BONOMO “Il Generale Inverno”

BONOMO

Il Generale Inverno

Tam Tam Studio Rec./Audioglobe

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Giuseppe Bonomo, in arte solo Bonomo, nasce a Taranto 35 anni fa. La sua passione per la musica lo porta a percorrere in lungo ed in largo lo Stivale per anni, fino a che, nel 2002, non lascia la città pugliese per stabilirsi a Cesena, dove a lungo lavora come operaio. Polistrumentista, compositore ed arrangiatore – in questo album fa tutto lui, eccetto suonare la batteria, compito lasciato a Tommy Graziani e, in un pezzo, Luca Nobile – Giuseppe non dimentica però la musica, tanto che oggi, finalmente, arriva all’esordio con questo disco intitolato Il Generale Invernoprodotto con l’aiuto di Doktor Zoil Corrado “Ray” Magalotti. Ed è un album eclettico e brillante questo, dove, probabilmente, Bonomo ha inserito tutte le sue passioni ed idee musicali. In bilico tra pop e rock cantato in italiano, le dieci canzoni qui contenute guardano in diverse direzioni, tentando di unificare il tutto attraverso la personalità del suo autore. La cosa riesce parzialmente, nel senso che a volte si ha la sensazione che un po’ di coesione venga persa, però il risultato è comunque buono e l’ascolto, in definitiva, ci guadagna senz’altro in varietà d’atmosfere. L’attacco è potente, con i riff quasi zeppeliniani e rabbiosi di DNA, un pezzo che scandaglia le dinamiche di un rapporto di coppia. Più orientata al power pop chitarristico la seguente Troppe Cose, mentre la composita La Mia Rabbia mostra le prime infiltrazioni sintetiche, pienamente protagoniste tra le spire electro-pop, con qualcosa del Beck di Midnite Vultures, di Insonnia. Completamente acustica è invece La Visione, una ballata westcoastiana tinta di psichedelia. In pezzi come Otto Ore Al Giorno – vivida ma scanzonata canzone sull’esperienza da operaio – o Araba Fenice, l’interazione tra chitarre elettriche e tastiere fa venire in mente l’indie-rock dei Grandaddy, qui però servito in una salsa pop italiana, meno malinconica e più solare. Del resto, queste differenze risaltano anche in Una Scelta, pezzo duro ai confini con l’hard, ma con la voce e la melodia comunque in primo piano. Rimangono da citare giusto altri due brani, l’eterea e sognante I Pesci Non Lo Sanno, attraversata dal suono del mellotron, ed il romantico valzerino in 6/8, intitolato, appunto, L’ultimo Valzer. E’ un disco piacevole Il Generale Inverno, in dolce equilibrio tra leggerezza e profondità, probabilmente non imprescindibile ma, altrettanto sicuramente, onesto e riuscito.

Lino Brunetti

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