SHIJO X “Odd Times”

SHIJO_odd_timesSHIJO X
Odd Times
A Buzz Supreme/Audioglobe
Avevamo lasciato gli Shijo X all’epoca del loro ottimo secondo album, …If A Night, e li ritroviamo oggi, cinque anni dopo, non solo con l’uscita del nuovo disco, ma anche con la notizia che saranno una delle tre band italiane (le altre Persian Pelican e Wrongonyou) scelte per suonare al Primavera Sound di quest’anno, via Primavera Pro. Un bel risultato che non si può che ritenere meritatissimo, specie alla luce dell’ascolto di Odd Times. Se già era originale la loro musica in passato, oggi hanno addirittura fatto dei passi avanti. I “tempi strani” del titolo sono quelli di queste canzoni, cangianti, imprevedibili, spesso su arditi tempi dispari. La linearità trip-hop (comunque non del tutto assente, sentitevi la bellissima Parallax) del passato, ha qui lasciato spazio ad una forma canzone che non sai mai come definire, visto che pur rimandando ad altre musiche – certa eleganza pop, la canzone d’autore dalle sfumature jazz, il soul – in nessuna di esse si fa ingabbiare. Merito senz’altro di una cantante straordinaria quale è Laura Sinigaglia, capace di guidarci con mano sicura attraverso un ampio spettro di emozioni e suggestioni, ma merito anche di una band – Davide Verticelli (piano), Andrea Crescenzi (basso), Federico Adriani (batteria) – raffinata e avventurosa, capace di continue, mirabolanti invenzioni, in costante equilibrio tra modernità e una forma canzone tutto sommato classica, tra il calore della musica dell’anima e l’imprevedibilità di un indomito spirito creativo. Ottima inoltre la scrittura, senza dubbio dotata di appeal per un pubblico internazionale come quello del Primavera. Sono sicuro che faranno faville! Voi, intanto, godetevi il disco.

Lino Brunetti

MARTA COLLICA “Inverno”

MARTA COLLICA
Inverno
Brutture Moderne/Audioglobe
phpThumb_generated_thumbnailjpgNella sua ormai lunga carriera, Marta Collica ha collaborato con moltissimi musicisti e fatto parte di numerose formazioni e situazioni musicali: i Micevice di Giovanni Ferrario e i Groovy Guru di Cesare Basile, le collaborazioni con John Parish, Hugo Race (con il quale ha dato vita ai tutt’ora attivi Sepiatone), Alexander Hacke, Mick Harvey o progetti collettivi quali Songs With Other Strangers e Dounia, per fare un po’ di nomi. Inverno, terzo disco solista dopo Pretty And Unsafe (2007) e About Anything (2009), pur vantando la collaborazione del chitarrista e co-produttore Cam Butler e la partecipazione di numerosi ospiti (tra i tanti, Deko, Giorgia Poli, gli amici Race, Parish, Ferrario), è un disco molto intimo e privato, scritto e registrato con molta calma nella propria casa-studio berlinese e poi completato in una seconda fase tra Parigi, Catania e Melbourne. Dodici canzoni dell’anima, propense all’introspezione, con la voce calda di Marta a tratteggiare melodie pensose, umbratili, mai troppo aderenti ad una linearità pop convenzionale, ma perfette per essere calate tra le trame organiche di un suono minimale eppur ricco, dove ogni tremolio, ogni scricchiolio, ogni ritmo sordo accennato, ogni intreccio di chitarra o intervento musicale, ha una sua ragione d’essere e un suo peso. Il passo notturno di una Clandestine graziata dall’onirico violino di Catherine Graindorge; le chitarre che si avviluppano al ritmo inesorabile e alla melodia pop di Outside For A Walk; il visionario blues For Real; il tinitinnare soave di chitarre acustiche ed elettriche di Dov’è Che Finisce; l’ipnosi rock dell’ottima La Fine Dei Segreti, sono solo i primi passi nell’universo di un disco fascinoso e di un’autrice che rimane ancora oggi un tesoro fin troppo riposto. A voi il piacere di esplorarlo nella sua interezza.

Lino Brunetti

GIANCARLO ONORATO “Quantum”

GIANCARLO ONORATO
Quantum
Lilium

Quantum-gianCarlo-Onorato
Da uno che è in giro dalla fine degli anni ’70, dapprima con uno dei gruppi storici della nostra New Wave (gli Underground Life, sei dischi tra l’80 e il ’93), poi non solo come solista, ma pure come produttore discografico, scrittore e pittore, forse sarebbe anche comprensibile un fisiologico calo d’ispirazione. E invece non conosce cedimenti l’arte di GianCarlo Onorato, tanto che è con piena convinzione che salutiamo questo suo quinto album solista come un piccolo capolavoro, come il frutto di un artista in continua ricerca e ancora all’apice delle sue possibilità. Prodotto da Onorato stesso e da Marco Giuradei, Quantum allinea una serie di canzoni la cui creatività non è così usuale nel cantautorato odierno. Ai soliti, concettualissimi testi, aggiunge una ricerca musicale che si esprime in un continuo ondeggiare tra suggestioni e timbriche cangianti, la qual cosa dà al disco una varietà, pur nell’estrema coerenza del tutto, che fa davvero bene all’ascolto. Bella l’interazione tra il rollio ritmico e il fraseggio del piano in una Le Belle Cose dall’avvolgente vocalità; straordinaria Il Barocco Del Tuo Ventre, rock song caveiana guidata dall’organo, scura e quasi recitata nelle strofe, quasi pop nel refrain; permeate d’un che di psichedelico sia Niente Di Te, una splendida ballata da cantautore, che La Norma Dell’Attesa, dal piglio decisamente più rock. Capolavoro è poi Scintillatori, caratterizzata da un puntiliismo pianistico, che nei suoi oltre 8 minuti di durata fa rivivere il miglior Battisti. Il lirismo intenso di In Grazia, il pulsare pop di Senza Gravità e la visionarietà di Invocazione Alla Notte e Al Paesaggio, gli altri capitoli che rendono questo album senza dubbio consigliatissimo.

Lino Brunetti

BLESSED CHILD OPERA “A Wonderful Breath Of Life”

BLESSED CHILD OPERA
A Wonderful Breath Of Life
Seahorse/Audioglobe

3e4a164dd3a4e8de50dba327d796d56a_238xPaolo Messere è una figura ormai storica dell’underground italiano, attivo da quasi un ventennio sia come discografico (con la sua Seahorse) che come musicista in proprio, principalmente, ma non solo, con la sua sigla storica, Blessed Child Opera. Proprio con questa moniker torna oggi a farsi vivo, con quello che è ormai l’ottavo album di una formazione da sempre osannata dalla critica, ma che a tutt’oggi fatica ad imporsi nei gusti del grande pubblico. Il fatto è che la musica di Messere è sempre stata tutt’altro che immediata, prediligendo atmosfere oscure, forme melodiche non immediatamente memorizzabili, un’impostazione di fondo memore della lezione wave e dark. A Wonderful Breath Of Life è un disco nato di getto, per certi versi quasi neppure preventivato, più simile ad un grumo emotivo da estirpare, che non alla meditata intenzione di reimmettersi sul mercato. Lo confessa lo stesso Messere che qui, come è sua abitudine, ha fatto tutto da solo, lasciando alla sola Rita Saviano il ruolo di ospite esterno nel duetto So What Does It Mean. Disco impetuoso e viscerale, in cui le chitarre e i ritmi si mescolano ad infiltrazioni elettroniche, a degli archi, in un suono che, sia pur allestito dando seguito a quell’urgenza di cui parlavamo, rimane denso e massimalista. La potenza lirica di brani come Tell Me That’s How You Wanted o della chitarristica I Will Return Improvising Something…, si specchia in drammatiche ballate dai drappi wave come Landing, tra le avvolgenti volte di The Beauty & The Beast, in una Maybe I Should Silence Them At All quasi a là Red House Painters. Dark eppure a suo modo arioso, A Wonderful Breath Of Life è un disco compatto e vibrante, nuova testimonianza di un percorso sempre in divenire.

Lino Brunetti

MÒN “Zama”

MÒN
Zama
Urtovox/Audioglobe

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Giovanissimo quintetto romano, attivo solo dal marzo 2014, i Mòn si sono fatti notare qualche tempo fa grazie al video di Lungs, loro primo singolo, anticipatore dell’esordio che qui andiamo a trattare. Lungs, messa in apertura di Zama, è in effetti una gran bella canzone, un invidiabile biglietto da visita: melodia indie-folk cantata a due voci, diciamo tra Tungg e XX, ottima solidità strumentale, sottolineata inoltre da un’inaspettata coda in bilico tra cavalcata elettronica e vigore rock. Nella cartella stampa, i ragazzi elencano un’incredibile sfilza di artisti (in buona parte contemporanei) che li avrebbero influenzati o che comunque fanno parte dei loro ascolti. Alcuni si sentono nei loro pezzi, altri molto meno. La cosa che colpisce qui dentro è la freschezza del tutto, unita ad una maturità strumentale e compositiva già piuttosto formata. Non che mettano in campo un suono particolarmente originale, ma inserendosi nell’affollatissimo calderone indie-folk contempooraneo, lo fanno bypassando le scelte più scontate e soprattutto attraverso un bel gusto melodico e trame strumentali spesso cangianti, timbricamente ricche. Le voci quasi sempre intrecciate di Rocco Zilli e Carlotta Deiana danno vita a belle melodie in bilico tra solarità e malinconia, cristallizzate nel ritmo saltellante di Alma, nell’introspettivo slancio epico di The Flock, in uptempo chitarristici come Forest Of Cigarettes o Fluorescence, in pezzi che fanno pensare a degli XX meno minimali (Indigo). Come si diceva, qui e là entrano in campo elementi quasi alieni (gli arzigogoli chitarristici di una That Melts Into Spring venata anche di un po’ di durezza, ad esempio), ma è attraverso brani cristallini come Mutter Nacht che i Mòn potrebbero ambire ad un successo anche internazionale, come fossero degli Of Monsters An Men italiani.

Lino Brunetti

COLOMBRE “Pulviscolo”

COLOMBRE
Pulviscolo
Bravo Dischi

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Per chi segue le faccende del rock indipendente italiano, questo esordio di Colombre non è proprio un fulmine a ciel sereno. Dietro la sigla, infatti, si nasconde Giovanni Imparato, cantante e chitarrista dei Chewingum, brillantissima band in bilico tra indie, funk e pop, che aveva avuto modo di farsi notare grazie ai suoi godibilissimi dischi. Mollato il gruppo, dopo esser stato per un po’ alla corte di Maria Antonietta, Imparato si è messo in proprio, rubando il moniker al racconto di Dino Buzzati, quello dove un mostro marino insegue per tutta un’esistenza un uomo che fugge impaurito temendo per la propria vita, non sapendo che il mostro voleva invece regalargli qualcosa di prezioso. Il tema di fondo del racconto è facile trovarlo nei testi di Pulviscolo, confessioni a cuore aperto di un ragazzo che va facendosi uomo affrontando paure, incertezze, delusioni d’amore, imparando ad ambire ad una qualche felicità con uno sguardo più maturo. Da questo punto di vista, le liriche si srotolano come parte di un unico racconto, dando la sensazione all’ascoltatore di trovarsi di fronte a qualcosa di profondamente personale. È un disco pop, però, questo, e come accade nel miglior pop, l’amarezza di certi testi trova il suo contraltare in melodie sopraffine e in arrangiamenti solari e svagati, a partire proprio dalla title-track in apertura. Come detto da più parti, Colombre è un melodista da paura, cosa impossibile da non notare in tutti i pezzi, da una Fuoritempo movimentata e dalle chitarre cristalline alla Mac DeMarco, passando per il fluire soul di Blatte (con la partecipazione di IOSONOUNCANE), per le sfumature sognanti e orientaleggianti di Tso, per il funk di Dimmi Tu, per i pimpanti afrori tropicalisti di Sveglia, per la solarità estrema di Bugiardo, per finire in una ballata acustica come Deserto. Neppure mezz’ora di durata, eppure un’esordio con cui il sempre più seguito indie-pop italiano dovrà probabilmente fare i conti negli anni a venire.

Lino Brunetti