SPACE TRAFFIC “Numbness”

SPACE TRAFFIC
NUMBNESS

Autoprodotto

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Difficile stabilire quanto lontano possano spingersi i sogni di un uomo, ma di certo quelli dei tre ragazzi che conpongono gli Space Traffic sono già arrivati fino alla luna, o meglio è da lì che sono partiti, visto che la loro musica sembra ormai proiettata oltre, verso le spericolate altezze a cui orbita il rock psichedelico. Del resto con una sigla che suona come il titolo di un film di fantascienza. non avrebbe potuto essere altrimenti, perchè è un’immaginario fatto di viaggi spaziali e visioni lisergiche che Fabio Baldassarri alla chitarra, Marco Gugliotta alla batteria e Marco Pica al basso e alla voce hanno in mente quando nel 2015 cominciano a mettere insieme le dinamiche da power trio che oggi esplodono nel debutto discografico Numbness, uscito nel febbraio dello scorso anno. Partendo dall’idea di realizzare un concept album con 10 composizioni originali cantate in inglese, i giovani intrecciano sfondi psichedelici, influenze progressive, sfuriate indie rock e virtuosismi da jam band in canzoni dal respiro melodico che evocano a tratti le alchimie di un gruppo come gli statunitensi Umphrey’s McGee o le tirate elettriche degli inglesi Wolf People. Non tutto è proprio al posto giusto, ma la passione, l’euforia e la carica che gli Space Traffic riversano nelle canzoni di Numbness si fanno sentire non appena partono i riff di una title-track che potrebbe essere il singolo di successo di una qualsiasi college radio americana, le schitarrate di una frenetica e freschissima Time Machine, le atmosfere pinkfloydiane di una sognante ballata come Powder & Pride, il vago senso di malessere indie di una intensa Blue Moon, il basso funky di una nervosa Tear It Down, la fiammata rock’n’roll di Fire From The Depth o il fluttuare progressivo di una dilatata The Dream. Ovviamente gli Space Traffic hanno ancora margini per crescere, maturare e gestire con maggior misura sogni ed entusiasmi, ma già Numbness lascia intendere che le idee non mancano e che la verve e l’approccio sono quelli giusti per una rock’n’roll band.

Luca Salmini

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Best of 2018

Come ogni anno di questi tempi, sulle riviste musicali, sui siti internet, sui blog, finanche sulle bacheche di Facebook degli appassionati di musica, è tutto un fiorire di classifiche, discussioni e discettazioni circa il meglio uscito nell’anno appena passato. Nonostante io ascolti qualche centinaio di dischi nuovi ogni anno, a leggere queste classifiche mi rendo sempre conto che quello che riesco a coprire è solo una piccolissima parte di ciò che esce, il che rende praticamente privo di alcun senso stilare queste interminabili liste.

Siccome spesso è la vita stessa ad avercene poco di senso, cosa ci rimarrebbe se non giocassimo almeno un po’? Io, anche quando non mi ci ritrovo, nelle classifiche degli altri trovo spunti per nuovi ascolti e scoperte e per questo continuo a ritenerle utili e divertenti, quanto basta insomma per spingermi ormai da qualche anno a dare anche il mio contributo.

Cosa dire di questo 2018 appena conclusosi? Sostanzialmente ciò che diciamo da diversi anni a questa parte: tanta, tantissima, troppa (probabilmente) nuova musica, spessissimo di ottimo livello, ma avarissima di capolavori, di dischi che sappiano essere sintesi dei tempi che stiamo vivendo, musicalmente ma non solo.

L’unico disco uscito nel 2018 a cui riconosco la capacità di essere specchio di questo periodo storico e di proporre musica ad altissimi livelli, coraggiosa e per nulla timorosa di sfidare l’ascoltatore è il disco dei Low, senza tema di smentita il mio disco dell’anno e uno dei pochi sui quali mi sentirei di scommettere sul fatto che resisterà al passare del tempo. Da quando è uscito non ho smesso di ascoltarlo e, anzi, con gli ascolti è cresciuto sempre più.

Il resto della lista, esclusi forse i primi 15 titoli, avrebbe potuto, a seconda dei momenti, essere anche piuttosto diversa: il criterio scelto è stato quello dei dischi frequentati di più o comunque ho scelto dischi con una loro forza intrinseca all’interno dei loro generi.

Per quanto sia assolutamente open minded faccio ancora un po’ di fatica a trovare del buono in certa nuova elettronica di consumo, sia essa legata al variegato mondo black (soul, r&b, hip-hop etc) o meno, e di questo mi scuserete (però ho apprezzato non poco gli album di Jorja Smith e Blood Orange). Tutti gli altri generi credo siano in qualche modo toccati, quantomeno nella maxi playlist che va molto oltre i 31 titoli scelti e che v’invito ad esplorare.

Quest’anno ho frequentato pochissimo il mondo delle ristampe, ma almeno un titolo bisogna citarlo, ovvero il maxi boxset dedicato alla riedizione del primo album di Liz Phair.

Che dire d’altro? Buon ascolto!!

Lino Brunetti

DISCO DELL’ANNO

LOW – DOUBLE NEGATIVE

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GLI ALTRI QUINDICI

JULIA HOLTER – AVIARY

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TY SEGALL – FREEDOM’S GOBLIN

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DANIEL BLUMBERG – MINUS

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MATTIEL – MATTIEL

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IDLES – JOY AS AN ACT OF RESISTANCE

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MARIANNE FAITHFULL – NEGATIVE CAPABILITY

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RYLEY WALKER – DEAFMAN GLANCE

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SPAIN – MANDALA BRUSH

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ANY OTHER – TWO, GEOGRAPHY

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COURTNEY BARNETT – TELL ME HOW YOU REALLY FEEL

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KURT VILE – BOTTLE IN IT

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FUCKED UP – DOSE YOUR DREAMS

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CALIBRO 35 – DECADE

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BODEGA – ENDLESS SCROLL

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MARC RIBOT – SONGS OF RESISTANCE 1948-2018

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E ALTRI QUINDICI

GNOD – CHAPEL PERILOUS

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ANNA VON HAUSSWOLFF – DEAD MAGIC

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PARQUET COURTS – WIDE AWAKE!

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CAT POWER – WANDERER

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OHMME – PARTS

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ANNA CALVI – HUNTER

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CLOUD NOTHINGS – LAST BUILDING BURNING

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DRINKS – HIPPO LITE

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THE EX – 27 PASSPORT

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MIND OVER MIRRORS – BELLOWING SUN

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THE NECKS – BODY

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JON HOPKINS – SINGULARITY

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SONS OF KEMET – YOUR QUEEN IS A REPTILE

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ONEIDA – ROMANCE

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RY COODER – THE PRODIGAL SON

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RISTAMPA DELL’ANNO

LIZ PHAIR – GIRLY SOUND TO GUYVILLE

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Potete ascoltare la playlist anche qui!

Wallace Records compie 20 anni!!

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Se c’è una label che ha segnato e disegnato l’underground italiano di inizio millennio, questa è la Wallace Records di Mirko Spino.

L’etichetta apre i battenti nel 1999 con la pubblicazione di una compilation, Tracce, fotografia di una fetta della scena dell’epoca ai confini tra punk e avanguardia. E che fetta:One Dimensional Man, Six Minute War Madness, Starfuckers, A Short Apnea, solo per citare alcune delle band presenti. Per i successivi 20 anni continua a fare esattamente la stessa cosa, senza cedere a mode passeggere o a logiche di mercato, senza paletti di genere, spinto solo dalla propria passione. Oltre 200 dischi pubblicati – e altrettanti ci auguriamo che escano nei prossimi anni – un faro per molte label DIY che dopo il 2000 decidono di lanciarsi in simili avventure.

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Arriva il 2019, è tempo di festeggiare. È tempo di pensare a cosa è Wallace oggi. È tempo di fare un’altra fotografia. Una nuova compilation, Tracce XX.

Brani rigorosamente inediti. Stampa rigorosamente analogica, con un bel vinile in 180gr, di cui verrà fatta anche un’edizione limitata colorata. Già scelti i soggetti: 3tons, Anatrofobia, Gerda, Hysm?Duo, Makhno, Masche, Meteor, Quasiviri, The Rambo, The Shipwreck Bag Show, Uomoman. Per l’occasione verrà realizzata anche una maglietta celebrativa dei 20 anni, in concomitanza con il broadcasting della WRR (Wallace Records Radio), di cui si saprà di più a febbraio.

Cosa manca? Solamente il supporto degli appassionati. Per mandare in porto il progetto Wallace ha lanciato un apposito Crowdfunding su Kickstarter.

Per i donatori più ambiziosi, oltre ad essere nominati a tutti gli effetti come produttori direttamente sulla grafica del disco, verrà realizzato anche un poster dedicato in edizione limitata. Il tempo stringe, è possibile contribuire solo entro il 31 gennaio, così da garantire i tempi tecnici per la stampa del disco entro il compleanno della Wallace Records, che sarà festeggiato il 26 aprile.

BOGAZZI/GASPAROTTI “Extrema Ratio”

BOGAZZI/GASPAROTTI
EXTREMA RATIO
AUTOPRODOTTO

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Di sicuro la fantasia non manca a Nicola Bogazzi e Gabriele Gasparotti, perchè l’idea che sta alla base del loro nuovo album Extrema Ratio è uno di quei colpi di genio che potrebbero venire in mente ad un compositore come Philip Glass o a un produttore come Hal Willner. Il progetto è ispirato infatti alla sceneggiatura del film Maldoror – Il Dio Selvaggio del regista di culto Alberto Cavallone, in verità una pellicola mai realizzata per cui Bogazzi e Gasparotti immaginano una colonna sonora a partire dai testi delle scene e dei dialoghi del copione. Considerando le premesse tutt’altro che limpide, ma senza dubbio curiose e affascinanti, Extrema Ratio è un lavoro dall’impatto sonoro straniante e dalla straordinaria potenza visionaria in cui si intrecciano avanguardia, improvvisazione, minimalismo, psichedelia, industrial, progressive, elettronica e ovviamente il retaggio delle musiche da film degli anni ’70, che si tratti di Ennio Morricone, John Carpenter o Vangelis. Interamente strumentale, tranne qualche frammento di dialogo e i vocalizzi di qualche coro, Extrema Ratio è un disco che ha l’impianto sonoro imponente di un’opera rock e l’aura scura ed inquietante di un horror di serie B, o almeno è questa la sensazione che suscitano gli 11 minuti e rotti di un mantra psichedelico-progressivo come Le Salamandre, le cosmiche partiture kraute di L’uomo, La Donna, La Bestia, i sintetizzatori e le voci fuori sincrono della worldtronica Pammukale, i sognanti ed atmosferici riverberi sintetici di Jane Avril o i rumorismi industrial e le frizioni noise di Trabajo De Absorcion. Allo stesso tempo enigmatica e affascinante, l’opera di fantasia di Bogazzi e Gasparotti sembra pensata più per le stanze di una galleria d’arte o per le poltrone di un cinematografo che per una sala da concerto: se ci si avvicina senza pregiudizi di sorta, l’effetto di queste musiche potrebbe essere davvero catartico e rivelatore.

Luca Salmini

CARUANA MUNDI “Biocrazia”

CARUANA MUNDI
BIOCRAZIA
SELTZ RECORDS

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Coi tempi che corrono, Biocrazia pare proprio un disco necessario, perchè, seppur trattate con tutto il romanticismo dell’artista, ad ispirare il fantasioso folk rock dei Caruana Mundi sono la drammaticità delle circostanze e l’attualità di una situazione ormai fuori controllo. Al terzo lavoro di studio, la formazione siciliana composta da Giambattista Maria Rosso alla voce, Massimo Martines e Stefano Meli alle chitarre, Corrado Bellina al basso e Ugo Rosso alla batteria, intreccia impegno e poesia in un disco scomodo e affascinante che combina la profondità dei pensieri con l’ebrezza di una viva musicalità che si colora di spezie etniche e sfumature psichedeliche. Per i Caruana Mundi, il rock’n’roll non è un innocuo passatempo, ma diventa un’arma impugnata per scuotere le coscienze, perchè una canzone come la splendida Migranti mette davvero i brividi, il dondolio della solare Il Tempo Che Rimane suscita opportune riflessioni, lo stupore lisergico di Shavasana ispira inquietudine e il nervoso echeggiare di I Soldati Dello Shah esplode con la forza di una denuncia. Sospeso tra scosse elettriche come L’Uomo Nuovo, seducenti ballate pervase da un senso di nostalgia come la bellissima Quando L’Estate Verrà o l’intensa Partigiani e scenografie di confine come la stupefacente Al Qumar, Biocrazia è un disco che muove il corpo a tempo di rock e scuote la mente al ritmo dei pensieri.

Luca Salmini

LA FANTASIMA “Notte”

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NOTTE
HELLBONES

Per quanto i La Fantasima descrivano loro stessi come un gruppo ambient / drone, c’è da dire che nella loro musica di entrambi i generi in pratica non c’è nulla. È curioso che a parole si vogliano definire così, quando sarebbe forse più facile per loro trovare degli estimatori dichiarandosi palesemente per quello che sono, ovvero una band d’ascendenza progressive. Ce lo dicono tutti gli altri indizi, a partire dalla pittorica copertina di questo loro secondo album, passando per la foto che li vede ritratti nel salotto di qualche vecchia magione a luce di candela, per giungere alle note in cui parlano di “antiche leggende nel tepore della luce dei fuochi”. Soprattutto ce lo dicono le cinque tracce che compongono Notte, per uniformità di sonorità ed atmosfere palesemente i cinque movimenti di quella che possiamo considerare un’unica suite. Sebbene a tratti mostrino qualche eco wave e darkeggiante è proprio il prog all’italiana a permeare il loro sound, con la chitarra spessissimo suonata con ampio dispiego di chorus, il basso liquido a tratteggiare romantiche frasi melodiche, un mood evocativo e (ovviamente) notturno, col rumore dei passi che come un leit motiv ci guida in questa passeggiata nella “natura italica”. Qui e là s’insinua un pizzico d’inquietudine che m’ha fatto pensare ai Goblin (Dea Mia), mentre il tono onirico viene scosso da un più marcato vigore metallico solo nella lunga Sino Al Mattino, prima del conclusivo sciogliersi malinconico alle prime luci dell’alba. Per gli amanti del genere.

Lino Brunetti