GOSPELBEACH “Let It Burn”

GospelbeacH
Let It Burn
Alive Naturalsound Records

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Anche se non fosse uno dei più brillanti dischi di Americana usciti di recente, il nuovo album dei GospelbeacH, Let It Burn, meriterebbe tutta l’attenzione possibile solo per il fatto di essere uno degli ultimi progetti a cui ha contribuito Neal Casal prima della sua prematura dipartita avvenuta lo scorso 26 agosto. Chris Robinson lo considerava un caro amico e un fratello e di sicuro i GospelbeacH la pensano allo stesso modo, perché secondo chi l’ha conosciuto, Neal Casal era un’anima gentile e una persona affabile e modesta nonostante fosse un musicista di grande esperienza e un chitarrista pieno di passione e talento, come dimostrano la sua lunga carriera (in primis come cantautore e poi con Chris Robinson Brotherhood e The Cardinals, la miglior formazione che quel capriccioso di Ryan Adams abbia mai avuto) e gli ispirati assolo che sparge nelle canzoni di Let It Burn, terzo disco di studio dell’ensemble californiano. Neal Casal era capace di fare tutta la differenza in una rock’n’roll band e il cantante e bassista Brent Rademaker e il batterista Tom Sanford dovevano esserne consapevoli quando nel 2014 meditavano di formare un nuovo gruppo con cui inseguire il sogno che lo scioglimento dei Beachwood Sparks aveva infranto, perché il primo nome che gli è venuto in mente è stato proprio quello del chitarrista, che ha contribuito all’esordio del 2015 Pacific Surf Line. I molteplici progetti in cui era coinvolto, l’hanno poi tenuto lontano dalla realizzazione del secondo album Another Summer Of Love e del live Another Winter Alive, ma le porte dei GospelbeacH sono sempre rimaste aperte dato che Let It Burn vede il suo ritorno in formazione accanto alla chitarra di Jason Soda e alle tastiere di Jonny Niemann. Il folk rock dei Byrds e il country cosmico dei Flying Burrito Brothers sono da sempre dei solidi punti di riferimento della musica di Brent Rademaker fin dai tempi dei Beachwood Sparks, così come devono esserlo stati per Tom Petty ed è proprio Let It Burn che compie la miglior sintesi possibile tra le passioni pregresse e lo scintillante rock’n’roll degli Heartbreakers, svelando una vena melodica mai tanto vivace e un suono più dinamico e elettrico rispetto al passato. Chiunque spenda una lacrima ripensando a dischi come Full Moon Fever e Into The Great Wide Open, troverà un certo conforto nell’echeggiare vintage delle chitarre e nelle deliziose atmosfere californiane che riempiono le canzoni di Let It Burn, che si tratti di ariosi midtempo Americana come la grandiosa Bad Habits dove l’estro di Neal Casal si fa sentire, di spumeggianti rock’n’roll come I’m So High o di incantevoli ballate come la romantica Baby (It’s All Your Fault). Può capitare che i GospelbeacH si abbandonino alla leggerezza di melodie che fanno venire in mente quanto spopolava nelle classifiche di metà anni ’70 come accade quando partono le raffinatezze pop di Get It Back e di Fighter che evocano i fasti dei Fleetwood Mac del periodo Rumours, ma in generale in Let It Burn ci sono più chitarre che orchestre, più nervi che sentimenti, almeno a giudicare da cristallini folk rock come Dark Angels, nervosi power pop come Nothing Ever Changes o elettrizzanti inni rock come la titletrack. Purtroppo i GospelbeacH non avranno la possibilità di fare altri dischi come Let It Burn: un motivo in più per piangere la triste scomparsa di un chitarrista straordinario come Neal Casal.

Luca Salmini