HUGO RACE & FATALISTS “We Never Had Control”

HUGO RACE & FATALISTS

We Never Had Control

Gustaff CD – Interbang Records LP/Goodfellas

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La seconda collaborazione tra il rocker australiano Hugo Race ed il nucleo centrale dei Sacri Cuori (Antonio Gramentieri, Diego Sapignoli e Francesco Giampaoli) mostra l’incredibile stato di grazia dei musicisti coinvolti. I tre italiani si appropriano del titolo del disco precedente, intestato solo a Hugo Race, e, appunto, come Fatalists, diventano la sua nuova band. Ad offrire poi ulteriori colorature alle nove splendide canzoni di cui è composto We Never Had Control, troviamo i synth di Franco Naddei, i violini e la viola di Vicky Brown e Catherine Graindorge, le voci di Violetta Del Conte Race e Hellhound Brown. E’ un disco come sempre ombroso ed oscuro We Never Had Control, blues inteso nel senso più ampio possibile, dotato di una scrittura davvero notevolissima. Nonostante la discografia di Race sia ormai decisamente ampia, non è difficile posizionare quest’ultimo lavoro tra i più riusciti della sua lunga carriera, tanto che spero riesca a girare tra molta più gente che non il solito agguerrito seguito di fan, che seguono comunque qualsiasi mossa fatta dall’australiano. Dice già tutto l’attacco di Dopefiends, un rock blues che si dipana lungo, melmoso, attraversato da luminosi tocchi di violino e con un lavoro magistrale alle chitarre di Gramentieri, a tratti dissonanti. Raddoppia subito Ghostwriter, con un ritmo tribale, ossessivo e reiterato, così come il suo giro di chitarra acustica, via via sempre più potente e screziato da lamine di synth. Con Meaning Gone sembra di andare nei territori scarni e minimali dell’afro-blues dei Dirt Music, ma poi, nel suo svolgimento, ci sono aperture verso sonorità avvolgenti ed evocative. Snowblind è una bellissima ballata dagli echi western, con delle chitarre stupende ed una melodia memorabile, cantata da Race con la giusta dose di partecipata emotività. Si cambia con la successiva No Angel Fear To Thread, un pezzo visionario, come sospeso, molto d’atmosfera e arrangiato con impagabile classe, dove sono i tocchi del violino e delle tastiere a reggere le fila. A dir poco commovente Shining Light, una ballata in cui il dialogo tra la voce calda di Race e gli strumenti dei Fatalists è al suo meglio, mentre No Stereotype si segnala come il momento più rabbioso e potente dell’album. La chiusa è ancora all’insegna della classe e della rarefazione: We Never Had Control, cantata a due voci con Violetta Del Conte Race, è un pezzo quasi lunare, astratto, con gli arrangiamenti sotto le voci pennellati quasi impressionisticamente, una meraviglia! Un disco notevole We Never Had Control, dove l’equilibrio tra puro songwriter e qualità dei suoni è praticamente perfetto (la produzione è di Race e Gramentieri). Se poi pensiamo che per registrarlo sono bastati solo cinque giorni nei Cosabeatstudio di Villafranca! Il disco che forse alcuni si aspettavano da Mark Lanegan quest’anno, eccolo qui! Grandioso!

Lino Brunetti

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