MOPE “Mope”

MOPE

Mope

Taxi Driver Records

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A Genova e dintorni le cose si stanno facendo sempre più interessanti vista la gran quantità di progetti e band che vivono (e suonano) il meteorologicamente disastrato territorio ligure. Nell’ambito dello stoner doom poi le cose vanno a meraviglia e tutti questi gruppi perpetuano una tradizione che ormai comincia ad avere radici solide e lontane nel tempo. Tra i nuovi adepti possiamo annoverare i MOPE che debuttano con l’omonimo lavoro (Taxi Driver Records) annoverando a dire il vero tra le proprie fila non proprio dei novellini e non solo barbuti doomster di navigata solidità, vale a dire Fabio Cuomo degli Eremite alla batteria e Stefano Parodi dei Vanessa Van Basten al basso, bensì anche le gentili donzelle Jessica Rassi (artista presso The Giant’s Lab) alla chitarra e Sara Twinn, sax, già con i Folagra. Proprio da quest’ultima si può partire per parlare di loro, perché il suo sassofono è la parte centrale e principale della loro musica. Sulle afose atmosfere create dalla base ritmica e dalla chitarra si staglia il gelido suono del sax, nitido e mai distorto, quasi a voler delineare una immaginaria ed inusuale linea vocale (i brani sono strumentali) perché spesso la sua delicata melodia si scontra (doverosamente) con la inquietante ostilità alle sue spalle. Proprio questa dicotomia rende affascinante il progetto, là dove la musica della band è sporca ed abrasiva il suono del sax va a controbilanciare armoniosamente ma con la giusta dose di sinistra profondità. Amate i Kilimanjaro Darkjazz Ensamble o i Bohren And Der Club Of Gore ma a volte ascoltandoli vorreste più volume, più chitarre e meno elettronica dal sapore jazz? I MOPE fanno per voi, si posizionano su quelle lunghezze d’onda perché hanno il jazz ma del resto anche la narcolettica potenza sonica degli Sleep. Tre lunghi pezzi per oltre mezz’ora di drone mefitici profumati dal sax, suoni ipnotici tesi e fumosi, proprio come quella bruma che sale dal terreno dopo un violento temporale nel torrido sole d’agosto.

Daniele Ghiro

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FIRE! “(without noticing)”

FIRE!

(without noticing)

Rune Grammofon/Goodfellas

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I FIRE! sono Mats Gustafsson (sax tenore e baritono, organo, Fender Rhodes, electronics), Johan Berthling (basso, piano) e Andreas Werliin (batteria). Il nuovo album (without noticing), i cui titoli dei brani sono ispirati dalle lettere che Bill Callahan ha scritto a Emma Bowlcut (le ha di recente pubblicate la Drag City), è aperto e chiuso da fibrillanti slabbrature noise che farebbero pensare ad un disco decisamente più ostico di quello che alla fine è. Certo, non di pop o di musica per tutti stiamo parlando, ma il pubblico che segue le faccende dell’avant-rock, qui dentro potrebbe davvero trovarsi a proprio agio. Il ritmo dettato dal basso pulsante in Would I Whip subito ci spedisce in scenari (free) jazz-rock; più circospetta e meditativa Your Silhouette On Each, pezzo notturno che potrebbe far pensare a degli Om datisi al jazz. In At Least On Your Door, il rullio ritmico fornito da Werliin, non certo un batterista che si limita a tenere il tempo, fa il paio col basso ipnotico di Berthling, mentre Gustafsson ha modo di furoreggiare vertiginosamente col suo sax. Meno jazz e più avant Tonight. More. Much More., attraversata da strati d’organo e con un feeling cinematico, mentre più in linea coi dettami free la seguente, memorabile Molting Slowly, quantomeno nella prima parte, visto che nella seconda prende il sopravvento una più marcata identità ambient-doom, in sottofondo fin dalle prime battute, per via della fangosa partitura di basso. Un gran disco, terrigno e carnale!

Lino Brunetti