DELLERA DE RUBERTIS “L’EP”

DELLERA DE RUBERTIS
L’EP
MArteLabel

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Anziché essere il contrario, come spesso avviene, questo EP fra Roberto Dellera (Afterhours, The Winstons) e Gianluca De Rubertis (Il Genio), non è stato fatto per andare in tour, bensì è frutto, oltre che di una lunga amicizia e dell’appartenenza alla stessa etichetta per quanto riguarda i loro lavori solisti, proprio di una serie di date congiunte particolarmente riuscite ed emozionanti. Le cinque canzoni qui contenute sono insomma una piccola summa, una testimonianza della profonda intesa venutasi a creare durante quei concerti e poi fatta rivivere in studio nel momento della registrazione di queste tracce. Tre cover, un brano di Dellera rivisto e corretto e un inedito scritto a quattro mani, questo il contenuto del dischetto. Cantato da entrambi ed essenziale nei suoni – il tutto è stato costruito essenzialmente utilizzando piano e chitarre, con pochi ed oculati overdubs successivi, che comunque non hanno alterato la voglia d’asciuttezza del tutto – L’EP è davvero un gran bel sentire, per l’evidente affiatamento fra i due, ma anche per il modo personale con cui hanno amalgamato in un sound organico e vibrante materiali dalla provenienza composita. Si parte infatti con una splendida rilettura per voce, piano e chitarre di Prigioniero del mondo di Lucio Battisti, per poi lasciarsi catturare dall’andamento psichedelico di una La realtà non esiste di Claudio Rocchi, strutturata in senso più rock, con batteria (Lino Gitto) e tutto. Davvero bellissima Siamo Argento, il pezzo firmato da Dellera, una ballata visionaria dalla melodia sognante, uno psych-pop che avviluppa e che emoziona autenticamente. Bella è anche la versione pianistica, ma con un bel ricamo di chitarre acustiche ed elettriche, della My Valentine di Paul McCartney, mentre è in chiusura che troviamo l’unico inedito, La lunga estate calda, canzone dalla toccante atmosfera malinconica, vivissima nel suo raccontare la solitudine in una città stremata dal caldo. Tutto un gran bel sentire, insomma. E chissà se i due avranno voglia di rincontrarsi e fare qualcosa di ancor più sostanzioso. Visti i risultati, noi non possiamo far altro che augurarcene.

Lino Brunetti

 

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Piers Faccini live a Milano, 24/1/2018

PIERS FACCINI
MILANO 
LA SALUMERIA DELLA MUSICA
24 GENNAIO 2018

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Cantautore colto, capace di scrivere una canzone ispirata all’Andalusia del 400 o ai mosaici della cattedrale di Cefalù; poliglotta (si esprime correttamente in italiano e canta in inglese, francese e perfino in dialetto siciliano) e chitarrista raffinato e versatile, Piers Faccini è soprattutto un’anima errante interprete di una musica contaminata e meticcia che vuole essere potente strumento di aggregazione tra popoli, culture e nazioni, in particolar modo dell’area mediterranea cui è dedicato il suo ultimo lavoro di studio I Dreamed An Island, pubblicato nell’ottobre del 2016. Sono le canzoni di quel disco ad essere ancora in primo piano nel corso del concerto alla Salumeria della Musica di Milano svoltosi lo scorso mercoledì 24 gennaio, uno show generoso e affascinante che ha regalato momenti di gioiosa euforia e suscitato motivi di riflessione, quando il ritmo di una tarantella si è trasformato in un canto berbero o il lamento di un blues è diventato una nenia arabeggiante. Sul palco, Piers Faccini alle chitarre, elettrica ed acustica, era accompagnato dall’algerino Malik Zaid alla mandola e al guembri, un virtuoso che ha scontornato d’esotico le profonde ballate d’ispirazione folk dell’artista di origini britanniche, spargendo note flamenco su una suggestiva Judith, ipnotico blues maliano sulla lirica Comets o arie tuareg su una sognante e splendida To Be Sky. Ad una platea silenziosa ed attenta, Faccini ha accuratamente spiegato i luoghi e i motivi delle sue canzoni, svelando l’arcano del suo far musica, sintetizzabile nella magia di un brano dal potere liberatorio come Bring Down The Wall, dove è affiorata perfino una discreta verve rock. Per il resto l’artista ha accarezzato le corde delle sue chitarre con eleganza e savoir faire, intrecciando accordi blues, cori gospel, cristalline note folk, polveri desertiche, sonorità magrebine e avvolgenti melodie pop, a volte dilatando le parti strumentali e invitando di tanto in tanto il pubblico a partecipare. Artista sui generis e di indubbio talento, Piers Faccini è un’esteta e un ricercatore, capace di trattare i suoni come fossero i colori di un’affresco e le canzoni come capitoli di un libro di storia tuttora in via di aggiornamento.

Luca Salmini
Tutte le foto © Lino Brunetti

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Carlo Barbagallo in tour

Carlo Barbagallo inizia questo 2018 con una serie di concerti in solo in giro per l’Italia, di cui qualcuno in apertura all’ Infedele Tour di Colapesce.
Questo è il video ( https://youtu.be/ETNTDOs8xVo ) di due brani tratti dal primo concerto di presentazione di ‘9’ tenutosi lo scorso anno al Centro Culture Contemporanee ZO di Catania: Rainbow in solo (tratta dal precedente disco ‘Blue Record’) e ‘Clowns’ (brano di chiusura del concerto e dell’ultimo album) con una formazione di 9 elementi (formata da membri di AlbanopowerSuzanne’SilverColapesceTapso IIIl Fratello).
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Il suo ultimo album ‘9‘ ( https://barbagallo.bandcamp.com/album/9-2 ) è uscito in Italia a Maggio 2017 per Trovarobato e Malintenti Dischi e nel resto d’Europa per Noja RecordingsWild Love RecordsStereodischi.
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DATE SOLO
24|01 – Cine teatro Odeon, Catania – apertura a Colapesce
25|01 – TABIR, Taranto
26|01 – Casa delle Arti, Conversano (Bari) – apertura a Colapesce
27|01 – Gusto Vinile, Brindisi
28|01 – Resilienza, Bitonto (Bari)
29|01 – OFFEN, Cosenza
30|01 – The Alibi, Foggia
31|01 – La Taverna Della Musica, MontecatiniTerme (Pistoia)
07|02 – Trenta Formiche, Roma
08|02 – Bam, #Sapri, Salerno
03|03 – sPAZIO211, Torino – apertura a Colapesce
26|04 – Da Emilia, Torino
Da Febbraio in tour anche in band.
BAND:
15|02 – Cartavetra, Niscemi (Caltanissetta)
16|02 – Hmora, Siracusa
17|02 – Circolo Lebowski Ragusa, Ragusa
18|02 – TBC, Catania
23|02 – Circolo Agorà , CusanoMilanino (#Milano)
24|02 – Efesto, Bologna
10|03 – Circolo Arci Orchidea – SantaMargheritaLigure (#Genova)
13|03 – BLAH BLAH, Torino
14|04 – Bahnhof Live, Montagnana (#Padova)
15|04 – Boto’s Farm, Cuneo

The Heliocentrics: due imminenti date in Italia

Gli inglesi Heliocentrics tornano in Italia per suonare dal vivo i loro classici, i brani del loro quarto e ultimo album, A World of Masks (uscito a fine maggio scorso per la londinese Soundway Records), e quelli della recente colonna sonora originale del film documentario The Sunshine Makers (dai creatori del premio Oscar Searching For Sugarman), uscita questa estate in edizione limitata in vinile 180 grammi sempre per Soundway Records. Il collettivo di stanza a Londra capitanato da uno dei batteristi più rappresentativi della scena musicale internazionale contemporanea, Malcolm Catto, e dal bassista Jake Ferguson, si esibirà al Rework di Perugia venerdì 12 gennaio e al Biko di Milano sabato 13 gennaio, data che aprirà la stagione 2018 dei concerti del Circolo Arci milanese.
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Fin dagli esordi, il suono degli Heliocentrics ha dimostrato di non conoscere confini tra generi, battendo una strada che fluttua tra jazz, funk, hip hop, psichedelia, krautrock e musica concreta. Lo hanno messo in chiaro a partire dalla prima apparizione del 2006 nell’album di DJ Shadow The Outsider (A&M), a cui ha fatto seguito nel 2007 il debutto Out There per Now Again Records, etichetta sussidiaria della Stones Throw.
 
Il percorso di questo collettivo di virtuosi si è sviluppato e consolidato nel tempo e nei successivi lavori 13 Degrees Of Reality (Now Again Rec., 2013) e From the Deep (Now Again Rec., 2016). Forti di un eclettismo fuori dal comune, gli Heliocentrics si sono da subito messi in gioco collaborando con veri e propri pesi massimi della storia della musica come Mulatu Astatke, pioniere dell’ethio-jazz, LLoyd Miller, jazzista, studioso e massimo esperto di musica medio-orientale, Orlando Julius, padrino dell’afro-soul, e Melvin Van Peebles, il padre spirituale della blaxploitation, con cui hanno firmato l’album The Last Transmission
Nel 2009, Inspiration Information, il disco prodotto con Mulatu Astatke, è stato eletto album dell’anno ai Worldwide Awards di Gilles Peterson, inserito nella lista dei migliori album jazz di tutti i tempi da Jamie Cullum – il celebre cantante, pianista e conduttore radiofonico di BBC2 – e finito nelle playlist di molte testate musicali internazionali.
 
Sono passati quasi quindici anni dalla prima apparizione discografica del collettivo, anni in cui, man mano, intorno a Malcolm Catto e ai suoi musicisti si è aggregato un plotone di fan di prestigio tra cui spiccano Madlib, Gaslamp Killer, MF Doom, Archie Shepp, Marshall Allen (Sun Ra Arkestra) e il compianto David Axelrod, scomparso poco meno di un anno fa. 
 
heliocentricsCon A World of Masks, il collettivo residente al Quatermass Sound Lab – lo studio analogico di East London – ha introdotto una novità rispetto ai precedenti lavori, accogliendo la voce della giovane cantante slovacca Barbora Patkova. Con un groove in continua evoluzione e ritmi che muovono verso dimensioni non ancora esplorate così a fondo, gli Heliocentrics sviluppano e rivitalizzano il concetto di cosmic jazz, tanto che, da qualche mese, si parla di un futuro album in collaborazione con la Sun Ra Arkestra.
 
Gli Heliocentrics si esibiranno al Biko con questa formazione: Malcolm Catto (batteria), Jake Ferguson (basso), Raven Bush (violino, elettronica), Tom Hodges (synth, elettronica), Barbora Patkova (voce), Dan Smith (chitarra), Ade Owusu (chitarra). 
A World of Masks e The Sunshine Makers sono distribuiti in Italia da Audioglobe. 

BEST OF THE YEAR 2017

Quando ormai ne avrete lette di tutti i tipi e non ne potrete più, ecco che arrivo pure io con la mia lista di fine anno. Stilare queste classifiche è da tempo quasi una piccola impresa. Qual’è, ad esempio, il criterio più giusto da adottare nell’operare queste scelte? Da tempo ascolto centinaia di album all’anno e, nonostante ciò, quello che arriva alle mie orecchie è giusto una goccia nel mare. Essendo una lista personale, a parte il mio gusto, anche quest’anno mi sono basato sulle frequentazioni, ovvero quei dischi a cui, prima ancora che per lavoro, mi sono dedicato continuativamente per puro piacere. In un primo momento avevo messo giù una lista veramente lunghissima – potete farvene un’idea ascoltando la playlist che troverete alla fine di questa breve introduzione – poi, revisione dopo revisione, sono arrivato alla trentina di titoli di seguito elencati. Il fatto è che, al contrario degli anni precedenti in cui ero riuscito a identificare chiaramente due/tre titoli chiave, per me il 2017 è stato un anno colmo certamente di gran bei dischi (tanti, forse pure troppi), ma nessuno a cui affibbiare inequivocabilmente il titolo di disco dell’anno (guardando alle classifiche che si trovano in giro sembrerebbe che questo titolo debba andare al nuovo lavoro di Kendrick Lamar, un album che io, però, ho sentito a malapena una volta e che, quantomeno per quello che riguarda il versante strettamente musicale, non m’è sembrato proprio nulla di speciale). Diciamo che se dovessi proprio sbilanciarmi riducendo ulteriormente la lista, indicherei come top i cinque album che sotto troverete separati da tutti gli altri. Per il resto, il mio consiglio spassionato è quello di esplorare e frequentare la playlist, da usare sia per ricordare le tante uscite dell’anno che, magari, chissà, fare qualche nuova scoperta (che è un po’ l’uso che faccio io delle playlist degli altri). Buon ascolto!

Lino Brunetti

TOP 5 (in ordine alfabetico)

ALGIERS – The Underside Of Powers

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THE DREAM SYNDICATE – How Did I Find Myself Here

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KING KRULE – The Ooz

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LCD SOUNDSYSTEM – American Dream

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THE WAR ON DRUGS – A Deeper Understanding

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Gli altri 25 (in ordine sparso)

GODSPEED YOU! BLACK EMEPEROR – Luciferian Towers

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THE NATIONAL – Sleep Well Beast

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THE NECKS – Unfold

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CESARE BASILE – U Fujutu Su Nesci Chi Fa

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THE BLACK ANGELS – Death Song

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FEIST – Pleasure

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ST VINCENT – Masseduction

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JANE WEAVER – Modern Kosmology

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ANDREA LASZLO DE SIMONE – Uomo Donna

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FATHER JOHN MISTY – Pure Comedy

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MICHAEL CHAPMAN – 50

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TY SEGALL – Ty Segall

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SLEAFORD MODS – English Tapas

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THE HELIOCENTRICS – A World Of Masks

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THE MAGNETIC FIELDS – 50 Song Memoir

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RICHARD DAWSON – Peasant

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PROTOMARTYR – Relatives In Descent

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MOUNT EERIE – A Crow Looked At Me

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ALDOUS HARDING – Party

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JULIEN BAKER – Turn Out The Lights

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KEVIN MORBY – City Music

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KING GIZZARD & THE LIZARD WIZARD – Flying Microtonal Banana

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JOHN MURRY – A Short History Of Decay

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ENTRANCE – Book Of Changes

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METZ – Strange Peace

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Una ristampa

HÜSKER DÜ – Savage Young Dü

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Concerto dell’anno

NICK CAVE & THE BAD SEEDS, 6 novembre, Mediolanum Forum, Assago (MI)

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Foto di Rodolfo Sassano