ANDY ALEDORT & THE GROOVE KINGS “Put A Sock In It”

ANDY ALEDORT & THE GROOVE KINGS
PUT A SOCK IN IT
LONG SONG RECORDS

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Uno dei tanti working-class-hero che battono senza sosta le backstreets del rock’n’roll con più passione che fortuna, Andy Aledort non è certo il primo nome che viene in mente quando si parla di grandi chitarristi, benchè suoni in qualche band da quando aveva 15 anni, abbia maneggiato la slide nei Great Southern di Dickie Betts dell’ultimo decennio e scritto e girato tanto di quel materiale didattico da riempire un’intera biblioteca. Per scoprire qualcosa in più di Aledort non serve consultare Wikipedia, ma bisogna chiedere a chi se ne intende di chitarristi, perchè ad esempio Warren Haynes dice di lui “..gusto, tono, numeri – Andy ha tutto…” oppure ascoltare Put A Sock In It, finora il suo unico album di studio pubblicato ormai 20 anni fa e oggi rimasterizzato e ristampato dall’italianissima Long Song Records. Registrato con The Groove Kings che sono Paul Apostolides al basso e Richard Rosch alla batteria con lo special guest Mike LeClerc al basso, Put A Sock In It mette subito in chiaro che Aledort non è solo un turnista di lusso, ma un solista con la mano ferma, un chitarrista con più sentimenti che nervi e perfino un compositore ispirato. Ancora adolescente, Aledort ha cominciato a suonare dopo aver visto i Beatles, ha preso lezioni di chitarra jazz e come chiunque altro su questa terra, è rimasto sconvolto dopo aver ascoltato Jimi Hendrix, ma Put A Sock In It fa subito capire che anche il blues deve aver avuto una certa importanza nella sua formazione, visto che comincia con una feroce versione di The Stumble di Freddie King e più avanti allinea una stilosissima Wrapped Up In Love Again di Albert King, artisti da cui potrebbe aver imparato che la musica è più una questione di feeling che un’infinita quantità di note e di interminabili assolo. Un concetto di cui Aledort deve aver tenuto conto quando ha scritto una cruda Piston Drivin’ Mama che pare sfuggita a un disco di Mississippi Fred McDowell o mentre suona il furioso rhythm’n’blues King’s Groove come avesse il demonio alle calcagna. Se il blues rimane magari un solido punto di riferimento, Aledort si rivela comunque un chitarrista versatile e creativo, come si intuisce da sanguigni southern rock come I’ve Got A Thing About You e Goin’ Down The Delta, dalla sventola hendrixiana di Wish o dalle calde atmosfere di Cry, che evocano la California del primo Steve Miller, senza contare i raffinati virtuosismi jazz del lungo epilogo strumentale For My Father. Chiunque suoni una chitarra elettrica troverà qualcosa da imparare tra le canzoni di Put A Sock In It, tutti gli altri potranno constatare quanto il destino sia stato crudele nei confronti del talento di Andy Aledort.

Luca Salmini

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