MOTORHEAD “Aftershock”

MOTORHEAD

Aftershock

UDR Records/Warner

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Ci sono domande difficili alle quali non so rispondere (E’ nato prima l’uovo o la gallina?), domande che non ha nessun senso porre (Ciao, come va con il tuo tumore?), domande che non me ne frega niente della risposta (Cosa farà domani il presidente della Repubblica?). Poi ci sono le domande inutili e la domanda più inutile di tutte è: Uè, ho letto che è uscito il nuovo disco dei Motorhead, com’è? E’ come chiedere se le banane sono sempre storte o il basilico è ancora verde. Il nuovo disco dei Motorhead è sempre quello, da sempre, vale a dire una garanzia di rock’n’ roll ad alto volume. A volte Lemmy (poche a dire la verità) si è adagiato su coretti che non avevano nessun appeal per la sua voce, qualche singolo che non centrava nulla l’ha anche piazzato, ma quando si dimentica certe cazzate riesce sempre ad essere un credibile rocker. E non potrebbe essere altrimenti per uno che ha vissuto una vita come la sua, sopravvivendo a una lunga, lunghissima, serie di eccessi, tour, droghe, alcol e donne, arrivando alla veneranda età di 68 ancora con la voglia di fare dischi e soprattutto tour. Le cose quest’anno non sono andate per il meglio però perchè per problemi di salute i Motorhead hanno dovuto cancellare una consistente parte del loro tour, interrompendo dopo mezz’ora anche la loro esibizione al Wacken Festival. Nell’attesa della sua completa guarigione ecco che arriva Aftershock e il copione non cambia di una virgola. Fatta eccezione per l’orecchiabile singolo Crying Shame (comunque una buona AC/DC song), il resto sono pelli pestate a sangue da Mikkey Dee, incendiari assolo chitarristici del sempre sottovalutato Phil Campbell e rozzi ululati da parte di Lemmy. Si potrebbe quindi chiudere qui ma invece voglio segnalare Do You Believe con Campbell al top in un classico del loro repertorio, un paio di bluesati pezzi ad alto tasso alcolico (Lost Woman Blues, Dust and Glass) e infine i pezzi che fanno sostanza, quelli tirati nudi e crudi, quelli che sono la vera anima motorheadiana, vale a dire Heartbreaker, End Of Fire, Going To Mexico, Queen Of The Damned, Paralyzed, brani che già dal primo riff sai già come si sviluppano e come finiscono, rassicuranti come la mamma. Ed è garantito che loro sono la mamma di molti di noi.

Daniele Ghiro

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