PROGETTO NO NAME “Restart”

PROGETTO NO NAME
RESTART
Hamfuggi Records

cover

Potrebbe magari evocare la plumbea Sheffield dei Cabaret Voltaire o la malsana Brooklyn dei Black Dice, ma di certo è difficile supporre che siano le morbide colline della provincia toscana il luogo dove il Progetto No Name ha ideato e sviscerato il destabilizzante coagulo di rumori industriali, improvvisazione free, sperimentazioni elettroniche, droni krauti e note dadaiste che riempie il nuovo album Restart.

Del resto Sara Fontana (chitarra, effetti, distorsioni) e Dario Arrighi (elettronica, drum machine, sintetizzatori) non fanno mistero di quali siano le fonti d’ispirazione del progetto quando dichiarano sulla loro pagina Facebook “…La nostra è una storia d’amore, quella che abbiamo per tutto il suono che ci circonda…”: parole che fanno presagire quanto la musica del duo abbia più in comune con il concetto di ricerca che con un’idea di ordinario intrattenimento. Ciò non significa che Restart sia un esperimento da laboratorio privo di sentimento, anzi le emozioni che suscita sono molto simili (altrettanto intense e per certi versi disturbanti) a quelle che si sprigionano dalla lettura di una pagina di William S. Burroughs, dall’osservazione di un capolavoro di Marcel DuChamp o dalla visione di una pellicola di Andrej Tarkowskij, ma di certo molto distanti dall’accattivante consonanza di un qualsiasi ritornello pop.

Del resto le melodie cantabili o anche il minimo accenno ad una forma canzone sono del tutto assenti dall’estetica di Restart e probabilmente anche dall’idea di musica che hanno in mente i componenti del Progetto No Name, visto che per intercettare un pattern di batteria bisogna attendere la quarta traccia It’s So Glam e per qualcosa che assomigli ad una voce il bel mezzo di un allucinante bordone rumorista come With Love To Mr. C. Quando non esplora le scenografie atmosferiche del minimalismo come succede nelle ipnotiche e affascinanti Vidmar part 1, part 2 e part 3, Restart è un conturbante magma di distorsioni ed effetti, di trame elettroniche e detriti sonici assemblati con furia futurista e nello spirito di un disco come Metal Machine Music, o almeno è l’impressione che suscitano il caotico roboare di Fucking Metalheads o le frequenze aliene di In The 90s You Would Been a Ghost Track, a cui un giro di chitarra conferisce una singolare aura esotica.

Opera coraggiosa e estrema, Restart è un disco perfetto per abbandonarsi all’estasi dell’immaginazione attraverso una musica che a suo modo suona straordinariamente psichedelica.

Luca Salmini

 

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