RUBACAVA SESSIONS “No Middle Ground”

RUBACAVA SESSIONS
No Middle Ground
Lostunes Records/Goodfellas

Rubacava NMG cover

I RUBACAVA SESSIONS sono una band romana attiva dal 2012, inizialmente come duo acustico (chitarra 12 corde e banjo) formato da Carlo Mazzoli e J.Giovannercole, e poi, col tempo, rafforzata dall’ingresso in pianta stabile del bassista Rocco Pascale, del batterista Alberto Croce, del fisarmonicista Michele Focareta e del trombettista Leonardo Olivelli. È con questa line-up, la quale si è data una personalità suonando dal vivo e partecipando al Subiaco Rock Blues Festival, che arrivano oggi al disco d’esordio, prodotto da Francesco Giampaoli e con la supervisione artistica di Antonio Gramentieri, entrambi dei Sacri Cuori.

Nelle canzoni di No Middle Ground, i Rubacava Sessions danno vita ad una musica che guarda ai grandi spazi dell’Ovest americano, a quel crocevia di suoni in cui s’incontrano blues e folk, surf, rock’n’roll e speziature mexican e desert-rock. Il languido strumentale desertico che apre le danze (Adios Greytown) è il loro biglietto da visita, il varco d’ingresso ad un mondo onirico e cinematico, dove le pennellate di tromba tratteggiano scenari al confine col Mito. Ed in questo senso, i Rubacava Sessions sono bravi a non farsi fagocitare dalla musica americana, magari risultando come la solita versione de noantri di musiche che gli americani (generalmente) indubbiamente fanno meglio, dando al tutto (appunto) una patina che ha più a che fare col sogno e il mito, piuttosto che con la sterile adesione a certi modelli.

Ecco allora la cover sinuosa di Per Un Pugno Di Dollari, quasi a voler ribadire l’italianità del progetto, ed il generale mood da “spaghetti western” rivisitati del lavoro. Il tutto si riscontra in certi suoni, ma pure nei possibili referenti rock, inglobati nel loro stile, che vengono alla mente sentendo le varie canzoni: nomi come Gun Club (Shaman’s Remedy), Grant Lee Phillips (la splendida No Middle Ground), Woven Hand (Skeleton Song, volendo anche caveiana), Giant Sand (Mayor’s Last Stand). Un pezzo come Western Psichedelico sta tutto nel suo titolo; Rope Of Sand è uno strumentale lungo e articolato, un bell’esempio delle capacità musicali della band; Rubacava Blues un buon boogie blues; We Have Come This Far una ballata di fine lignaggio.

È un disco fascinoso No Middle Ground, elegante e splendidamente suonato.  Se proprio dovessi dare un unico suggerimento, sarebbe quello di imprimere una maggior cattiveria nei pezzi più rock, ma in linea di massima trattasi davvero di un ottimo esordio.

Lino Brunetti

Qui sotto, potete sentire il disco dei Rubacava Sessions in esclusiva per Backstreets of Buscadero. Buon ascolto!

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EMMANUELLE SIGAL “Songs From The Underground”

EMMANUELLE SIGAL

Songs From The Underground

Brutture Moderne/Audioglobe-The Orchard

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Ha girovagato per mezzo mondo EMMANUELLE SIGAL: nata in Israele da genitori francesi, vi ha vissuto per 13 anni, prima di intraprendere una serie di spostamenti che l’hanno portata prima a Parigi con la madre e poi a risiedere, nell’ordine, a Bolzano, Berlino e Venezia. Il suo ultimo approdo – temporaneo? – dove vive tutt’ora, è Bologna. Proprio lì vicino, a Lido di Dante in provincia di Ravenna, nello studio Al Mare, ha realizzato Songs From The Underground, il suo disco d’esordio, dopo che in passato aveva avuto una prima esperienza con un’ensemble gypsy-jazz di Bolzano e aveva partecipato all’ultimo disco dei Sacri Cuori, Delone, nel quale figurava quale cantante ed autrice delle parole di Seuls Ensemble. Proprio i Sacri Cuori – Antonio Gramentieri (chitarra elettrica, basso VI), Francesco Giampaoli (basso, piano elettrico, percussioni), Diego Sapignoli (batteria e percussioni) – insieme a Marco Bovi (chitarra acustica, banjo, mandolino), appaiono come musicisti ed arrangiatori (Gramentieri e Giampaoli anche come produttori) delle 10 belle canzoni scritte da Emmanuelle per questo disco. Ispirati dal romanzo di Dostoevskij “Memorie dal sottosuolo”, questi brani mescolano esperienze personali, storie d’amore e di vita, considerazioni sul come portare avanti la propria esistenza. Nella bellissima Deep Cold Sea, Emmanuelle canta parole che ben sintetizzano il modo in cui guarda alla vita: “Desperation makes us grow/And time will tell us what we need/But till that moment we should live/Without any chains around our feet”. Musicalmente, la sua canzone d’autore si tinge d’influenze passate, in cui appaiono colorature swing, blues, folk. Il bel collage posto in copertina – sempre opera della Sigal stessa – ben illustra i contenuti dell’album, il suo far confluire la memoria nel presente. Il piglio old time e blues con cui il disco si apre (Blues Train), si stempera nei bellissimi ed avvolgenti arrangiamenti di Happiness prima, e tra le spire malinconiche, in cui serpeggia la splendida chitarra di Gramentieri, di Song From The Underground poi. Alcuni pezzi swingano da matti (la divertente e indiavolata Si Le Monde, una One For My Heart Four For His Rum quasi waitsiana, And I’m Dreaming); altri rallentano in forma di ballata (la citata Deep Cold Sea, una All I Ever Wanted a ritmo di cumbia, l’ondivaga My Ass Between Two Chairs, in cui ci s’immagina un dialogo con Charles Bukowski); la stupenda Refugee, messa in chiusura, ha le forme di un blues dalle sfumature klezmer. In tutti i casi, rifulge la scrittura e l’abilità interpretativa della Sigal, graziata inoltre dalla consueta abilità dei Sacri Cuori (e di Bovi ovviamente) nell’arrangiare i pezzi sempre nel migliore e più fantasioso dei modi. In definitiva, davvero un bell’esordio!

Lino Brunetti

Qui di seguito, in esclusiva per Backstreets Of Buscadero, lo streaming dell’album:

ALBUM STREAMING: MIMÌ STERRANTINO “Un Lupo Sul Divano”

CVMimi
Un lupo sul divano  è il titolo dell’ultimo lavoro discografico di Mimì Sterrantino datato 2015. Comprende dieci brani, registrati sempre insieme agli Accusati, che ripercorrono le vie sonore nord americane degli anni settanta. Blues, country, folk e rock si fondono insieme ai testi del cantautore siciliano che non abbandona la sua vena ironica, le lodi a madre natura, lo spirito rivoluzionario, la fantasia e la classica autoreferenzialità cantautorale con cui parla di se stesso e delle proprie esperienze di vita.

BSBE “BSBE3”

BSBE

BSBE3

42 Records

BSBE-cover_rgb-72dpi

Tra le bands italiane apparse sulla scena negli ultimi anni, i romani BSBE – ovvero i Bud Spencer Blues Explosion, nome che ovviamente gioca con quello del gruppo di Jon Spencer, riadattandolo ad uno scenario nostrano – sono indubbiamente tra quelle che maggiormente hanno trovato i favori del pubblico, diventandone subito dei beniamini. Merito d’infuocatissime esibizioni live e di un suono che parte dal blues per inglobare sonorità più dure e selvagge, in canzoni di forte impatto. Il nuovo disco, BSBE3, prodotto da Giacomo Fiorenza (Offlaga Disco Pax, Moltheni, Giardini di Mirò), vede il due formato da Adriano Viterbini (voce, chitarra) e Cesare Petulicchio (batteria, percussioni) impegnato nel tentativo di mettere su nastro proprio tutta l’energia delle loro esibizioni live. Overdubs ridotti al lumicino, nessun ospite, registrato in studio come se si fossero trovati sulle assi di un palco. Questo approccio diretto e viscerale lo si sente in maniera massiccia, anche se poi non impedisce alle varie canzoni di esprimersi attraverso sfumature ed angolazioni diverse. Come sempre cantate in italiano – ed immagino non sia affatto facile adattare la nostra lingua a musiche del genere – le loro canzoni esprimono un ampio spettro d’influenze e rimandi, ma sono poi capaci di cristallizzarsi in un sound ormai riconoscibile quale loro. Ovviamente, il ricordo di altri famosi duo degli ultimi anni è praticamente ineludibile: in No Soul qualcosa dei Black Keys di mezzo è facile sentirlo, mentre un pezzo quadrato e dalle sfrigolanti parti chitarristiche come Camion, con tanto di break indianeggiante, pare uscita dalla penna di Jack White. Molto bella Miracoli, un pezzo che potrebbe piacere ai fan dei QOTSA; quasi affondato nella psichedelia lo slow blues di gusto doorsiano Croce; palesemente hendrixiana, di certo una presenza importante nella loro musica, la mirabolante Rubik. Ma un po’ tutto il disco martella con riff blues incessanti (Mama, poi ripresa come ballata alla fine, Inferno Personale), boogie fiammeggianti tra ZZ Top e stoner (Hey Man), attraverso un funambolismo chitarristico che, nei suoi momenti più eccessivi, sfiora la pirotecnia di Tom Morello (Duel). Insomma, un buon disco di conferma, e se le ultime cose dei Black Keys vi hanno lasciato con l’amaro in bocca, pur evidenziate tutte le differenze, magari proprio i BSBE sapranno trovare il modo di consolarvi.

Lino Brunetti

GUITAR RAY AND THE GAMBLERS “Photograph”

GUITAR RAY AND THE GAMBLERS

Photograph

Autoprodotto/IRD

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Ray Scona è un chitarrista e cantante originario di Chiavari, in provincia di Genova. Ormai da un decennio abbondante, il tramite col quale fa conoscere la sua musica è il quartetto denominato Guitar Ray And The Gamblers, che al suo fianco vede allineati il bassista Gab D, il tastierista Henry Carpaneto ed il batterista Marco Fuliano. Formazione innamorata e dedita alle varie forme del blues, in passato ha avuto modo di collaborare con alcuni mostri sacri quali Fabio Treves, Big Pete Pearson (col quale hanno pure realizzato un album), Otis Grand e Jerry Portnoy, armonicista quest’ultimo alla corte di Muddy Waters, così come di Eric Clapton. Un curriculum di tutto rispetto insomma, che oggi si aggiunge di un nuovo capitolo – il quinto, contando l’album con Pearson – intitolato Photograph. E proprio una fotografia del loro suono possiamo considerarlo questo CD. Pur essendo un disco di blues, Ray e compagni sono bravi nel non farsi ingabbiare al 100% nelle maglie del puro e solo disco di genere. Immettono quel pizzico di varietà che permette all’ascoltatore non fanatico di solo blues di non annoiarsi, e inseriscono, a livello d’arrangiamento, qualche sfumatura che tiene desta l’attenzione. Ray ha una bella voce calda – anche se abbisognerebbe di un po’ più di personalità – ed è un buon chitarrista; è inoltre coadiuvato da una band che sa il fatto suo, nonché da uno stuolo d’ospiti – Fabio Treves, lo Gnu Quartet, il cantautore canadese (qui anche produttore) Paul Reddick, i fiati di Paul Maffi JB Lobello, alcune coriste – che aggiungono ulteriore carne al fuoco. I pezzi ondeggiano tra slow blues e affondi più rock, tra R&B a volte un po’ funky e qualche ballata. Tra le mie preferite: una Mary Lou che prende il Lou Reed di New York per sbatterlo in qualche bettola di New Orleans; la splendida You Are The One, che non è difficile immaginare cantata da Mark Lanegan, e dove lo Gnu Quartet fa un lavoro davvero magistrale; la bella ballata He Thinks Of You, bisognosa giusto di un cantato un po’ più prepotente; la chiusa acustica di Bella Bambina, l’unico pezzo in italiano, cantata però da Reddick. Il disco esce il 18 gennaio – date un’occhiata al loro sito – ma fin da oggi, potete ascoltarlo in streaming cliccando sul link qua sotto. Buon ascolto!

Lino Brunetti

Photograph

THERE WILL BE BLOOD in streaming

THERE WILL BE BLOOD – WITHOUT. Da oggi in anteprima streaming su Stereomood

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Da oggi è possibile ascoltare in anteprima streaming il nuovo album dei There Will Be Blood “Without” su STEREOMOOD

La versione digitale dell’album è in preorder su Bandcamp da oggi e fino al 17 novembre al prezzo esclusivo di 5 € (sarà poi in preorder al prezzo di 9 €); chi lo ordinerà potrà scaricare gratuitamente il singolo Ain’t No Places, No Matter.

Uscirà lunedì 2 dicembre Without (con distribuzione a cura di Self), il secondo album dei There Will Be Blood, due chitarre e una batteria che suonano un rock blues sporco e graffiante. Registrato come gli altri lavori a La Sauna Recording Studio di Varese, per questo album il trio si è avvalso della collaborazione di Giulio Favero, che ha masterizzato le tracce.
I There Will Be Blood (Riccardo Giacomin, Davide Paccioretti e Mattia Castiglioni) nascono nel 2009 in provincia di Varese con la passione per la musica blues del Mississippi e le atmosfere polverose e aride del West America. Un gruppo che lavora assieme allo sviluppo dei testi che diventano storie sempre più complesse, oscillando fra il noir ed il western, attingendo a piene mani dall’horror e dall’iconografia del cinema di genere.

Whithout è un album con una trama dalla svolta decisiva, che professa la fede della “mancanza”, il sottrarre per aggiungere, lo spogliare per svelare la pelle, soffiando via la polvere per far passare la luce, abbandonando le 4 corde del basso per spingere il ritmo fin nello stomaco, alla ricerca di quell’unico riff che da solo è una canzone, di quell’unico istinto che lega assieme 14 brani in un unico disco.
“Without, senza. With, out. Una parola che significa mancanza, ma che nella sue sillabe ne nasconde un altra: with, che significa presenza. Una dicotomia che dipinge l’intima essenza del protagonista, diviso e dimezzato: per metà vivo e segnato dal tempo, mortale, peccatore ma redento; nell’altra metà, senz’anima, eterno, immortale, demoniaco. Una mano nelle braci, l’altra nell’acqua battesimale”.

END OF THE ROAD 2013 – UN RACCONTO PER IMMAGINI

senza titolo-124Un po’ come abbiamo fatto per il Primavera Sound, vi raccontiamo qui l’edizione 2013 del bellissimo festival End Of The Road – si tiene nel Dorset, in Inghilterra, ogni anno alla fine di agosto – attraverso una galleria di immagini, rimandandovi ad un più completo report che apparirà sul prossimo Buscadero. Per il momento, buona visione quindi.

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Annie Eve

Annie Eve

Widowspeak

Widowspeak

Diana Jones

Diana Jones

Landshapes

Landshapes

Ralfe Band

Ralfe Band

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Pins

Pins

Pins

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Pins

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Futur Primitif

Futur Primitif

Allo Darlin'

Allo Darlin’

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Doug Paisley

Doug Paisley

Serafina Steer

Serafina Steer

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Money

Money

Eels

Eels

Eels

Eels

Eels

Eels

Matthew E. White

Matthew E. White

Bob Lind

Bob Lind

David Byrne

David Byrne

St. Vincent

St. Vincent

Savages

Savages

Savages

Savages

King Khan & The Shrines

King Khan & The Shrines

Birthday Girl

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Fossil Collective

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Evening Hymns

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Pokey La Farge

Pokey La Farge

Indians

Indians

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Night Beds

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Dawes

Dawes

Dawes

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Angel Olsen

Angel Olsen

Angel Olsen

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Leisure Society

Leisure Society

Leisure Society

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Warpaint

Warpaint

Warpaint

Warpaint

Warpaint

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Anna Von Hausswolff

Anna Von Hausswolff

Anna Von Hausswolff

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Trembling Bells

Trembling Bells

Trembling Bells with Mike Heron

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Mike Heron

Mike Heron

Mike Heron

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Crocodiles

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Barr Brothers

Barr Brothers

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Barr Brothers

Barr Brothers

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Charlie Boyer & The Voyeurs

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Damien Jurado

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William Tyler

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Bo Ningen

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Valerie June

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Broken Twin

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John Murry

John Murry

John Murry

John Murry

Dinosaur Jr

Dinosaur Jr

Dinosaur Jr

Dinosaur Jr

Barr Brothers with Futur Primitif

Barr Brothers with Futur Primitif

Caitlin' Rose
Caitlin’ Rose

All photos © Lino Brunetti

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