FRANKIE MAGELLANO “Ho Poco Ma C’Ho”

FRANKIE MAGELLANO
Ho Poco Ma C’Ho
Muki Edizioni

FUSTELLA DIGIPACK VUOTA(2 ante)

Non è faccenda recente l’amore di FRANKIE MAGELLANO per il grande scrittore emiliano Pier Vittorio Tondelli. Entrambi di Correggio – dove il primo, smessi i panni del cantautore, fa il postino col nome con cui è nato, Matteo Morgotti – i due s’erano già incontrati in occasione delle “Giornate Tondelliane 2011”, dove Frankie aveva presentato la sua messa in musica di un testo del compianto scrittore, Amore Mio Fallimentare. Parte da lì un percorso che lo ha visto dapprima operare una sorta di studio e recupero dell’opera tondelliana – tra l’altro in stretta collaborazione con Fulvio Panzeri, che dei testi di Tondelli è curatore per Bompiani – per poi approdare allo spettacolo teatrale “Frankie Magellano canta Pier Vittorio Tondelli” ed infine a questo mini album tributo Ho Poco Ma C’Ho. Due letture e cinque canzoni per meno di venti minuti di durata, in cui le parole dello scrittore vengono musicate da Magellano con l’aiuto di un validissimo gruppo di musicisti: Pippo Bartolotta al piano, Paolo Gilioli alla chitarra, Andrea Moretti al basso e i due batteristi Michele Trapljiov e Maicol Morgotti. Bell’esempio di cantautorato appassionato, a cui rimane attaccato un qualcosa di teatrale, che ben riesce a riaccendere i riflettori su un autore giustamente celebratissimo in passato, ma che forse, oggi, le nuove generazioni conoscono troppo poco. Intensissima L’Uomo Di Marble Arch, che lo stesso Tondelli aveva pensato come testo di una canzone; divertente, in bilico tra sixties ed il Capossela più frizzante, Macho Man (La Canzone Dell’Uomo Sulla Spiaggia); sempre notevole Amore Mio Fallimentare, giustamente posta in apertura di scaletta; esemplificativa della grande capacità di sguardo sul mondo dello scrittore, la lettura conclusiva, tratta da “L’abbandono”. Magellano è sia un ottimo interprete, che un musicista capace di dipingere passaggi musicali di gran classe, poi resi magistralmente dai musicisti citati, in cui a rifulgere è soprattutto il pianoforte di Bartalotta. Un gran bel dischetto insomma, senza nessun dubbio meritevole d’attenzione.

Lino Brunetti

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