Novità Thrill Jockey d’aprile: JOHN PARISH, BARN OWL, ZOMES, LIFE COACH

Ogni mese la chicagoana Thrill Jockey (distribuita in Italia da Goodfellas) pubblica quattro album. Vediamo, in breve, quali sono i quattro di aprile. Partiamo da JOHN PARISH, il grande songwriter, chitarrista e produttore (celeberrimo il suo sodalizio con PJ Harvey e note le sue frequentazioni italiane), che, in Screenplay, raccoglie alcuni episodi tratti dalle colonne sonore da lui scritte per film quali “Nowhere Man”, “Sister”, “Plein Sud” e “Little Black Spiders”, opere di registi quali Ursula Meier o Patrice Toye. In bilico tra reminiscenze morriconiane, scampoli di lounge music, chitarre a là John Barry e momenti capaci con sapidi tocchi di creare un’atmosfera, le diciannove tracce qui contenute sono godibilissime anche senza il supporto delle immagini. Ottimo! Questa la formazione che porterà in giro il disco dal vivo: JOHN PARISH – chitarre, tastiere, vocals, JEAN-MARC BUTTY – batteria, MARTA COLLICA – tastiere, vocals, GIORGIA POLI – basso, vocals, JEREMY HOGG – chitarra, lap steel.
John Parish

Interamente strumentale è anche la musica composta dai BARN OWL, il duo formato da Jon Porras ed Evan Caminiti. V segna un deciso scarto rispetto alle prove precedenti, lasciandosi alle spalle i drones chitarristici avant-folk e le derive rock psichedeliche, in favore di una musica più elettronica, tra dub e stratificazioni ambient. Non che non abbiano un loro fascino queste sonorità, ma il genere è davvero inflazionatissimo e noi, probabilmente, preferivamo i capitoli precedenti.

Barn-Owl-V

Sono un duo anche gli ZOMES, un tempo progetto personale del solo Asa Osborne (chitarrista dei Lungfish), oggi ampliatosi con l’innesto della vocalist Hanna degli Skull Defekts. In Time Was, il primo costruisce fraseggi e drones con l’organo, ipnotici, fluttuanti, magmatici, la seconda vi canta sopra delle melodie di volta in volta austere o sognanti, evocative e misteriose. Sotto, una drum machines tiene il ritmo metronomicamente, accentuando la minimale ripetitività del tutto. E’ chiaro quanto anche qui non ci sia nulla d’inedito, ma le varie canzoni non lasciano indifferenti e non è niente male lasciarsi cullare da queste oppiacee bolle velvettiane e dark. Da sentire.

Asa-Ports-Bishop

Arriviamo così ai LIFE COACH, nuovo progetto di Phil Manley dei Trans Am che, alla sua nuova band, ha dato il nome del suo album solista di un paio d’anni fa. A dargli manforte in questa sortita, il batterista Jon Theodore ed il chitarrista Isaiah Mitchell. Alphawaves, disco quasi interamente strumentale, si apre con un drone di tanpura (Sunrise), prosegue con i sette turbinanti minuti della title-track, un affondo kraut-rock degno dei Neu, con batteria motorik e uno stilizzatissimo solo di chitarra, si cheta tra le rilassate trame di Limitless Possibilities, sprofonda tra le sospensioni psichedeliche della bellissima Into The Unknown, torna a farsi terreno tra i riff e la voce in falsetto di Fireball, funambolico hard-rock anni settanta, vibra chitarristicamente con la breve Life Experience, diventa moderatamente tamarro con l’hard-prog di Mind’s Eye, finendo poi col chiudere il cerchio con gli otto pulsanti ed oceanici minuti di Ohm, ennesimo drone che si ricollega in qualche modo all’inizio dell’album. Gran bel dischetto questo dei Life Coach; Phil Manley non ha ancora smesso di darci ottima musica.

lifecoach

 

Lino Brunetti

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