COLOMBRE “Pulviscolo”

COLOMBRE
Pulviscolo
Bravo Dischi

Cover-album-bassa-ris
Per chi segue le faccende del rock indipendente italiano, questo esordio di Colombre non è proprio un fulmine a ciel sereno. Dietro la sigla, infatti, si nasconde Giovanni Imparato, cantante e chitarrista dei Chewingum, brillantissima band in bilico tra indie, funk e pop, che aveva avuto modo di farsi notare grazie ai suoi godibilissimi dischi. Mollato il gruppo, dopo esser stato per un po’ alla corte di Maria Antonietta, Imparato si è messo in proprio, rubando il moniker al racconto di Dino Buzzati, quello dove un mostro marino insegue per tutta un’esistenza un uomo che fugge impaurito temendo per la propria vita, non sapendo che il mostro voleva invece regalargli qualcosa di prezioso. Il tema di fondo del racconto è facile trovarlo nei testi di Pulviscolo, confessioni a cuore aperto di un ragazzo che va facendosi uomo affrontando paure, incertezze, delusioni d’amore, imparando ad ambire ad una qualche felicità con uno sguardo più maturo. Da questo punto di vista, le liriche si srotolano come parte di un unico racconto, dando la sensazione all’ascoltatore di trovarsi di fronte a qualcosa di profondamente personale. È un disco pop, però, questo, e come accade nel miglior pop, l’amarezza di certi testi trova il suo contraltare in melodie sopraffine e in arrangiamenti solari e svagati, a partire proprio dalla title-track in apertura. Come detto da più parti, Colombre è un melodista da paura, cosa impossibile da non notare in tutti i pezzi, da una Fuoritempo movimentata e dalle chitarre cristalline alla Mac DeMarco, passando per il fluire soul di Blatte (con la partecipazione di IOSONOUNCANE), per le sfumature sognanti e orientaleggianti di Tso, per il funk di Dimmi Tu, per i pimpanti afrori tropicalisti di Sveglia, per la solarità estrema di Bugiardo, per finire in una ballata acustica come Deserto. Neppure mezz’ora di durata, eppure un’esordio con cui il sempre più seguito indie-pop italiano dovrà probabilmente fare i conti negli anni a venire.

Lino Brunetti

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