SKYE WALLACE “Skye Wallace”

SKYE WALLACE
Skye Wallace
Self-released

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Bionda, scatenata e bellissima, Skye Wallace ha l’aria di una diva, ma, benchè in cima a un palco facciano una certa differenza, le apparenze non sembrano essere il punto, almeno non quando canta e suona la chitarra come se il cielo fosse il limite, che è quanto succede nel nuovo omonimo album, il quarto della sua carriera e quello che potrebbe coronare il sogno, visto che a pochi mesi dalla pubblicazione è già stato eletto tra i 4 migliori dischi canadesi del momento secondo il quotidiano The Globe And Mail. C’è anche chi la considera già “...un tesoro nazionale…” anche se la musica di Skye Wallace non fa venire in mente i modi gentili della cantautrice e la placida solitudine delle foreste del Canada, ma la frenesia del rock’n’roll e il volume assordante di tutti i concerti con cui la giovane artista deve aver rodato i meccanismi del suono elettrico e febbricitante che eplode con tanto fragore nelle canzoni del nuovo album. Quando era ancora poco più che una bambina e si esercitava con scale e gorghecci, Skye Wallace deve aver fatto sogni da cantante d’opera, ma l’adolescenza e la scoperta del punk la trasformano in una specie di folksinger e a questo punto, avviata alla maturità, sembra davvero essere diventata la ragazza più eccitabile di Toronto con un misto di seduzione e furore rock’n’roll che potrebbe evocare la Suzi Quatro degli anni ’70 e la Chrissie Hynde degli ’80 o almeno è l’impressione che suscitano il roboare emo di una Death Of Me che avrebbe scalato le classifiche un paio di decenni fa e oggi spopola sulle college radio, lo scintillio glam di una potente There Is A Wall o i coretti e le chitarre vintage di un’incandescente Body Lights The Way, che potrebbe appartenere al repertorio degli ultimi Black Keys. Questo omonimo quarto album suona di sicuro come il lavoro più maturo e eccitante dell’artista canadese, forse grazie al contributo di una solida band che non fa economia in quanto ad elettricità e comprende il chitarrista e produttore Devon Lougheed, il batterista Brad Kilpatrick, la violinista Rachael Cardiello e il bassista Bryn Besse. D’altro canto, se Skye Wallace ha alzato il volume delle chitarre, non ha certo abbassato il tenore del songwriting che si ispira agli scenari di un passato remoto in una Coal In Your Window cantata come avrebbero fatto le Breeders; lamenta storie d’amore impossibili in una sofferta elegia post punk come Suffering For You, mormora di solitudine in una caustica Stand Back, coniuga femminismo e power pop in Always Sleep With A Knife o mescola romanticismo e malinconia in una splendida ballata dagli sfondi folk come Midnight. L’attrice, la modella, la scrittrice o perfino la ballerina: Skye Wallace avrebbe potuto fare qualsiasi cosa della propria vita, del resto grinta e determinazione non le mancano. Per chi se lo stesse chiedendo, le ragioni che hanno determinato la scelta della tortuosa strada del rock’n’roll, stanno tutte in questo suo sorprendente ultimo disco di studio.

Luca Salmini

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