VOLWO “Dieci Viaggi Veloci”

VOLWO
Dieci Viaggi Veloci
Viceversa Records

cover 500x500“...Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato…” sono parole di Edgar Allan Poe ma è quello che viene in mente ascoltando Dieci Viaggi Veloci, perchè non è ben chiaro e in fondo nemmeno importante, se le dieci canzoni che compongono l’ultimo lavoro di studio del cantautore Pasquale De Fina in arte Volwo, raccontino di viaggi, di sogni o di memorie: quello che conta è quanto siano profonde, affascinanti, appassionate e a volte perfino epiche e disperate. Quello di cui canta Volwo non sono le cronache di un turista per caso, ma esperienze, emozioni o viaggi nella più ampia accezione del termine, attraverso un tempo e uno spazio che sono quelli in cui viviamo e quello che siamo. Dieci Viaggi Veloci è solo il secondo album pubblicato da De Fina con il nome Volwo, ma altri tre sono usciti con la sigla Atleticodefina e negli ultimi vent’anni le collaborazioni in qualità di compositore, autore e chitarrista con artisti della scena alternativa italiana sono state molteplici: un prestigioso background che spiega la maturità di queste canzoni e come tra i crediti del disco possano figurare Paolo Benvegnù, Rachele Bastreghi e Roberto Romano dei Baustelle, Luca Gemma, Giorgio Baldi, chitarrista di Max Gazzè, Giorgio Prette degli Afterhours o Alex Marcheschi dei Ritmo Tribale. Sconfinando dall’urgenza di un chitarristico folk rock al lirismo di cinematici sfondi post rock e a volte utilizzando la poesia del dialetto, Volwo canta storie di un passato che si riflette nel presente e nell’attualità o viceversa, perchè certi temi – emigrazione, solitudine, disoccupazione tra gli altri – anche quando ammorbiditi dalla malinconia del ricordo come accade nella splendida Canto Dell’Emigrato in Francia 1903, sono ferite che continuano a sanguinare oggi forse più di ieri. Non sempre le canzoni hanno i tratti narrativi di una storia come succede nella toccante Sotto Le Nuvole o in una seducente Tutto L’Oro cantata in coro con il canto ammaliante di Rachele Bastreghi; a volte bastano l’insistita efficacia di un ritornello o un’onirica sequenza di immagini a scontornare un messaggio, un grumo di emozioni o l’effimera istantanea di una sensazione, come accade quando parte il meticcio folk rock di un’apparentemente scanzonata M’arricordu E Non Mi Scordu, quando i suoni diventano affascinati scenografie in chiaroscuro in una meravigliosa Milano Immaginazione con il primo piano della voce di Paolo Benvegnù, quando i volumi si alzano nell’urlo rock della chitarra di Se Ti Sabir e perfino quando i tempi sono quelli gioiosi di una danza mediterranea come La Cuccagna. Ricco di suoni ed umori, Dieci Viaggi Veloci è un disco spesso incantevole, a volte graffiante, inquieto e persino nervoso: il nitido segno che nell’attuale panorama italiano le idee più interessanti vengono ancora dalla scena indipendente o, se così si può dire, underground.

Luca Salmini

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