LOU REED 2 marzo 1942 – 27 ottobre 2013

One chord is fine. Two chords are pushing it. Three chords and you’re into jazz.” – Lou Reed

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Lou Reed, uno dei più grandi di sempre, uno dei pochi di cui si può dire che senza di lui la musica rock non sarebbe stata la stessa, se n’è andato. Ci rimangono i suoi dischi, la sua arte, la sua musica, a ricordarcelo e a renderlo in fondo immortale. Addio Lou, ti abbiamo amato tanto e continueremo a farlo.

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PRIMAVERA SOUND TOURING PARTY + EL REALITY

IL PRIMAVERA SOUND CREA UN REALITY SHOW PER IL PRIMAVERA SOUND TOURING PARTY

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Il Primavera Sound Touring Party, è l’iniziativa del Primavera Sound festival che porterà 11 band ispaniche e internazionali in tour attraverso buona parte della Spagna e in alcune città britanniche e francesi. Ebbene: Primavera Sound ha pensato di affiancare al tour un vero e proprio reality show per fornire una prospettiva in prima persona del tour e della vita quotidiana degli artisti partecipanti, sia sul palco che fuori.

Lee Ranaldo e i Dust, Standstill, Paus, Refree, Extraperlo, Svper e Los Planetas sono solo alcuni dei protagonisti di “El reality”, le cui trasmissioni giornaliere inizieranno mercoledì 20 novembre, a pochi giorni dalla prima data del Primavera Sound Touring Party a Barcellona, e continueranno fino al 4 dicembre.

Nel corso di quelle due settimane, il programma mostrerà la vita quotidiana delle band, oltre ai concerti in sé, mostrando quindi l’altro lato di un tour musicale con tutte le difficoltà e i sacrifici che comporta, oltre ai pensieri e alle preoccupazioni degli artisti stessi.

Questo format audiovisivo vuole portare l’esperienza dei concerti dal vivo e della vita in tour nelle case degli spettatori e dei fan, attraverso i social network, per attirare la loro attenzione e incuriosirli a fruire musica live. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di dare nuova energia ai locali live della Spagna durante l’inverno e di avvicinare il pubblico alle band e ai musicisti.

“El reality” sarà trasmesso in esclusiva attraverso la pagina Google+ del Primavera Sound, e la nota rivista musicale spagnola Rockdelux seguirà le esperienze degli artisti molto da vicino, proponendo un diario di viaggio scritto da un loro giornalista che sarà presente su uno dei pullman del tour. Il birrificio catalano Moritz sarà lo sponsor ufficiale del Touring Party.

Per stimolare i vostri appetiti, a partire dal 28 ottobre saranno trasmesse alcune anteprime in cui i protagonisti si “confesseranno” al pubblico e si prepareranno a partire per questa grande avventura che li porterà a Barcellona, Bilbao, Bordeaux, Camber Sands, Gijón, Londra, Madrid, Santander, Santiago de Compostela, Valencia, Valladolid e Saragozza.

Questo è il Teaser  http://youtu.be/Khla_2jtMg4

Segui “El reality” su Google+:  plus.google.com/+primaverasound

DIECI ANNI DOPO: RUFUS WAINWRIGHT “Want One”

Nuova recensione dagli archivi. Tratta dal Buscadero dell’ottobre 2003.

RUFUS WAINWRIGHT

Want One

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Parte con un coro che è come un eco lontano. Attaccano poi dei fiati guardinghi e sopra una voce angelica inizia il suo racconto: Men’s reading fashion magazines… A poco a poco l’orchestra si fa largo tra gli intarsi vocali e il pezzo si innalza verso vertici bigger than life, dove scenari felliniani si fondono con il fantasma del Bolero di Ravel. Oh What A World, il pezzo che apre questo terzo disco di Rufus Wainwright, è assolutamente strepitoso e, come si diceva una volta, basterebbe a giustificare l’acquisto. Per nostra fortuna il CD non finisce qui ed anzi allinea altri tredici scrigni pop che è un piacere aprire e scoprire. Ma andiamo con ordine. Rufus Wainwright, omosessuale dichiarato e figlio d’arte – i genitori sono Loudon Wainwright III e Kate McGarrigle – ha già avuto modo di imporre il proprio talento con due album, Rufus Wainwright e Posies. Con un background musicale che, a fianco del pop e del rock, allinea una passione smodata per il cabaret, per l’opera, per la musica di Tin Pan Alley, il suo nome si è smarcato da subito dalla categoria “figli d’Arte”, per passare automaticamente in quella dei talenti tout court. Merito di una scrittura efficace, di una voce notevole e di una particolare abilità nel fondere le proprie passioni in uno stile elegante e non pasticciato, anche quando l’uso di orchestrazioni è massiccio. E grazie anche, in parte quantomeno, al saper attorniarsi di personalità musicali di un certo peso (nel primo album, ad esempio, al suo fianco c’era Van Dyke Parks). Want One è il primo di due album, scaturiti da sessions durate sei mesi in cui, con l’ausilio di un produttore affermato come Marius de Vrìes e di un gruppo di notevoli musicisti – ricordo tra gli altri Charlie Sexton, Levon Helm, Sterling Campbell, Linda Thompson e Kate McGarrigle – sono state registrate più di trenta canzoni. E’ grande pop quello che propone Rufus, un pop che affonda le sue radici nel musical, nella citata popular music di Tin Pan Alley, in dischi dagli arrangiamenti sontuosi come Sgt Peppers o Pet Sounds, nelle ballate pianistiche di Randy Newman. Il tutto rimasticato e centrifugato all’interno di canzoni ottimamente scritte ed arrangiate e in uno stile proprio e appassionato. Di Oh What A World abbiamo detto, ma è tutto l’album a celare bellezze, una via l’altra. Mi piacerebbe citare tutti i brani ma, preferendo lasciare scoprire a voi le vostre preferite, mi limiterò a citare la leggerezza di Vicious World, l’intensità di Go Or Go Ahead, gli archi pizzicati di Vibrate. Alternando pezzi più orchestrali ad altri più misurati ed essenziali, Want One si segnala come disco pop fuori dal tempo, in cui, miracolosamente, la melassa riesce a non fuoriuscire dal vaso e che andrà a risvegliare l’anima romantica sopita dentro ciascuno di voi.

Lino Brunetti

CRYSTAL ANTLERS “Nothing Is Real”

CRYSTAL ANTLERS

Nothing Is Real

Innovative Leisure/Goodfellas

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Il nuovo album dei CRYSTAL ANTLERS, tornato ad essere un trio composto da Jonny Bell, Kevin Stuart e Andrew King, potrebbe essere letto quale efficace bigino di oltre trent’anni di indie/alternative rock. Non che siano una band priva di personalità, e i difficilmente catalogabili dischi precedenti sono lì a dimostrarlo, ma è indubbio che il gioco di rimandi, in Nothing Is Real, si sia fatto più scoperto. Per fortuna i tre sono ancora capaci di mescolare le carte e di offrire canzoni vive ed elettrizzanti: tra le sincopi art-punk virate wave di Pray non è difficile vedere gli slanci chitarristici dei Dinosaur Jr; le ballate possono passare dall’essere sofferte e torturate come Rattlesnake o virate verso la psichedelia come Don’t Think Of The Stone; alcuni pezzi hanno un più crudo approccio rock’n’rollistico (Licorice Pizza), altre sembrano seguire più i dettami del post-punk (Paper Thin); e se alle volte il modello è un misto tra Sonic Youth e Sebadoh (We All Gotta Die), in altri casi sono i Pixies ad essere tirati in ballo (Persephone) o dei Pavement particolarmente dilatati (Prisoner Song). Incalzante e mai domo, Nothing Is Real è in definitiva un buon attestato di vitalità per i Crystal Antlers.

Lino Brunetti

FIRE! “(without noticing)”

FIRE!

(without noticing)

Rune Grammofon/Goodfellas

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I FIRE! sono Mats Gustafsson (sax tenore e baritono, organo, Fender Rhodes, electronics), Johan Berthling (basso, piano) e Andreas Werliin (batteria). Il nuovo album (without noticing), i cui titoli dei brani sono ispirati dalle lettere che Bill Callahan ha scritto a Emma Bowlcut (le ha di recente pubblicate la Drag City), è aperto e chiuso da fibrillanti slabbrature noise che farebbero pensare ad un disco decisamente più ostico di quello che alla fine è. Certo, non di pop o di musica per tutti stiamo parlando, ma il pubblico che segue le faccende dell’avant-rock, qui dentro potrebbe davvero trovarsi a proprio agio. Il ritmo dettato dal basso pulsante in Would I Whip subito ci spedisce in scenari (free) jazz-rock; più circospetta e meditativa Your Silhouette On Each, pezzo notturno che potrebbe far pensare a degli Om datisi al jazz. In At Least On Your Door, il rullio ritmico fornito da Werliin, non certo un batterista che si limita a tenere il tempo, fa il paio col basso ipnotico di Berthling, mentre Gustafsson ha modo di furoreggiare vertiginosamente col suo sax. Meno jazz e più avant Tonight. More. Much More., attraversata da strati d’organo e con un feeling cinematico, mentre più in linea coi dettami free la seguente, memorabile Molting Slowly, quantomeno nella prima parte, visto che nella seconda prende il sopravvento una più marcata identità ambient-doom, in sottofondo fin dalle prime battute, per via della fangosa partitura di basso. Un gran disco, terrigno e carnale!

Lino Brunetti

RUE ROYALE “Remedies Ahead”

RUE ROYALE

Remedies Ahead

Sinnbus/Audioglobe

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E’ evidente ascoltando le canzoni di questo terzo album dei RUE ROYALE, duo composto dai coniugi Ruth e Brookln Dekker, come nella loro musica le radici americane si fondano con una sensibilità che verrebbe da definire maggiormente europea. In Remedies Ahead, finanziato grazie ad una campagna su Kickstarter, la loro canzone d’autore basilarmente folk, si tinge di pennellate autunnali, fa sua la malinconia di una campagna piovosa vista dai vetri rigati di una casa solitaria. Qui e là paiono voler sfociare in territori folktronici se non addirittura pop (Shouldn’t Have Closed My Eyes, ad esempio), oppure smuovono con fare più conturbante le acque (Pull Me Like A String), ma è soprattutto nelle ballate acustiche, tratteggiate con pochi ma sapidi tocchi sonori e da un pugno di melodie intimiste (alla voce troviamo entrambi) che i Rue Royale si giocano in maniera più sostanziale le loro carte. Lo fanno senza troppi effetti scenici, quasi in punta di piedi, con dolcezza, solo con la timida forza di un pugno di canzoni carezzevoli ed avvolgenti. Potrebbero piacere ai fan di gruppi come Tunng (un paragone non così campato per aria) e persino a quelli dei Walkabouts più inclini alla ballata.

Lino Brunetti