SULA VENTREBIANCO “Furente”

Furente-cd-cover

Furente è il nuovo album dei SULA VENTREBIANCO (Ikebana Records). E’ un bel titolo. Ed è anche un assist perfetto, perché non esiste parola migliore per descrivere il furente avvio della tribale Notre Dame: un’assalto all’arma bianca tra possenti riff di chitarra e rabbiose scudisciate della sezione ritmica. Il fatto è che terminata la canzone e ripresi un’attimo dalla sorpresa parte Mani di Piuma che incredibilmente è ancora meglio, atmosfera cupa, tesa, ma nello stesso tempo delicata nel suo contorcere melodie sopraffine e durezze metalliche. E’ qui che i Sula Ventrebianco fanno la differenza, hanno l’indubbia capacità di rimanere melodici e ancorati alla tradizione cantautorale italiana pur muovendosi in un contesto musicale assolutamente all’opposto, fa testo a questo proposito la melodia sudista (intesa come Sud Italia) che pervade Di Striscio che pur rimanendo in territori ultra elettrici rimanda spesso a quei ritornelli solari tipici della tradizione partenopea. Parte in maniera più tradizionale Cumulonembo che porta lo stoner in oriente e mette in luce lo strano ma efficacissimo modo di cantare di Sasio Carannante, ma poi ha ancora la capacità di trasformarsi in altro. L’unica cosa che a volte lascia perplessi sono gli arrangiamenti, al primo ascolto spiazzano e paiono esageratamente spinti in qualche occasione, vedi la comunque bella Lingua Gonfia che mette in gioco tanta (forse troppa) roba ma che è solidamente costruita sul desiderio di spingersi un gradino più in là e Subito Prima delle Onde che si adagia su una chitarra fin troppo caratterizzata ed un dolcissimo finale. Ma sono solo sfumature, che si stemperano man mano che il disco entra in circolo e che nulla tolgono al valore della loro musica, anzi fanno capire quanto siano in grado di mettere sul piatto i quattro napoletani, alzando sempre la posta, quasi incapaci di andare via lisci e tranquilli accontentandosi. Ma si sa, chi non risica non rosica, questo alla fine è un punto a favore perché poi, quando nessun orpello si manifesta, si materializzano alla grande Glory Hole e Allo Specchio che vanno giù dirette e pesantissime. Grano è la colonna sonora di un deserto nostrano che non c’è (o forse si, fatto di lava vulcanica) con psichedelia e distorsioni che pervadono l’intenso finale. Spazio anche per una super ballatona, Cornelio, mai melensa e capace di donare perle di struggente malinconia, costruita su una melodia blueseggiante e cristallina. Stupisce veramente constatare che i Sula Ventrebianco hanno così tanti punti di riferimento mischiati ed amalgamati alla perfezione da risultare per assurdo talmente originali da faticare probabilmente a trovare un proprio specifico pubblico. Concludono in gloria con il roboante finale di Così Finta. Furenti, sensibili, bravi.

Daniele Ghiro

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