi drones senza titolo, per una durata totale di oltre 50 minuti, dove i suoni si stendono come un flusso fatto di overtones, risonanze, armonici tintinnanti, melodie fatte di microtoni che s’intrecciano fra di loro con l’intento di creare un mood mantrico e luminoso. E’, ancora una volta, musica altamente emotiva, ai limiti dello spirituale, apparentemente fatta quasi di un nulla ma, al contrario, talmente densa da azzerare qualsiasi barriera. Un disco che, come suggerisce il titolo, è come se ci guidasse verso un universo in cui è di casa solo lo splendore accecante delle stelle. Per realizzarlo sono stati usati tape loops, electronics (Maggiore) e chitarre autocostruite (Brasini). Importante il contributo di Mattia Dallara quale ingegnere del suono.

Lino Brunetti

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