CESARE BASILE @ Bloom, Mezzago 5 maggio 2013

Cesare Basile Foto © Lino Brunetti

Cesare Basile
Foto © Lino Brunetti

Nel contesto di una qualsiasi conversazione riguardo lo stato della musica italiana, è probabile che il nome di Cesare Basile sollevi nient’altro che espressioni di perplessità, eppure il cantautore siciliano è uno dei pochi artisti italiani di caratura internazionale (al momento il solo altro nome che mi viene in mente è quello di Vinicio Capossela), con una discografia ed un repertorio senza il minimo calo d’ispirazione: forse l’unica cosa che manca a Basile è proprio una carriera, anche se in tutti i modi ha cercato di costruirsela, formando e disfando rock’n’roll band, lasciando l’amata Catania per Roma, Berlino ed infine Milano, lavorando con John Parish e Hugo Race e pubblicando dischi come Gran Calavera Elettrica, Storia di Caino o l’ultimo omonimo, di certo annoverabili tra i momenti più ispirati della canzone italiana degli ultimi anni. Eppure nell’arco di un ventennio, a stento è riuscito ad uscire dall’anonimato, custodito come un segreto da un piccolo pubblico di appassionati che hanno saputo cogliere la poesia delle sue parole spesso dolenti, amare e scomode, così come il fascino di quei suoni magici e misteriosi, sospesi tra l’America e la Sicilia, tra una tarantella ed un disco dei Giant Sand. La tenacia comunque non sembra mancare a Cesare Basile e per promuovere l’ultimo splendido lavoro di studio, giustamente mette insieme una formazione straordinaria, composta dalle tastiere di Manuel Agnelli e dal violino di Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours; dalle ance di Enrico Gabrielli; dal basso di Luca Recchia e dalla batteria di Massimo Ferrarotto, per una manciata di date nelle principali città italiane. In Lombardia la location prescelta è il Bloom di Mezzago, ma seppur affollata, la sala non registra il sold-out che la musica di Basile meriterebbe e che la presenza di una parte degli Afterhours lasciava supporre: chi invece non ha deluso le aspettative sono stati i sei musicisti sul palco che hanno suonato un concerto fantastico, giusto al limite della perfezione, con un meraviglioso impasto di suoni sospeso tra rock, blues e musica popolare. Tra polverose atmosfere folk e furiose tempeste rock, Basile ha cantato di peccati e malinconia, di disagio e morte, d’amore e politica, alternando l’uso schietto e a volte crudo della lingua italiana alla musicalità del dialetto siciliano, una cadenza con cui ha pensato buona parte del suo ultimo disco. Gentile e generoso, Cesare Basile è un folksinger profondo ed intenso, ma anche un rocker trascinante e dall’animo scuro, assecondato dal superlativo violino di D’Erasmo, capace di lirici stacchi come di improvvise esplosioni soniche; dai mille superlativi fiati di Gabrielli; dal corposo basso di Recchia e dai precisi tamburi di Ferrarotto, mentre Agnelli da fondopalco riversa fraseggi di tastiera e cori sulle canzoni. Si parte con la nenia folk Presentazione e Sfida e un paio d’ore passano in un lampo tra momenti che evocano le atmosfere sghembe e desertiche di Howe Gelb; tra parole che seducono o commuovono come poesie, quasi fossero state messe in fila da Fabrizio De Andrè; tra sfuriate elettriche che profumano di oscurità e di Cattivi Semi, quando in sala risuonano le note della potente e bellissima Parangela; dell’aspra Canzone Addinucchiata, dell’impegnata Nunzio e La Libertà; della lirica A tutte ho chiesto meraviglia; della toccante ed intensissima ballata I Camminanti, di un’ombrosa Dite al Corvo che va tutto bene e di una grandiosa versione elettrica della splendida Fratello Gentile. In sala scrosciano gli applausi e Manuel Agnelli, dopo aver letto una poesia dello scrittore John Dos Passos, uno dei momenti più alti dello show, a sottolineare l’impegno che affiora in molte canzoni di Basile, guadagna il proscenio e regala alla platea Ballata per la mia piccola iena dei suoi Afterhours, con Cesare seduto alla batteria. Fosse nato a Londra o a Brooklyn, Cesare Basile sarebbe forse una rock’n’roll star; nel nostro curioso paese riesce almeno ad essere la voce più forte e profonda dell’underground italiano.

Luca Salmini

Rodrigo D'Erasmo Foto © Lino Brunetti

Rodrigo D’Erasmo
Foto © Lino Brunetti

Enrico Gabrielli Foto © Lino Brunetti

Enrico Gabrielli
Foto © Lino Brunetti

Manuel Agnelli Foto © Lino Brunetti

Manuel Agnelli
Foto © Lino Brunetti

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...