KID CONGO & THE PINK MONKEY BIRDS “Haunted Head”

KID CONGO AND THE PINK MONKEY BIRDS

Haunted Head

In The Red/Goodfellas

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KID CONGO POWERS, con la sua militanza in bands quali The Cramps, Gun Club e i Bad Seeds di Nick Cave, può ben dire di aver fatto parte della serie A del rock e di aver concorso a pagine importanti della sua storia. Da qualche anno, con THE PINK MONKEY BIRDS (Jesse Roberts, Kiki Solis, Ron Miller), dopo un’altra fetta di carriera in cui ha suonato ovunque si esigessero i suoi servigi, è inevitabilmente stato “retrocesso” nella serie B della musica più malata ed alcolica. Haunted Head è il terzo disco pubblicato sotto questa sigla, ed è ancora una volta un concentrato di garage rock, psychobilly, surf allucinato, swamp-rock da horror di serie Z  e rock’n’roll ultra fuzzato. Lungi dall’essere quella di un vero cantante, la voce di Kid Congo è lo scartavetrato borbottio, recitante e filtrato, di un alcolizzato, la cartoonesca versione del fantasma di un vecchio bluesman. Attorno ad essa, la band allestisce uno sporco e rugginoso peep show fatto di boogie scricchiolanti e twang guitars fangose. Canzoni vere e proprie ne emergono a stento, ma il mood è quello giusto e, in qualche modo, la leggenda continua.

Lino Brunetti

THE FALL “Re-Mit”

THE FALL

Re-Mit

Cherry Red/Goodfellas

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Da sempre, i Fall sono una diretta emanazione della dittatoriale gestione di Mark E. Smith, il risultato delle sue scelte, il frutto schizzato dei suoi continui cambi d’umore e delle susseguenti ricombinazioni in una formazione che ha cambiato line up innumerevoli volte. Da un po’ di anni a questa parte, l’irascibile deus ex machina della band, pare essersi acquietato, mantenendo sostanzialmente stabili i suoi compagni di viaggio, tanto che quella attuale è probabilmente la più longeva delle incarnazioni tra quelle avute dai Fall (ben quattro album di fila senza cambiamenti!). In Re-Mit, disco numero trenta per la compagine inglese, il cinquantaseienne Smith è ancora attorniato dalle tastiere della moglie Elena Poulou, dalle chitarre di Peter Greenaway e da una sezione ritmica formata da David Spurr (basso) e Keiron Melling (batteria). Il sound rimane più o meno quello degli ultimi dischi: molto rock e chitarristico, con puntatine nel più schietto e ruvido garage rock, con la dimensione post-punk ancora evidente in figure ritmiche metronomiche ed ipnotiche e, ovviamente, nello sputacchioso stile declamatorio del leader. Nelle dodici canzoni qui contenute dimostrano di essere ancora in buona forma e, anche se probabilmente non verrà ricordato come uno dei loro dischi migliori, neppure verrà inserito tra le loro cose più deboli. L’uno-duo dato da pezzi vagamente sixties e velenosi come Sir William Wray e Kinder Of Spine sanno ancora come colpire l’ascoltatore, così come conquistano senza mezzi termini i semplici fraseggi chitarristici di brani come Hittite Man o Loadstones. Qui e là appare qualche estemporanea improvvisazione (la ronzante Noise, l’allucinata Pre-MDMA Years, la più sostanziosa Jam Song, dove Smith accenna un tentativo di canto), in altri casi la base sonora assume forme ripetitive ed ossessive, con stratificazioni di chitarra e tastiera (l’incalzante No Respects Rev., Victrola Time, la Jetplane letteralmente tenuta in piedi dal connubio basso/batteria). Nessuna vera novità, questo è vero, però è altrettanto vero che Re-Mit, in quanto attestato di buona salute, svolge molto più che egregiamente il suo compito. C’è di che esserne felici!

Lino Brunetti

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Primavera Sound 2013 – Un racconto per immagini

Primavera Sound - Parc del Forum

Testo e foto di Lino Brunetti

Per tutti gli appassionati di musica, quello col Primavera Sound di Barcellona, è un appuntamento annuale assolutamente da non perdere. Annunciato con lo slogan Best Festival Ever, il Primavera di quest’anno è stato un grandissimo successo sia di pubblico (oltre 170000 le presenze nei tre giorni a pagamento), che in termini di proposta musicale. Veramente tante le cose da ricordare: da un Nick Cave in forma smagliante ad un magico Mulatu Astatke, dall’atmosfera emozionante creata dai Dead Can Dance, all’intensità di gruppi come Neurosis o Swans, per arrivare alla grandezza di giovani songwriters come Matthew E. White o Phosphorescent o al divertimento assicurato da bands quali Goat, Metz o Thee Oh Sees. Un vero e proprio report sulla manifestazione, apparirà sul numero di luglio/agosto del Buscadero; qui, sarà essenzialmente attraverso una galleria fotografica che proveremo a raccontarvi i nostri giorni nella città catalana. Iniziando a contare fin da adesso i giorni che mancano al prossimo Primavera, di cui è già stato annunciato il primo nome: Neutral Milk Hotel! Appuntamento a Barcellona quindi, 29, 30 e 31 maggio 2014!!!!

Parc del Forum

Parc del Forum

Parc del Forum

Parc del Forum

Parc del Forum

Parc del Forum

Parc del Forum

Parc del Forum

The BotsThe Bots

Guards

Guards

The Vaccines

The Vaccines

The Breeders

The Breeders

Wild Nothing

Wild Nothing

Woods

Woods

Savages

Savages

Savages

Savages

Blue Willa

Blue Willa

Blue Willa

Blue Willa

Girl portrait

Girl portrait

Metz

Metz

Parc del Forum

Parc del Forum

Do Make Say Think

Do Make Say Think

Bob Mould (before the show)

Bob Mould (before the show)

Hot Snakes

Hot Snakes

Fucked Up

Fucked Up

Dead Skeletons

Dead Skeletons

Animal Collective

Animal Collective

Animal Collective

Animal Collective

Ethan Johns

Ethan Johns

Mulatu Astatke

Mulatu Astatke

Mulatu Astatke

Mulatu Astatke

Daniel Johnston

Daniel Johnston

Daniel Johnston

Daniel Johnston

Om

Om

Matthew E. White

Matthew E. White

Jesus & Mary Chain

Jesus & Mary Chain

Jesus & Mary Chain

Jesus & Mary Chain

Neurosis

Neurosis

Neurosis

Neurosis

Swans

Swans

Swans

Swans

Goat

Goat

Goat

Goat

Mount Eerie

Mount Eerie

Julia Chirka & Lauren Ashley Eriksson (Mount Eerie) - portrait

Julia Chirka & Lauren Ashley Eriksson (Mount Eerie) – portrait

Sea And Cake

Sea And Cake

Sea And Cake

Sea And Cake

Dead Can Dance

Dead Can Dance

Dead Can Dance

Dead Can Dance

Dead Can Dance

Dead Can Dance

Thee Oh Sees

Thee Oh Sees

Phosphorescent

Phosphorescent

Phosphorescent

Phosphorescent

Nella folla

Nella folla

Cayucas

Cayucas

Girls

Girls

Love is in the air

Love is in the air

il mitico Big Jeff

il mitico Big Jeff

Pubblico

Pubblico

Mac De Marco

Mac De Marco

The Orchids

The Orchids

Julie Doiron

Julie Doiron

Sr. Chinarro

Sr. Chinarro

Come

Come

All photos © Lino Brunetti

Don’t use without permission

TY SEGALL & MIKAL CRONIN “Reverse Shark Attack”

TY SEGALL & MIKAL CRONIN

Reverse Shark Attack

In The Red/Goodfellas

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Anche se sarebbe stato lecito crederlo, vista l’incredibile prolificità del soggetto, Reverse Shark Attack non è il nuovo album di Ty Segall, bensì la ristampa, ad opera della benemerita In The Red, di un disco uscito sul finire del 2009, solo in LP, per la piccolissima Kill Shaman. A tenergli compagnia in questa sortita, c’era il vecchio amico e sodale MIKAL CRONIN, cointestatario dell’opera e coautore degli originali in scaletta. Dischetto piuttosto strampalato e bizzarro questo, sia pur irresistibile sotto molti aspetti. Tanto per iniziare dura appena venticinque minuti ed ha una forma a dir poco schizofrenica: i primi sei pezzi sono uno sputacchioso e super eccitante concentrato di garage rock rumorosissimo e lo-fi, che definire selvaggi è poco ma che, altrettanto sicuramente, garantiscono divertimento a profusione. Durata media, inferiore ai due minuti, superati giusto in un paio di occasioni. A seguire, quasi come un intermezzo, c’è un’allucinata e caotica (anche se per molti versi fedelissima) cover di Take Up Stethoscope And Walk, pezzo appartenente al primo repertorio dei Pink Floyd. Consumato anche questo passaggio, l’album si completa con i dieci minuti della title-track, una lunga escursione che alterna garage folk psichedelico, surf indiavolato e momenti rumoristi, per una girandola continuamente cangiante. Che dire? Che gran personaggio Ty Segall!

Lino Brunetti

BEST OF THE YEAR 2012 – Lino Brunetti

Come è tipico di ogni fine anno, è giunto il momento dei bilanci. E dunque, come è stato questo 2012 in musica? Partiamo da una considerazione generale: ormai da tempo è impossibile identificare, non dico un album, ma anche solo uno stile, che possa essere rappresentativo dell’anno appena trascorso. Le tendenze musicali, che sono comunque propense a ripetersi ciclicamente, sono da tempo esplose in miriadi di rivoli che, lungi dal potersi (se non in sporadici casi) definire nuovi, hanno perso pure la loro capacità di caratterizzare un’epoca. Se un lascito ci rimarrà di questi anni di download selvaggio e strapotere della Rete, sarà quello di un azzeramento dell’asse temporale, non più verticale bensì orizzontale, dove passato, presente e futuro convivono allegramente assieme in una bolla dove non c’è più nessuna vera differenziazione. Lo si evince dall’enorme numero di ristampe, deluxe edition, cofanetti celebrativi, ma pure dalle musiche contenute nei dischi dei cosidetti artisti “nuovi”, talmente nuovi che a volte suonano esattamente come i loro omologhi di quarant’anni fa. In questo scenario, le cose migliori nel 2012 sono arrivate in larga parte proprio dai grandi vecchi o comunque da artisti sulle scene ormai da parecchio tempo. Bob Dylan è tornato con un disco stupendo, Tempest, celebrato (giustamente) ovunque. Non gli è stato da meno Neil Young che, assieme ai Crazy Horse, ha assestato due zampate delle sue, prima con le riletture di Americana, poi con le cavalcate elettriche di Psychedelic Pill. Dopo due ciofeche quali Magic Working On A DreamBruce Springsteen se ne è uscito finalmente con un disco vitale, intenso, potente sotto tutti i punti di vista. Magari imperfetto, di sicuro non un capolavoro, Wrecking Ball è comunque un album di grandissimo livello, che ha riposizionato il Boss ai livelli che gli competono. Rimanendo sui classici, bellissimo il nuovo Dr. John (Logged Down), splendido il Life Is People di Bill Fay, di gran classe il Leonard Cohen di Old Ideas (un disco che comunque io non ho amato pazzamente come altri hanno fatto), mentre solo discreto è stato il Banga di Patti Smith. Per la serie “e chi se l’aspettava?”, credeteci o no, è ottimo invece il nuovo ZZ TopLa Futura, band a cui la produzione di Rick Rubin ha fatto un gran bene. Ma non solo i “grandi vecchi” ci sono stati, anche se sempre tra i veterani  si è dovuto andare a cercare le cose migliori. Partiamo da quello che è senza dubbio il mio disco dell’anno, The Seer degli Swans, un triplo LP magnetico, ottundente, potentissimo e visionario. Poi, in ordine sparso, il sorprendente ritorno sulle scene dei Godspeed You! Black Emperor (‘Hallelujah! Don’t Bend! Ascend!), i Giant Sand sempre più Giant di Tucson, i loro fratelli Calexico con Algiers, i Dirty Three di Towards The Low Sun, gli Spiritualized di Sweet Heart Sweet Light, i Sigur Ros di Valtari, i Lambchop di Mr Mil Mark Stewart di The Politics Of Envy, i redivivi Spain di The Soul Of Spain, i Mission Of Burma di Unsound, gli Om  di Advaitic Songs, Dirty Projectors di Swing Lo Magellan. Deludente il ritorno dei PiL, decisamente buoni quelli di Jon Spencer Blues ExplosionLiars, EarthBeach House (sia pur meno efficace degli album precedenti), Six Organs Of AdmittanceAnimal CollectiveNeurosis, UnsaneThe Chrome CranksThee Oh SeesGuided By Voices (ben tre dischi!), Woven HandGrizzly BearPontiak (memorabile il loro Echo Ono, e non solo perché hanno avuto la bontà di mettere una mia foto sulla copertina della versione in vinile), la doppietta Clear Moon/Ocean Roar dei Mount Eerie, il Moon Duo di Circles, i Tu Fawning di A Monument, i Peaking Lights di Lucifer. Dagli artisti solisti non moltissimi dischi da ricordare a mio parere: di sicuro lo è quello di Hugo Race & Fatalists (We Never Had Control), tra le cose migliori dell’annata, anche superiore al Blues Funeral della Mark Lanegan Band (comunque bello), ma lo sono pure la doppietta di Chris Robinson Brotherhood, i due dischi di Andrew Bird (soprattutto Break It Yourself), l’esordio del leader dei Castanets come Raymond Byron & The White Freighter (Little Death Shaker) ed il The Broken Man di Matt Elliot. Ancora meglio ha fatto il gentil sesso: per una Cat Power a fasi alterne (Sun, solo parzialmente riuscito), ci sono state una Fiona Apple in odor di capolavoro (The Idler Wheel…), una grandissima Ani Di Franco (Which Side Are You On?), la sorprendente Gemma Ray (Island Fire), le sorelline svedesi First Aid Kit (The Lion’s Roar), la Beth Orton di Sugaring Season. Tra le nuove band, la palma di rivelazione dell’anno se la beccano i grandissimi Goat di World Music, seguiti a ruota dai The Men di Open Up Your Heart, dai Big Deal di Lights Out, dagli Islet di Illuminated People, dai Fenster di Bonesdagli Allah-Las e dalla Family Band di Grace & Lies. Tra le cose più sperimentali, vetta incontrastata allo Scott Walker di Bish Bosch, un disco per nulla facile ma di una intensità rarissima. In campo improvvisativo, grandi cose sono arrivate dagli svizzeri Tetras (Pareidolia il titolo del loro album). Altri dischi da non dimenticare, Effigy dei Pelt, msg rcvd dei Neptune, Fragments Of The Marble Plan degli AufgehobenWe Will Always Be di Windy & Carl. E l’Italia? Certo, anche l’Italia ci ha dato grandi cose. Gli Afterhours hanno pubblicato uno dei loro dischi più belli di sempre, Padania. Potente e visionaria l’opera in due parti degli Ufomammut, così come Il Mondo Nuovo de Il Teatro Degli Orrori. E poi: Sacri Cuori (Rosario), King Of The Opera (Nothing Outstanding), Father Murphy (Anyway, Your Children Will Deny It), Paolo Saporiti (L’ultimo Ricatto), Ronin (Fenice), Mattia Coletti (The Land), manZoni (Cucina Povera), Xabier Iriondo (Irrintzi), Sparkle In Grey (Mexico), Guano Padano (2), Calibro 35. E chissà quante altre cose mi son perso o avrò dimenticato! Qui sotto, la selezione della selezione. Ed ora, prepariamoci al 2013!

SWANS “THE SEER”

GOAT “WORLD MUSIC”

FIONA APPLE “THE IDLER WHEEL…”

PONTIAK “ECHO ONO”

GODSPEED YOU! BLACK EMEPEROR “‘ALLELUJAH! DON’T BEND! ASCEND!”

AFTERHOURS “PADANIA”

TETRAS “PAREIDOLIA”

MOUNT EERIE “CLEAR MOON/OCEAN ROAR”

HUGO RACE FATALISTS “WE NEVER HAD CONTROL”

THE MEN “OPEN UP YOUR HEART”

SCOTT WALKER “BISH BOSCH”

BRUCE SPRINGSTEEN “WRECKING BALL”

BOB DYLAN “TEMPEST”

NEIL YOUNG & CRAZY HORSE “AMERICANA/PSYCHEDELIC PILL”

FIRST AID KIT “THE LION’S ROAR”

GIANT GIANT SAND “TUCSON”

BOX SET: CAN “THE LOST TAPES”

Cartoline dal San Miguel Primavera Sound 2012 – 31 maggio, day 2

All photos © Lino Brunetti.

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A Storm Of Light

A Storm Of Light

Archers Of Loaf

Archers Of Loaf

The Afghan Whigs

The Afghan Whigs

Mazzy Star

Mazzy Star

Wilco

Wilco

Thee Oh Sees

Thee Oh Sees

The XX

The XX

Spiritualized

Spiritualized

Cartoline dal San Miguel Primavera Sound 2012 – 30 maggio, day 1

All photos © Lino Brunetti.
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No More Lies

Jeremy Jay

Jeremy Jay

The Wedding Present

The Wedding Present

The Walkmen

The Walkmen

Black Lips

Black Lips

THE BRADIPOS IV “Live At KFJC Radio!!”

THE BRADIPOS IV

Live At KFJC Radio!!

Freak House-Full Heads/Audioglobe

Considerati da più parti tra i principali esponenti della musica surf-garage in Italia ed in Europa, i BRADIPOS IV sono un gruppo casertano con una quindicina d’anni di carriera alle spalle. E se di album ne hanno approntati solo un paio (Instromania e Surf Session) di certo non si son fatti mancare un’intensa attività live, con la quale hanno infuocato i palchi del vecchio continente. Però, in fondo, diciamocelo, quale potrebbe essere davvero il sogno di una band dedita alla surf music, se non quello di suonare nella patria del genere, ovvero la California? Nell’estate 2011, per i Bradipos IV, il sogno è però diventato finalmente realtà: primo tour americano, con dieci date in California, sull’asse che da San Francisco va a San Diego. Ed è proprio in occasione di questo tour che è nato questo nuovo album live. Le cose sono all’incirca andate così: Phil Dirt, famosissimo DJ di musica surf, da anni fan della formazione, ha l’idea, specie dopo aver visto uno dei loro show, d’invitarli a suonare presso gli studi della KFJC, storica emittente radiofonica di Los Altos Hill. Contatta così la collega Cousin Mary e organizza la cosa. Quello che è avvenuto, lo si può sentire oggi in Live At KFJC Radio!!, dischetto svelto e conciso che, a dispetto di una registrazione non proprio dinamica ed in alta fedeltà (il tutto è stato riversato, ovviamente in presa diretta, su un basico due piste e poi semplicemente mandato in masterizzazione), difficilmente vi farà tenere incollato il culo alla poltrona. Sono un gruppo di genere i Bradipos IV, non si discostano dai topos della surf music e non tentano nessuna operazione modernista, questo è palese. Ma se quel suono fa parte del vostro DNA e siete in cerca di puro e sano divertimento, be’, tranquilli allora, con loro non mancherà di certo. Più o meno equamente diviso tra cover ed originali autografi, in meno di mezz’ora, Live At KFJC Radio!! allinea nove brani, affidando l’apertura ad un medley composto da Everybody Up/Malaguena/Latin’ia e poi spandendo sul suo percorso eccitanti riletture surf di A Fistful Of Dollars di Morricone, di Carmela di Sergio Bruni, della A Shot In The Dark di Henry Mancini, ma anche infuocati brani propri come le bellissime Mysterion e L’Inseguimento. L’abilità tecnica non gli manca e neppure il gusto di saper metter i suoni nei punti e nel modo giusto. Dovessero passare dalle mie parti, di certo non mancherò di esserci!!

Lino Brunetti