APPINO “Il Testamento”

APPINO

Il Testamento

La Tempesta Dischi/Universal

526695_417809888288939_312280061_n

Chiunque sia stato negli ultimi anni ad un concerto degli Zen Circus, si sarà facilmente reso conto di un paio di cosette: primo, che razza di eccezionale live band essi siano, secondo, quanto la loro popolarità sia ormai cosa assodata e consolidata. Da sempre degli infaticabili operai del rock, perennemente on the road, per il 2013 gli Zen hanno deciso di prendersi una piccola pausa di riposo. Che vuol dire, di solito, pausa di riposo per musicisti come loro? Significa continuare a fare musica con progetti diversi. Ha iniziato Karim, il batterista, con i suoi La Notte Dei Lunghi Coltelli, ma è abbastanza prevedibile che il disco più atteso fosse questo di Appino, cantante, chitarrista e autore principale delle canzoni della band pisana. Il Testamento è un disco interessante a più livelli: senza dubbio conferma quanto Appino sia un autore di testi graffianti e capace di racchiudere mondi in pochi versi, nonché quanto sia abile a creare melodie e canzoni in grado di imporsi con rarissima efficacia. Dal suo esordio solista, musicalmente parlando, ci si poteva forse attendere un qualcosa orientato a sonorità più cantautorali; quello che invece ha messo in piedi, con la collaborazione di Giulio Ragno Favero (basso e produzione) e Franz Valente (batteria), entrambi de Il Teatro Degli Orrori, oltre che con ospiti quali Rodrigo D’Erasmo (Afterhours), Marina Rei, Tommaso Novi e altri, è il disco più livido, duro e prepotentemente rock della sua intera carriera. I temi principali dell’album sono il rapporto con la famiglia, il proprio ego, la schizofrenia. Appino stesso così ha presentato l’album: E’ la totale liberazione dei miei dolori più profondi, la vera e difficile storia della mia famiglia usata come veicolo per una terapia di gruppo, necessaria e a tratti violenta. In queste canzoni, spesso veramente toccanti, manca un po’ l’ironia tipica della pagine più conosciute degli Zen, ma non il disincanto e la capacità di parlare di cose profondissime senza patetismi ed evitando di fare la morale a chicchessia. Si prende qualche rischio, qui dentro, Appino: un pezzo come Specchio Dell’Anima, sorta di meditazione sull’affrontare il nostro peggior nemico, noi stessi, esagera con qualche durezza di troppo e con qualche tastiera indigesta, brani come Solo Gli Stronzi Muiono o Schizofrenia si spingono quasi verso confini hardcore (la seconda però ha un bell’intro western-morriconiano), 1983, che ha uno dei testi più belli mai scritti da Appino, in coda volge verso un inatteso electro-pop. Sono gli episodi più discutibili di un disco che, nell’insieme, però, può ben dirsi assai riuscito, a partire dalla title-track posta in apertura, una neanche troppo velata dedica alla scelta di chiamarsi fuori dalla vita di Mario Monicelli, passando per una filastrocca nera come Che Il Lupo Cattivo Vegli Su Di Te o per il rock sottilmente attraversato da un filo di malinconia di Passaporto. Niente male Fuoco!, con una delle melodie più Zen Circus di tutto il disco, ma è La Festa Della Liberazione, un folk-rock dylaniano, uno degli apici del disco, per parole (da sentire, straordinarie) e musica. Tristissima la storia narrata in Questione d’Orario, un bel brano rock attraversato dal piano e dal violoncello, dal bel drive chitarristico Fiume Padre, brano che ribalta la retorica rock della fuga, sostanzialmente cantautorale, anche se arrangiata con piglio moderno, I Giorni Della Merla, mentre Tre Ponti ha un feeling folk-rock sixties, con archi e twang guitars, e Godi (Adesso Che Puoi) ha le sembianze di una confessione intima, per voce e due chitarre. E’ un disco molto personale e sentito Il Testamento, che a volte si scherma con la potenza di un rock ottundente, quasi col timore di andare veramente troppo in là nell’esporsi di fronte agli altri. I numerosi fan degli Zen Circus comunque lo apprezzeranno parecchio e noi, ovviamente, con loro.

Lino Brunetti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...