BARNACLES “One Single Sound”

BARNACLES
One Single Sound
Boring Machines-Non Piangere Dischi

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Dietro l’inedita sigla Barnacles troviamo celato un musicista che più volte abbiamo incontrato, sia come membro dei bravissimi Sparkle In Grey, che come collaboratore di altre anime a lui affini. Stiamo parlando di Matteo Uggeri, qui in veste, prima ancora che di one man band, di manipolatore elettronico. Nelle note di copertina di One Single Sound, infatti, si è peritato d’informarci che le fonti sonore di queste quattro tracce arrivano tutte da registrazioni realizzate da altri (i drones di Giulio Andreucci, le urla di zio Ronnie, dei field recordings di Stefano De Ponti, la chitarra di Maurizio Abate, l’ohm di una classe di yoga, dei sampler di batteria) poi manipolate e riconfigurate in composizioni del tutto nuove ed originali. Quella che alla fine esce dalle casse dei nostri stereo è una musica misterica e molto, molto evocativa. Non semplice musica elettronica, né ovvia drone music, bensì un qualcosa capace di agire in modo ben più profondo e conturbante. Queste quattro tracce hanno maggiori punti di contatto con l’universo hauntologico, con quello stato di coscienza in bilico tra dormiveglia e subconscio, tra sprazzi di memoria di avvenimenti mai accaduti e attività onirica. Il sound è cinematico, attraversato da estatiche melodie filamentose, voci e rumori d’ambiente che accrescono di sottile inquietudine l’esperienza d’ascolto. Il tutto si situerebbe su un piano di profonda astrazione, non ci fossero i beat che, a fasi alterne, accompagnano, quando non prendono addirittura il sopravvento, (sul)le partiture sonore, ancorando il tutto ad una maggiore solidità terrena. Musica bellissima, capace di agire sull’anima come le scie lasciate da un sogno di cui ricordiamo solo le sensazioni. Straordinario anche l’artwork, sempre opera di Uggeri.

Lino Brunetti

Anteprima video: THE SLAPS “Waves”

Waves. Smarrimento, alienazione, evasione da una realtà che non ti appartiene. Tutto all’unisono, delle grida che vogliono essere il messaggio dell’intero disco. Nel momento in cui percepiamo come inesorabile la distanza dalle altre persone, un’altra onda arriva e travolge. L’unico rifugio possibile sembra una realtà intimamente nostra, in cui cercare una nuova sintesi di noi stessi.” Queste le parole con le quali la band padovana The Slaps descrive la realizzazione del loro nuovo video Waves, tratto dal loro album di debutto Declaration of Loss, uscito lo scorso novembre per Dischi Soviet Studio, e che inquadrano perfettamente il concept alla base del loro bisogno di far musica. D’altra parte il nuovo singolo sintetizza altrettanto bene la sonorità del gruppo per chi li ascolta per la prima volta. Un sound di matrice garage-punk contiene echi di power-pop e grunge anni ’90, ispirato ai classici Nirvana e Weezer, fino a raggiungere sfoghi al limite dell’emo-core, analogamente al lavoro di band odierne come Wavves, Fidlar, Cloud Nothings.
IL VIDEO
Nel video il contrasto tra le placide immagini del litorale e boschive, nelle quali si ritrova la protagonista, e le furiose ritmiche sormontate dal muro di chitarre, riflette la presenza di un mondo tumultuoso al di sotto della realtà percepita, un mondo interiore che si manifesta attraverso l’apparizione di un altro-da-sé, un rifugio virtuale creato dai suoni e dalle emozioni. Il video è stato diretto da Petra Errico, in collaborazione con Dischi Soviet Studio.

CRIMINAL PARTY “La Revolution Bourgeoise”

CRIMINAL PARTY
La Revolution Bourgeoise
Downbeat & Pink House

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Il primo nucleo dei Criminal Party risale addirittura alla prima metà degli anni ottanta, fondati dal chitarrista e autore Fabio Vinciguerra hanno visto alterne fortune (cioè zero visibilità, oh, siamo in Italia) nel corso degli anni e ben due scioglimenti/ricostituzioni. L’ultima nel 2012 ha dato alla luce l’EP Votate Me, ma ora con una formazione rinnovata (oltre al già citato Fabio ne fanno parte Francesco Amato alle tastiere, Mimmo Garofalo al basso e Eduardo Palladino alla batteria) e rinvigorita dall’innesto di due vocalist (Lisjac e Vicky Jam) danno alle stampe un album che segna il ritorno a tutti gli effetti della band palermitana. Ed è un piacere constatare che il ritmo non ha perso incisività col trascorrere del tempo, anzi acquista una valenza storica che gruppi come loro possono giustamente vantare, una sorta di precursori di quel garage punk adrenalinico, retrò quanto volete ma indubbiamente sempre godibile e che è sempre gustoso ascoltare. Inoltre la componente spigolosa è qui maggiormente accentuata rispetto alle precedenti uscite, fanno capolino qua e là gli Avengers, a volta si intravedono i Nuns e dal garage al punk il tratto è breve. Completamente cantato in inglese (per inciso: ben cantato) il CD sfodera ben 18 brani che si muovono sulle coordinate sopra descritte e tra i quali spiccano la potente What About You, le tirate Angry And Tired, We Hate You e Burned Generations, la fumosa Assalt At The Central Bank, la marziale Crime After Crime e sconfinando anche in territory rockabilly con Politics In Love.

Daniele Ghiro

FABRIZIO TESTA “Free Camilletti!”

FABRIZIO TESTA
Free Camilletti! Easy Listening For Nihilistic Youth
Fonetica Meccanica

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Chi conosce l’arte e la musica di Fabrizio Testa, sa bene quanto sia un convinto sostenitore del formato breve, dell’EP diciamo. Con progetti diversi – ricordiamo Il Lungo Addio – pubblica spesso Testa, ma non c’è mai nessuna forma di sbrodolamento eccessivo, dice quello che deve dire e si astiene dal mettere dell’inutile in più. Free Camilletti! Easy Listening For Nihilistic Youth segna l’incontro con un’anima affine quale Alessandro Camilletti, incontrastato leader e anima degli Psycho Kinder, oscura band wave già incrociata in passato nella nostra rubrica cartacea. In sei tracce e poco più di 13 minuti, incrociano i loro rispettivi songwriting, dando corpo a ciò che il sottotitolo dell’album, con la solita serissima ironia, allude. Cinque sono pezzi di Testa poi cantati o recitati da Camilletti – con la sola eccezione della stessa Free Camilletti!, tra l’altro l’unico pezzo inedito, dove è protagonista una voce pre-registrata che parla di nichilismo – mentre in Un Uomo, bel brano degli Psycho Kinder, è il primo a mettere la voce su un testo del secondo. Riprendendo in mano brani dei suoi Mastice Morire, Testa ha qui scelto delle nuove vesti, calando Terreno K in un basico pulsare techno, la bellissima Marco Pierantoni in una partitura pianistica suonata da Alberto DessìSaronno in un mix di allucinazione poetica e un semplicissimo arrangiamento che pare fatto con Garage Band, Cesenautico tra straziate destrutturazioni. Anche in quest’opera un po’ estemporanea, Testa rimane un autore personalissimo (dicendolo a là Barthes, il punctum sono i testi) che, un pezzo alla volta, sta costruendo un corpus artistico forse per pochi, ma di grande, grandissima sostanza.

Lino Brunetti

Construction dans l’espace et le silence

Construction dans l’espace et le silence
di Emiliano Zucchini e Paolo Tarsi

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Video artwork di Emiliano Zucchini e sound design di Paolo Tarsi, una collaborazione tra un artista visivo e un musicista, entrambi italiani. L’opera sarà presentata a Kalejdoskop East-West come parte del progetto “From East to West with Love” il prossimo 27 settembre alla Herbert Art Gallery & Museum di Coventry (West Midlands, Regno Unito). Questo lavoro a quattro mani prende forma dalla creazione dello spazio e del silenzio dal nulla. Lo sfondo a scacchiera bianca e grigia nella computer grafica rappresenta il livello alfa/zero, il punto di partenza dell’immagine, la dimensione dove la materia e la natura virtuale prendono forma. Le musiche composte da Paolo Tarsi sono tratte dall’album “Furniture Music for New Primitives” (Cramps/Rara) e vedono la collaborazione di Paolo Tofani (Area International POPular Group), del Quartetto Maurice e di Roberto Paci Dalò che ha realizzato la parte elettronica che accompagna il brano.

Emiliano Zucchini nasce a Frascati nel 1982, vive e lavora a Roma. La sua ricerca artistica spazia tra la pittura, la fotografia, l’arte digitale e la video-arte. Grafico pubblicitario di professione, nel suo lavoro artistico adopera principalmente la computer grafica, con interventi di pittura, e la fotografia manipolata come mezzo espressivo. Negli ultimi anni la sua ricerca affronta il tema della comunicazione e la costruzione dell’immagine attraverso di questa, partendo dallo studio del mezzo analogico (antenna) fino ad approdare al mezzo più comune e attuale del digitale (computer grafica, web, file, etc…). Ha esposto le sue opere alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di San Marino, a Shanghai al Biz Art Center, a Roma presso “una Vetrina”, al Centro Luigi di Sarro ed alla Galleria Sala Uno, a Philadelphia al Crane Art Center, a Milano al Castello Sforzesco e presso lo Studio Barozzi, al GAMC di Viareggio ed in numerosi Festival internazionali, tra i quali il FILE di San Paolo, il Bideodromo di Bilbao, il Filmideo del New Jersey e molti altri.

Paolo Tarsi (1984) musicista e compositore si specializza nello studio della composizione con il premio Oscar Luis Bacalov, in seguito suona con il chitarrista Paolo Tofani nel progetto Area Open Project e con musicisti dell’attuale scena elettronica, jazz e rock provenienti da formazioni quali Area International POPular Group, Afterhours, Litfiba, CCCP, CSI, Diaframma. Ha preso parte in veste di interprete/compositore a perfomance e installazioni presentate in aeroporti, gallerie e musei d’arte contemporanea quali il MAXXI (Roma), il MUSMA (Matera), il Centro Arti Visive Pescheria (Pesaro) e in luoghi di culto della musica contemporanea come lo Spectrum di New York. Dal 2010 fa parte del gruppo Argo con cui pubblica una serie di romanzi collettivi (nel tempo collaborano con Argo personalità quali Edoardo Sanguineti, Marina Abramović, Wu Ming, Michela Murgia, Erri De Luca, Aldo Nove, Paolo Nori, Antonio Rezza e Flavia Mastrella). Nel 2015 pubblica l’album “Dream in a landscape” (Trovarobato Parade) seguito da “Furniture Music for New Primitives” (Cramps/Rara Records) sugli scritti di William S. Burroughs.

Rats On Rafts/De Kift: il video di Last Day On De Zon

Uscirà il 14 ottobre l’album congiunto realizzato da due delle formazioni più valide della scena indipendente olandese, i Rats On Rafts – dei quali forse ricorderete il bellissimo Tape Hiss – e i De Kift – punk band sui generis dalla discografia fluviale.

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Rats On Rafts/De Kift conterrà 10 brani e sarà pubblicato da Fire Records, con distribuzione Goodfellas.

 

Last Day On The Zon è il brano che ne anticipa l’uscita. Eccone il video, enjoy!