CLUSTERSUN “Out Of Your Ego”

Da Catania provengono i CLUSTERSUN che pubblicano il loro debutto intitolato Out Of Your Ego (SeaHorse/Audioglobe). Con la loro musica ci si tuffa a capofitto indietro negli anni ottanta, in una stratificazione completa di quello che la new wave ha prodotto in quegli anni, con echi che a volte virano verso i New Order, altre verso i Cure, addirittura alcune fiammate dalle parti dei Simple Mind e non ci si annoia perchè l’album è ben prodotto e le canzoni ci sono. Forse fin troppo sospese e glaciali, magari qualche inserto più sostenuto avrebbe giovato maggiormente per scompigliare un po’ le carte, ma questo è un piccolo parere personale che non inficia la bontà del loro debutto. Ottimo il crescendo wave di Planar I, delicato il dream pop di Floating, per un disco che si chiude con i notevoli sette minuti abbondanti di Clustersun che si dipanano leggiadri in uno shoegaze finalmente fragoroso. Da ascoltare, infatti noi ve lo proponiamo in straming sul web di Backstreets!

Daniele Ghiro

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SAVOIRE ADORE “Our Nature”

SAVOIRE ADORE

Our Nature

Nettwerk/Self

Savoir-Adore

Non è mai facile affrontare criticamente un disco che si pone platealmente quale disco pop, perché, chissà come mai, la tendenza è istantaneamente quella di sottostimarlo, manco la ricerca della più estrema comunicabilità ed immediatezza fosse una colpa. Prendiamo ad esempio questo terzo disco dei newyorchesi SAVOIR ADORE che, ben lungi dall’essere un capolavoro, un pugno di belle melodie le mette in campo. Come approcciarlo? Dal punto di vista dell’originalità dovremmo stroncarlo subito: musicalmente va a pescare un po’ in ogni dove, dal synth pop anni ’80, ad un moderato shoegaze, che il più delle volte si traduce in un guitar pop d’ascendenza sempre molto eighties. Le melodie, cantate a due voci, maschile e femminile, occhieggiano ai girl groups anni ’60, oppure lambiscono il dream pop, arrivando persino ai My Bloody Valentine, purgati ovviamente da qualsiasi tentazione noise. Tutto qui? Si e no, perché poi alla fine, il disco dà ciò che promette e raggiunge i suoi obiettivi: qualche affondo danzereccio e sintetico (il primo singolo Dreamers, l’edonista Regalia, Loveliest Creature), un po’ di pop chitarristico per non inimicarsi gli indie kids più seriosi (Sparrow, Imagination, At The Same Time), un po’ di sixties che non fanno mai male (Anywhere You Go) e un paio di momenti un po’ più introspettivi quali Our Nature e Wild Davie. Hanno un po’ esagerato coi tempi – quasi un’ora è decisamente troppo per un disco del genere – ma se quello che cercate è un album leggero ma ben fatto, una possibilità magari gliela darei.

Lino Brunetti