GIANT SAND”Recounting The Ballads Of Thin Line Men”

GIANT SAND
RECOUNTING THE BALLADS OF THIN LINE MEN
Fire Records

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Quando l’anno scorso Howe Gelb e i suoi Giant Sand pubblicarono una nuova versione del loro esordio, Valley Of Rain, accogliemmo la notizia con curiosità e favore perché, in fondo, pur vedendoci un po’ di furbizia, il disco comunque suonava esaltante e altrettanto furono i concerti che l’accompagnarono. Il gioco però, si sa, è bello finché dura poco. Gelb, che sia con i Giant Sand, con una delle sue altre band o da solo, ha una discografia mostruosa e di certo non è uno che fa passare molto tempo tra una pubblicazione e l’altra. Capiamo benissimo che, in tempo di vacche magre, un musicista di culto del suo calibro per portare a casa la pagnotta debba passare la vita in tour e pubblicare il più possibile, ma se questo viene fatto ai danni dei propri fan la cosa diventa quantomeno seccante. Se infatti un’idea può essere carina una volta, già alla seconda mostra la corda e la sua sostanziale inutilità non può che peggiorare le cose. Di cosa stiamo parlando? Beh, questo nuovo Recounting The Ballads Of Thin Line Men altro non è che una versione re-immaginata e risuonata oggi del secondo disco della band, Ballad Of A Thin Line Man. Al contrario di quello dell’anno scorso qui non c’è neppure stato lo sbattimento d’inventarsi una ragione di qualsiasi tipo per attuare questa operazione. Si è giusto rimescolato un po’ la scaletta, si è aggiunta Reptillian, che appariva come bonus track nella ristampa del venticinquesimo anniversario e si son messe un paio di take di una Tantamount che non c’era sull’album del 1986 e che onestamente non so da dove venga. Tolto un suono meno affilato, una registrazione più consona all’oggi e la naturale maturazione della voce di Gelb, le differenze con le versioni originali sono pressoché nulle e pertanto viene da chiedersi, perché? L’ovvia risposta è: solo per far cassa con il minor sforzo possibile. Certo, le canzoni di Ballad Of A Thin Line Man erano bellissime e più o meno tali rimangono in queste riletture, ciò però non giustifica più di tanto il protrarsi di un’operazione decisamente discutibile, che ovviamente ci auguriamo si fermi qui e non continui per l’intera discografia della band.

Lino Brunetti

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