VISTA CHINO “PEACE”

VISTA CHINO

Peace

Napalm

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Sulla storia e sulle aspettative riguardo i Vista Chino si potrebbe stare a discutere per ore. Josh Homme non voleva più vedere il nome Kyuss, Nick Olivieri vede solo i suoi Mondo Generator, John Garcia e Brant Bjork volevano la loro band. Punto. I Queens Of The Stone Age sono una cosa diversa, i Vista Chino sono i Kyuss di metà anni novanta con un altro nome ed un altro chitarrista. Inutile dire meglio questo o meglio quello, ora come ora stanno su due pianeti differenti. Il rimpiazzo di Josh è Bruno Fevery, che pur non avendo il suo talento ha studiato a memoria ogni assolo ed ogni riff di mister Homme, donando a Peace il suono di Welcome To Sky Valley. Per me questo è un bene e il disco mi piace, non fosse altro che per poter riascoltare John Garcia urlare da sotto la sabbia come ai tempi che furono in Dargona Dragona, chiudo gli occhi, apro le orecchie e ci sento un’outtakes di quei momenti persi nel tempo. Sì, è tutto derivativo e già ascoltato, ma Planets 1&2, dite quello che volete, mi delizia i padiglioni auricolari. Adara scivola su liquidi arpeggi infuocati dal vento ustionante del deserto, Dark And Lovely è un ottundente e ossessivo riff infinito sul quale volano assoli di chitarra e lamenti vocali. Barcelonian invece è il brano più frizzante ed accattivante dell’album, lasciando per qualche istante da parte la compressione dei suoni a favore di una dolce psichedelia melodica. Forse si lasciano dietro un po’ di noia proprio nel pezzo più lungo del disco, perché Acidize The Gambling Moose vive sì di momenti di intensa vorticosità alternati ad altri di assoluta quiete, ma non brilla per armonia e anche John non centra in pieno le linee melodiche. Ma quando sbucano pezzi quali Carnation, As You Wish o Sweet Remain ci si lascia trasportare da un suono che conosciamo a memoria e che sinceramente mi mancava. Non un capolavoro, ma un dignitoso ritorno a quelle sonorità che furono loro e che quindi John e Brant hanno tutto il diritto di rivendicare come proprie.

Daniele Ghiro

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MONSTER MAGNET “LAST PATROL”

MONSTER MAGNET

Last Patrol

Napalm

monsterm

Sarà, ma cominciare il loro ultimo disco con una ballata, se pur elettrica, è una cosa che non tutti possono permettersi di fare. Anche perché I Live Behind The Clouds apre nello stesso modo con cui Stay Tuned chiude, con vischiose e lente chitarre psichedeliche. In mezzo ci sono i Monster Magnet più psych da molto tempo a questa parte, che lasciano un po’ da parte l’irruenza a favore di atmosfere più dilatate. Non è che però le cose si ammoscino, tutt’altro, i dieci minuti della title track ad esempio sono grassi impulsi melodici su di un mid tempo classico, potenti e colmi di epicità. Il suono è semplicemente perfetto, scintillante e potente, Dave Wyndorf non fa sconti e si prende tutta la scena, con una voce sublime e una chitarra instancabile. L’erezione di muri di tensione elettrica che sembrano sul punto di esplodere ma che invece rimangono rinchiusi nella loro staticità caratterizza la formidabile Paradise. Halleluja è un gospel rock monolitico e pressante, Three Kingfishers si dipana su arpeggi di musica orientale che sembrano cupe preghiere tibetane. Sempre su queste coordinate, ma decisamente più blues, si scatena l’infuocata The Duke (Of Supernature). Con Mindless One i Monster Magnet ci ricordano cosa vuol dire stoner rock ed invece End Of Time scatena il loro veloce e potente hard’n’roll dalle notevoli esplosioni chitarristiche e dal climax alle stelle, impreziosita da un’assolo di chitarra trascinante e ultra fuzz. Quasi un ritorno al passato per loro, in quelle atmosfere più psichedeliche e dilatate ma che mantengono sempre alto il volume e la potenza di fuoco. Dopo vent’anni ancora una garanzia.

Daniele Ghiro

INCENERE “BRINDO ALLA VITA”

INCENERE

Brindo Alla Vita

Maninalto! Records

incenere

E’ possibile debuttare nel 2013 spendendo le proprie energie nel confezionare ancora una volta il solito disco di punk melodico, genere che ha avuto il suo momento di gloria negli anni ‘90? Beh, stando al risultato degli sforzi degli Incenere, band trevigiana, direi proprio di sì. Non troverete niente qui dentro che vi farà gridare al miracolo, ma qualcosa che vi farà battere il piedino e scuotere la testa quello sì. E sono quelle ficcanti e dirette melodie su tappeti ritmici scoppietanti come si conviene. Amanti di Porno Riviste e Punkreas accomodatevi pure, 12 piccole schegge ad alto tasso energetico sono pronte per voi. Tra le migliori E Vissero Felici E, che mi ricorda molto i No Use For A Name dei tempi migliori e La Falla Della Folla. Testi divertenti ma con sottofondo amaro (e non potrebbe essere altrimenti) ed una produzione scintillante, fanno diventare questo disco un godibilissimo compendio punk’n’roll, al contrario di altri grandi gruppi paladini di questo genere (non faccio nomi) che hanno abbandonato l’energia primigenia per far posto a scialbe ed insulse canzoncine.

Daniele Ghiro

di seguito lo streaming del disco

https://soundcloud.com/user573053880/sets/cincin/s-y9yEu

THREELAKES & THE FLATLAND EAGLES “War Tales”

THREELAKES & THE FLATLAND EAGLES

War Tales

Upupa

album_art

War Tales nasce dall’incontro fra due diverse e complementari personalità: la prima è quella di Luca Righi, novello cantautore con un EP alle spalle intestato ai Threelakes, in realtà non un gruppo ma lo pseudonimo attraverso il quale pubblicare la propria musica; la seconda quella di Andrea Sologni, già membro dei Gazebo Penguins, musicista, produttore, a suo modo un visionario. L’incontro fra i due avviene nel 2011, durante il party di presentazione di Legna dei Gazebo Penguins, occasione in cui anche Threelakes suona: Sologni subisce fortemente il fascino delle canzoni di Righi e si propone come produttore. Da lì al mettere insieme una vera e propria band, i Flatland Eagles (oltre a Sologni, Raffaele MarchettiLorenzo CattalaniMarco ChiussiPaolo Polacchini), il passo è breve, così come diventa facile coinvolgere altri amici quali Francesca Amati dei Comaneci, Emanuele Reverberi dei Giardini di Mirò, Luciano Ermondi dei Tempelhof e Capra dei Gazebo Penguins. War Talesle cui canzoni sono scritte da Righi e poi arrangiate dalla band, è una sorta di concept album ed un disco molto personale: le canzoni sono in qualche modo legate l’una alle altre da un comune sentire e sono state messe in sequenza in modo da formare un percorso. Nonostante il titolo, la guerra comunemente intesa è protagonista delle liriche giusto in D-Day, rievocazione dei momenti precedenti lo sbarco in Normandia. Per il resto, è più la guerra che giornalmente combattiamo con noi stessi e con la vita ad essere al centro di questi testi: il senso d’incertezza che ci troviamo a provare in talune situazioni, la lontananza da casa e dagli affetti, le incomprensioni e il non detto fra padre e figlio, la morte solitaria di un’altro simbolico padre, il mitico Hank Williams. Come ogni percorso però, anche queste canzoni ci portano verso una conclusione, qui rappresentata dalle aperture più speranzose degli ultimi pezzi, dove le nubi si diradano, i cavalli galoppano, dove l’amore torna a riempire i cuori. Mi sono lungamente dilungato sui contenuti lirici dell’album, ma non meno interessante è quello musicale: Sologni è compagni hanno saputo interpretare in maniera assolutamente magistrale le canzoni di Threelakes, allestendo arrangiamenti ricchi e calibratissimi, in bilico tra alt-country visionario, folk e rock. La voce, leggermente lamentosa e monocorde di Righi, si trova quindi calata in sapidi intrecci di chitarre, tastiere, ritmi, trombe ed altri strumenti, capaci di dar vita a sontuose ballate, così come a pezzi dalla più vibrante tensione rock. Bellissima The Walk, così come pure The Lonesome Death Of Mr Hank Williams, dalle chitarre affilate By My Side, con una drum machine a tenere il tempo The Day My Father Cried, quasi a là Okkervil River Horses Slowly Ride. E’ un disco da scoprire un pezzetto per volta War Tales, a cui dedicare tempo è davvero un piacere.

Lino Brunetti