DIECI ANNI DOPO: STEVE VON TILL “If I Should Fall To The Field”

Dal Buscadero 245, aprile 2003

STEVE VON TILL

If I Should Fall To The Field

Neurot Recordings/Goodfellas

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Conosciuto ai più come il cantante e il chitarrista dei Neurosis, band orbitante nell’area del rock più estremo, Steve Von Till sorprese i suoi fans, già quando pubblicò il suo primo album solista As The Crow Flies. Abbandonate le atmosfere sature ed oltranziste della band madre, si proponeva lì, invece, come novello cantautore dalle tinte oscure, ma che trovava nel folk e nel blues, o comunque nella musica delle radici, il cuore pulsante della sua musica più personale. If I Should Fall To The Field si riallaccia al discorso iniziato con l’esordio e, alzando ulteriormente il tiro, pone Von Till come una delle voci più autorevoli nell’odierno panorama cantautorale. E’ profondo il senso di appartenenza e il legame tra l’autore e la memoria della musica americana che si percepiscono tra questi solchi. Il suono è generalmente scarno, spettrale, che poco o nulla concede in termini di ammiccamento all’ascoltatore. Gli arrangiamenti sono sempre misurati e puntano a raggiungere il massimo del risultato col minimo dei mezzi, e permettono alla voce roca e profonda di ergersi sul tutto e riempire i vuoti. Prendiamo ad esempio Am I Born To Die, un traditional che Von Till fa rivivere solo tramite il fiddle di Doug Adams e su cui canta con straordinaria intensità. Breathe è fatta di un filo d’organo e da una chitarra acustica, ed è subito un entrare nel mondo oscuro di un blues catacombale. To The Field si concede un urlo trattenuto, in uno dei rari momenti elettrici dell’album, mentre My Work Is Done è un blues fuori dal tempo, cadenzato dal suono del banjo. Hallowed Ground, uno dei capolavori del disco, ha una tensione interna straziante, tanto più che non arriva mai a scioglierla in una qualche fuga strumentale catartica, attesa per tutto il brano, ma la mantiene intatta lungo la durata dell’intera canzone. This River è colonna sonora perfetta per una storia alla Spoon River, con un evocativo intreccio di banjo e chitarra elettrica. Running Dry, ottima rilettura, è quella di Neil Young (stava su Everybody Knows This Is Nowhere). The Wild Hunt è folk dalle tinte gotiche, inesorabile e plumbeo, tale da far sembrare i 16 Horsepower delle spensierate educande. Anche Dawn viaggia attraverso questi lidi desolati, prima dell’addio lasciato a The Harpy, dove il nonno di Von Till, registrato dal figlio, recita una poesia sopra un drone di chitarra lasciato sullo sfondo a pennellare le ultime note di malinconia (quando si dice di generazione in generazione!). Un disco veramente molto bello If I Should Fall To The Field, che piacerà di sicuro a tutti quelli che hanno amato il Lanegan solista o l’ultimo album di Papa M. Di questi Von Till rappresenta la versione più dark, ma vi assicuro che se riuscirete a penetrare questo disco, vi catturerà e non vi lascerà più andare.

Lino Brunetti

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NOTTURNO GIOVANI e VA SUL PALCO 2013

NOTTURNO GIOVANI: musica e protagonismo giovanile tra opportunità di oggi, risultati passati e prospettive future.

Va sul Palco 2013: ritorna il concorso nazionale per band emergenti varesino con cinque serate all’insegna della musica di qualità. In uscita con Ghost Records “Shipwrecks”, l’album dei Videodreams, vincitori di Va sul Palco 2012.

Comunicato stampa
Torna alle luci della ribalta “Va sul Palco!”, concorso nazionale per band emergenti giunto alla sua settima edizione. Il concorso negli anni, grazie al bando Giovani Energie in Comune di ANCI e Ministero della Gioventù nel quale il Comune di Varese è giunto primo a livello nazionale nel 2010-2011, e, grazie al contributo di Fondazione Cariplo nel 2012, ha offerto ottime occasioni di crescita professionale per i gruppi che hanno partecipato.

Ne sono un esempio i Videodreams – Filippo e Marco Marra, duo di fratelli udinesi e vincitori del premio della giuria tecnica dell’edizione passata del contest – con un album in uscita il 9 aprile per la casa discografica Ghost Records (“Shipwrecks”), partner del progetto Notturno Giovani. Registrato tra novembre e dicembre 2012 — EDAC Studio (Como) e Ghost Studios (Varese) da Enrico Mangione, mix e master a cura di Valentino Cimenti — quest’album si può definire come un sequel del secondo ep “Wet Pain”, ma anche come la chiusura di un capitolo. “Shipwrecks sta per “naufragi”, una metafora usata qui per descrivere delle situazioni in cui è necessario mettere in discussione tutto per sopravvivere (come la fine di una storia d’amore)” dice la band. “Cosa tenere, cosa lasciar andare, in sostanza si tratta di prendere delle decisioni fondamentali. Quello che si “guadagna” poi alla fine di un naufragio è un nuovo punto di vista sulle cose, si torna nel mondo con una nuova pelle, si è più inclini a non trattenere le cose inutili e più grati verso quello che si ha e che la vita offre.” I Videodreams sono anche reduci dalle riprese del loro primo videoclip, altro premio della giuria tecnica dell’ed. 2012 di Va sul Palco, grazie alla collaborazione di Mondovisione di Cantù (CO), partner del progetto Notturno Giovani e alla regia di Lucia Bulgheroni, giovane videomaker varesina vincitrice della sezione “Notturno Giovani Videoclip” di Cortisonici 2012.

Tra i risultati di successo del progetto Notturno Giovani è d’obbligo citare l’album “Tutte le canzoni” – (Ghost Records) de Il Triangolo, band del luinese vincitrice del concorso nell’edizione 2011 e rivelazione del 2012, annoverato tra i 10 migliori album del 2012 dal MEI- Meeting delle Etichette Indipendenti e da Il Mucchio, importante rivista del panorama musicale indipendente (http://www.statoquotidiano.it/11/02/2013/mei-e-mucchio-indipendenti-ventanni-dopo/127165/).
Quest’anno nonostante le ridotte disponibilità economiche e i tagli subiti dal progetto Notturno Giovani si è tentato di riproporre premi di qualità e all’altezza di quelli messi in palio nelle edizioni passate. Il premio più importante, quello assegnato dalla giuria tecnica, consisterà anche quest’anno infatti nella produzione, nella stampa e nella promozione di un CD per la band vincitrice.
Cinquanta le iscrizioni giunte da ogni angolo di Italia (qualche band dalla Sicilia, Campania, Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte). Chiusa la fase di selezione delle 12 band che accederanno al concorso, si entra ora nel vivo del contest. Tutte le serate si svolgeranno presso le cantine della COOPUF in via De Cristoforis n. 5 a Varese, grazie alla collaborazione della cooperativa stessa e saranno ad ingresso gratuito.

  • Svolgimento delle serate. Nelle prime quattro serate si esibiranno 3 gruppi per serata e nel corso della serata finale si esibiranno solo le 3 band in lizza per il premio relativo alla giuria tecnica. Ecco il programma e le band in concorso:
  • 1°serata di concorso: sabato 13 aprile 2013 PLANKTON DADA WAVE, MARCELLO UBERTONE, IL RUMORE DELLA TREGUA
  • 2°serata: sabato 20 aprile 2013 2FACES, DISTINTO, SUSPENSION DOTS
  • 3°serata: sabato 4 maggio 2013 JUNK FOOD, LORENZO PISANELLO, SOVIET MALPENSA
  • 4°serata: sabato 11 maggio 2013 DEAD BEAT, GOUTON ROUGE, SCRATCH ON THE BLACKBOARD
  • Finale: sabato 18 maggio 2013

* I PREMI IN PALIO E LE GIURIE. Premio della giuria tecnica: produzione, stampa di un CD e relativa promozione a cura di un’agenzia qualificata.
Premio della giuria giovani: mini tournèe nazionale e/o possibilità di avere una data internazionale. Premio della giuria popolare: buono acquisto di 250,00 € in strumentazione musicale ed esibizione live presso il Gasch Festival di Gazzada Schianno (VA) che si terrà a luglio 2013 (https://www.facebook.com/gasch.musicfestival.3) e che ha visto in passato la possibilità di alcune band emergenti di aprire artisti come Dente, Lo Stato Sociale, etc.

Le band saranno valutate da una giuria tecnica, una giuria giovani e una giuria popolare. La giuria tecnica sarà composta da esperti del settore musicale. La giuria giovani sarà composta da ragazzi contattati dal servizio Informagiovani e Politiche Giovanili del Comune di Varese e dalla Coop. Soc. NATURArt. La giuria popolare sarà composta dal pubblico presente alle serate.
* NOVITA’ 2013: durante la serata finale del concorso verrà richiesto alle 3 band in lizza per il premio della giuria tecnica, un’esibizione live in versione unplugged, con un arrangiamento e un’esecuzione dei propri brani in maniera originale attraverso proiezioni di video, presenza di ospiti sul palco, etc. Continua la partnership col sito Indieroccia.it, media partner del progetto mentre quest’anno NeverWas Radio sarà la radio web ufficiale del concorso attraverso cui si darà spazio alle interviste in diretta, sia per conoscere i gruppi in gara sia al pubblico per raccogliere pareri e commentare le esibizioni. Essa verrà gestita in collaborazione con l’associazione di promozione sociale “s.m.Art”. Ai microfoni oltre gli speaker ufficiali, ci saranno anche i ragazzi coinvolti dal progetto da Naturart e Informagiovani di Varese.

* IL PROGETTO NOTTURNO GIOVANI – PARTNER: Comune di Varese – Informagiovani e Politiche Giovanili, la Cooperativa Sociale NATURArt, la casa discografica Ghost Records, il Centro di Formazione Musicale di Barasso (VA), la Cooperativa Sociale Mondovisione di Cantù (CO), l’agenzia di booking La Frequenza, l’agenzia di ricerca sociale CODICI, COOPUF, Twiggy Cafè, gruppo giovani Pro Loco Luvinate per Luvonrock, Gasch Music Festival di Gazzada Schianno (VA), S.m.Art e mediapartner Indieroccia.it

*PER INFO: Facebook: Notturno Giovani – Twitter: @VaSulPalco – E-mail: notturnogiovani@gmail.com
tel. Informagiovani Varese 0332-255445 o 0332-255441 – Cooperativa Naturart: 392-9610911

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JENNY HVAL “Innocence Is Kinky”

JENNY HVAL

Innocence Is Kinky

Rune Grammofon/Goodfellas

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Non capita tutti i giorni d’imbattersi nel disco di una ragazza che si apre con la dichiarazione di essere davanti al computer eccitata a guardare gente che scopa. Non che sia questo il merito di quest’album ma, certamente, un po’ di curiosità la mette. JENNY HVAL è una giovane cantautrice ed artista norvegese, al secondo album, dopo un passato con i Rockettothesky. Il suo impegno nell’arte contemporanea è facilmente riscontrabile anche nel suo fare musica. Con la produzione di John Parish, ed accompagnata da un quintetto di multistrumentisti, in Innocence Is Kinky dà vita ad una bella selezione di numeri avant-pop, in continua altalenanza tra le dissonaze rock, quasi a là Throwing Muses, di I Called, gli spigoli della title-track, l’elettronica bjorkiana di Renée Falconetti Of Orléans, le trasfigurazioni avant blues di I Got No Strings, le narrazioni poetiche in salsa noise di Oslo Oedipus o Give Me That Sound e la visionarietà degna di un’allucinata PJ Harvey di Is There Anything On Me That Doesn’t Speak?, Amphibious Androgynous e The Seer. Attorniata da chitarre, archi, samples e ritmi, al centro di tutto c’è la sua voce, capace di svettante lirismo, così come di ridursi ad un sussurro. Disco decisamente affascinante ed indubbiamente da sentire.

Lino Brunetti

FAST ANIMALS AND SLOW KIDS “Hybris”

FAST ANIMALS AND SLOW KIDS

Hybris

Woodworm/Audioglobe

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L’esordio dei perugini FAST ANIMALS AND SLOW KIDS, Cavalli, uscito nel 2011, ci aveva positivamente colpito per la sua irregimentabile energia, per la ricerca di una via originale ad un indie-rock/post-punk cantato in italiano, per una serie di testi pervasi d’ironia e caratterizzati da una visione laterale sulle cose. Cresciuti sotto l’ala protettiva degli Zen Circus (Cavalli usciva per la loro Ice For Everyone ed era prodotto da Appino) e vicini a Il Teatro Degli Orrori (per cui hanno aperto diversi concerti e con Giulio Ragno Favero impegnato a mettere su nastro i loro pezzi all’esordio), oggi, Aimone, Alessandro, Alessio e Jacopo, si scrollano di dosso la presenza degli ingombranti padri e tornano con un nuovo album che è un evidente testimonianza di crescita. Accasatisi presso la Woodworm e trovato in Andrea Marmorini un valido supporto quale co-produttore, con Hybris i Fast Animals And Slow Kids hanno dato vita ad un disco sentito e personale, piuttosto diverso, nell’insieme, da quello che lo aveva preceduto. In qualche modo, esplicativi a segnare il passo e ad introdurre i contenuti a seguire, i primi secondi con cui si apre l’iniziale Un Pasto Al Giorno, col violino di Nicola Manzan a tratteggiare un motivo malinconico, pronto poi a sfociare in un turbinio intenso di chitarre, raddoppiate inoltre dai tromboni di Simon Chiappelli e dalla tromba di Nicola Cellai, sulle quali si staglia urlante e viscerale la voce di Aimone. Si muove su un doppio binario questa nuova fatica dei perugini: da un lato incupiscono le atmosfere, senz’altro figlie di questi tempi buissimi, rispolverando tra l’altro una certa epica emocore, attenuando l’amara svagatezza di certe pagine dal passato, pur senza rinunciare alla potenza di fuoco, dall’altro eliminano certe spigolature presenti in Cavalli in favore di un suono più pieno, rifinito, curato nei più piccoli particolari. Tutto ciò si tramuta in un sound decisamente più adulto, in cui i testi si amalgamano con efficacia ai magistrali riff di chitarra e dove si assiste a cavalcate corali che, in qualche caso, non vi parga strano, paiono sconfinare in territori che ricordano persino gli Arcade Fire (un’esempio, la bella Calce). Come ricorda lo stesso Aimone Romizi, questo è un disco che parla di morte, di violenza, di solitudine, di ricordi, di fratellanza, di sogni incompiuti. E’ un disco con un sorriso a trentaquattro denti, due spezzati. Senza dubbio, è un disco da sentire.

Lino Brunetti

GROUPER “The Man Who Died In His Boat”

GROUPER

The Man Who Died In His Boat

Kranky/Goodfellas

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Dopo aver diviso il proscenio con Jesy Fortino (Tiny Vipers) nel progetto Mirroring ed aver sperimentato più tenebrose vie col doppio A I A, Liz Harris aka GROUPER, torna al passato scegliendo di pubblicare undici tracce registrate durante le sessions di Dragging A Dead Deer Up A Hill, suo album del 2008, quello che per primo le diede un po’ di notorietà. In The Man Who Died In His Boat, la cantautrice di Portland, Oregon, torna a proporre le sue ovattate ed indistinte folk songs. Tutto pare avvolto in una nebbia sognante, come filtrato da un velo di malinconica ombrosità, reso sfumato dalle brume introspettive del dormiveglia. La voce è spesso un canto da sirena come perso in lontananza, difficilmente realmente coagulata attorno ad una melodia netta. Riverberi ed echi si sprecano e l’accompagnamento è fatto di mesmeriche chitarre acustiche, di drones filiformi che si sfilacciano spettrali, di magmatiche ed evanescenti nuvole di suono. Qui e là una qualche apertura avvolgente la si scorge, ma il mood generale è quello di un drone-folk estatico e stregato. Certo, per apprezzare veramente la musica di Grouper, bisogna essere in the mood, ed accettare le regole del suo originalissimo modo d’intendere la materia, pena il rischio di farsi due palle così. Se però avrete la pazienza di penetrare i suoi incubi lynchiani, vi farete ammaliare da una delle autrici più particolari e coraggiose dell’odierno underground.

Lino Brunetti

TY SEGALL & MIKAL CRONIN “Reverse Shark Attack”

TY SEGALL & MIKAL CRONIN

Reverse Shark Attack

In The Red/Goodfellas

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Anche se sarebbe stato lecito crederlo, vista l’incredibile prolificità del soggetto, Reverse Shark Attack non è il nuovo album di Ty Segall, bensì la ristampa, ad opera della benemerita In The Red, di un disco uscito sul finire del 2009, solo in LP, per la piccolissima Kill Shaman. A tenergli compagnia in questa sortita, c’era il vecchio amico e sodale MIKAL CRONIN, cointestatario dell’opera e coautore degli originali in scaletta. Dischetto piuttosto strampalato e bizzarro questo, sia pur irresistibile sotto molti aspetti. Tanto per iniziare dura appena venticinque minuti ed ha una forma a dir poco schizofrenica: i primi sei pezzi sono uno sputacchioso e super eccitante concentrato di garage rock rumorosissimo e lo-fi, che definire selvaggi è poco ma che, altrettanto sicuramente, garantiscono divertimento a profusione. Durata media, inferiore ai due minuti, superati giusto in un paio di occasioni. A seguire, quasi come un intermezzo, c’è un’allucinata e caotica (anche se per molti versi fedelissima) cover di Take Up Stethoscope And Walk, pezzo appartenente al primo repertorio dei Pink Floyd. Consumato anche questo passaggio, l’album si completa con i dieci minuti della title-track, una lunga escursione che alterna garage folk psichedelico, surf indiavolato e momenti rumoristi, per una girandola continuamente cangiante. Che dire? Che gran personaggio Ty Segall!

Lino Brunetti

LOWER PLENTY “Hard Rubbish”

LOWER PLENTY

Hard Rubbish

Fire Records/Goodfellas

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Continua l’esplorazione, da parte della Fire Records, del nuovo rock australiano. Gli ultimi a finire sotto contratto per la label londinese, sono i LOWER PLENTY, quartetto di Melbourne formato da ex membri di bands quali Deaf Wish, Total Control, UV Race e The Focus. Hard Rubbish è il loro esordio e, dopo aver raccolto bei consensi in patria (lì è stato pubblicato l’anno scorso), oltrepassa i confini della terra dei canguri, per farsi conoscere dal mondo intero. Quelle dei Lower Plenty sono pigre ballate lo-fi, a volte impregnate di psichedelia attonita e sognante, altre di quella ruvida precarietà tipica dei gruppi bazzicanti l’alternative country (qui e là potrebbero ricordare i primi Silver Jews). Sempre attraversate da un feeling dimesso e malinconico, alternativamente cantate da voce maschile e femminile, difficilmente troppo rifinite, ma proprio per questo dirette e coinvolgenti, quelle di Hard Rubbish sono canzoni che circuiscono con fare discreto, che attirano col piglio naif di brevi bozzetti capaci di aprire squarci sulle vite ai margini. Ascoltatevi canzoni come Strange Beast, come la più mossa Dirty Flowers, come How Low Can A Punk Get, come la visionaria Close Enough, per testare le loro capacità. Il disco è brevissimo, non dura neanche mezz’ora, ma senz’altro merita di non passare sotto silenzio.

Lino Brunetti