HOOVERIII “A Round Of Applause”

HOVERIII
A ROUND OF APPLAUSE
THE REVERBERATION APPRECIATION SOCIETY

Inizialmente gli Hoveriii (da leggersi Hoover 3) erano una creatura del solo Bert Hoover, il quale pubblicava la sua musica su cassetta o solo in digitale su Bandcamp, all’incirca a partire dagli inizi degli anni 10. L’esordio vero e proprio lo possiamo datare al 2018 con un album omonimo, mentre è dell’anno scorso Water For The Frogs, disco che lodavamo anche sulle pagine del Busca e nel quale Hoover abbandonava l’approccio autarchico, facendosi attorniare da altri musicisti.

Il momento della consacrazione per Bert e la sua band – che oggi conta su di lui a voce e chitarra, Gabe Flores a lead guitar e voce, Kaz Mirblouk a basso e synth, James Novick ai synth e Owen Barrett alla batteria – potrebbe però arrivare proprio ora col nuovo A Round Of Applause – titolo ispirato da Click Your Fingers Applauding The Play di Roky Erickson – disco che ha tutte le carte in regola per imporre la band losangelina fra quanti apprezzano la psichedelia di artisti quali Oh Sees, Ty Segall, King Gizzard And The Lizard Wizard e affini.

Come avviene nella musica delle formazioni citate, anche in quella degli Hooveriii si assiste a un miscuglio di nuovo e vecchio tritato, rimescolato e sputato fuori in un sound eccitante, elettrico e prepotentemente lisergico e chitarristico. A rendere le potenzialità di A Round Of Applause maggiori rispetto ai suoi predecessori è non solo la qualità media delle canzoni, ma anche la loro tendenza a non sbrodolare allungandosi a dismisura in jam infinite, prediligendo piuttosto un approccio che in qualche modo potremmo definire persino pop.

A rendere poi particolarmente succosa la proposta c’è il fatto che Bert è compagni vanno ad attingere da fonti parecchio diverse, inglobando nei loro pezzi non solo le pagine migliori della tradizione psichedelica californiana e texana, ma anche scampoli di prog canterburiano, pop glam degno di David Bowie, affondi rock’n’roll iper classici, una certa weirdness di marca Castle Face e le geometrie ritmiche del kraut rock, allestendo infine un sound  cosmico, spaziale, retrofuturista, visionario eppur potentissimo.

Vi basterà sentirvi un pezzo inguaribilmente bowiano e sognante come The Pearl per capire che gli Hoveriii sanno sia suonare che scrivere canzoni, ma diciamo che se a questa aggiungerete l’ascolto di una clamorosa See, dell’affilata e potente Out Of My Time, di una Water Lily dalle aperture space, di una groovata e incalzante Stone Men, della fenomenale Iguana (con inserti di sax), di una The Runner allucinatamente a là John Dwyer e di tutte le rimanenti, il godimento sarà senza dubbio maggiore. In attesa di poterli vedere dal vivo, consumiamo questo disco. Ovviamente in vinile colorato! 

Lino Brunetti