PLATEAU SIGMA “Symbols – The Sleeping Harmony Of The World Below”

PLATEAU SIGMA
Symbols – The Sleeping Harmony Of The World Below
Avantgarde Music

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I Plateau Sigma, da Ventimiglia, giungono al loro terzo disco con la consapevolezza di quanto fatto fino ad ora, con la forza di mille battaglie combattute per affermare la propria musica. Ed hanno concepito un monolite incredibile che raccoglie le esperienze passate mettendole al servizio di una nuova creatura che ne è la summa totale: decisamente e senza nessun rimorso si appropriano del sound da loro stessi costruito in passato e lo ampliano ancora per consegnarci il loro disco migliore. Prodotto in maniera esemplare da Francesco Genduso che dei Plateau Sigma è anche voce e chitarra (gli altri componenti sono Manuel Vicari – voce/chitarra, Maurizio Avena – basso, Nino Zuppardo – batteria) e masterizzato da Magnus Lindberg (Cult Of Luna) si presenta con suoni scintillanti e completi, che fanno da perfetto compendio alle composizioni ultraterrene della band. Stiamo parlando di doom, quello pesante e che dovrebbe essere senza respiro, quel doom che fa di una lentezza esasperante la sua forza, quel doom che a volte ti annichilisce e diventa insostenibile, quel doom che ricorda ad esempio una misconosciuta band d’altri tempi: i finlandesi Thergothon. Se non li conoscete recuperate il loro imperdibile Streams For The Heavens ed abbiatene paura. Prima ho detto apposta che questo doom dovrebbe essere senza respiro ed in effetti la sensazione è quella ma, c’è un ma, i Plateau Sigma in tutto questo ci mettono del loro, inserendo clamorosi inserti new wave che danno vita la dove sembra esserci solo morte. In quest’ottica A Parody Of Medea è un brano strepitoso con la dicotomia growl/voce pulita che tante volte stanca ma che invece qui centra il bersaglio in pieno e che fa il paio con la delicata e straniante melodia di The Child And The Presence posta in chiusura la quale ancora conferma la versatilità della band ligure. Se poi ci trovate dei richiami agli Ulver più onirici allora siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Sparse per i solchi la carica brutale di Heterochromia, la pesantezza doom di Ouija and the Qvantvm, la granitica The Moon Made Flesh, l’imperante lirismo melodico di The White Virgin, quattro minuti di puro terrore con escalation finale in territori heavy/shoegaze. Un disco perfetto.

Daniele Ghiro

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