DAN STUART “The Deliverance Of Marlowe Billings”

DAN STUART

The Deliverance Of Marlowe Billings

Cadiz CD – Interbang Records LP

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Ero ancora alle scuole medie – si, ho avuto dei buoni maestri – quando scoprii i Green On Red, una band che per me fu poco meno che un’autentica rivelazione. Il disco era Here Comes The Snakes e segnò non poco la mia crescita musicale. Credo non siano pochi quelli a cui i loro dischi abbiano in qualche modo cambiato la vita – vogliamo parlare di un album grandissimo quale Gravity Talks? – ed è pertanto con grande gioia che salutiamo questo nuovo lavoro di Dan Stuart, che della band dell’Arizona era cantante e principale songwriter, e che ne certifica definitivamente il ritorno ai livelli che gli competono. Personaggio sempre spigoloso Dan Stuart – ricordo delle fantastiche interviste al vetriolo, oppure le cronache delle sue colossali sbronze – che non sempre è riuscito, durante la sua carriera solista, ad essere all’altezza del suo passato. A dar retta alla cartella stampa, la genesi di The Deliverance Of Marlowe Billings è stata a dir poco rocambolesca, ai confini con la tragedia: reduce da un matrimonio ormai imploso che lo aveva lasciato in pezzi, Dan venne ricoverato in una clinica newyorchese per malati di mente, da cui fuggì con l’intento di andare verso il confine col Messico per suicidarsi. Per fortuna le cose non sono evidentemente terminate in questo modo. Colpito dalla straordinaria bellezza del sud del Messico e messosi a confronto coi mali di quel paese (la corruzione endemica, l’estrema povertà di molta gente, le guerre dei narco trafficanti), semplicemente si sentì contento di essere vivo. Comprata una chitarra da un vecchio mariachi , si mise a scrivere canzoni, le stesse che oggi possiamo sentire in questo nuovo album. Ce n’è di che farne un film, ed invece ne è uscito un disco bellissimo, quasi una sorta di concept album. Registrato tra l’Italia e Los Angeles, con la produzione di Antonio Gramentieri e l’ex compagno nei Green On Red, Jack Waterson, e con i Sacri Cuori come backing band, The Deliverance Of Marlowe Billings ci consegna un Dan Stuart memorabile, come non lo ritrovavamo da tempo. Più pacificato, quantomeno musicalmente, rispetto ai vecchi tempi, è soprattutto nel territorio della ballata che si cimenta: Can’t Be Found avrebbe potuto stare in un disco come Scapegoats, la lunga e dylaniana Gonna Change è tinteggiata di sottile psichedelia, pezzi come Love Will Kill You o What Can I Say ci avvolgono con un calore intimo ed accorato, la magistrale Searchin’ Through The Pieces ci catapulta in uno scenario da notte nel deserto, con un mood commuovente ed un tessuto strumentale raffinatissimo. L’ottima scrittura di Stuart viene servita dai sempre calibrati arrangiamenti di Gramentieri e compagni, capaci di immettere una decisa dose di fantasia nelle strutture sommariamente classiche delle canzoni. Questo viene fuori in un brano dolce come Love So Rare, ma pure nei brani più movimentati, come l’elettrica e fangosa Clean White Sheet, la decisa What Are You Laughing About, nel jingle jangle irresistibilmente sixties di Gap Toothed Girl o nei suoni da mexican border di una Gringo Go Home che puzza dannatamente di Sam Peckinpah. L’addio, o meglio sarebbe dire, l’arrivederci, è con un atmosferico strumentale, Cetina’s Lament, e non ci potrebbe essere modo migliore per accomiatarsi da un così riuscito ritorno.

Lino Brunetti

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