PLATONICK DIVE “Therapeutic Portrait”

PLATONICK DIVE

Therapeutic Portrait

Black Candy/Audioglobe

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Il debutto dei livornesi PLATONICK DIVE ci pone di fronte al più tipico dei dilemma critici: un’opera va valutata semplicemente per la qualità della musica che contiene o, piuttosto, per come essa viene inserita in un quadro più ampio? E’ una domanda retorica, ovviamente, che però ci aiuta a parlare del contenuto di Therapeutic Portrait. L’apertura dell’album è affidata ad un brano intitolato Meet Me In The Forest: l’inizio è all’insegna di un’elettronica pulsante, fino a che non entrano in scena le chitarre e tutto si muove verso il più classico crescendo post-rock. In linea di massima, queste sono le coordinate su cui si muoverà tutto il loro lavoro, tra momenti di stasi seguiti alle classiche detonazioni chitarristiche, inframmezzate da diversi momenti in cui ha un maggior predominio qualche passaggio d’elettronica al confine con la glitch music. Il tutto è ben fatto e non si può dire che le tracce – una per tutte, l’ottima Wall Gazing – lascino indifferenti. Nello stesso tempo, però, l’ascoltatore più smaliziato (ma forse neanche tanto) non potrà che ricondurre quanto ascoltato, in quel dato passaggio ai Mogwai, in quell’altro agli Explosion In The Sky, in quell’altro ancora ai 65DaysOfStatic, e così via discorrendo. Mancano un po’ della capacità di sorprendere, per farla breve, le canzoni dei Platonick Dive, rendendo il loro album più che un film già visto, il classico esempio di “disco di genere”. Ben fatto, ribadisco, ma ancora troppo prevedibile nelle soluzioni adottate e troppo ligio alle “regole”.

Lino Brunetti

THE HACIENDA / WEMEN “WH” + TELESTAR “Telestar”

THE HACIENDA / WEMEN

WH

Black Candy/Audioglobe

TELESTAR

Telestar

Autoprodotto/Audioglobe

Parliamo qui brevemente di una coppia di dischetti, freschi di stampa, che offrono diverse angolazioni della pop music. Partiamo con WH (Black Candy/Audioglobe), split di poco più di venti minuti che vede protagoniste due delle più titolate formazioni italiane dedite ad una musica melodica, molto british e dalle ascendenze sixties. Quest’ultima cosa vale soprattutto per THE HACIENDA, qui presenti con tre pezzi, due più soavemente pop, la terza – She’s Mine As The Sun, quella che io preferisco – più chitarristica e potente. Gli altri tre pezzi in programma, invece, sono a carico dei WEMEN, caratterizzati da tinte solari e melodie a pronta presa, come dimostra un pezzo che avrebbe fatto furore negli anni ’80 come Playa Do Rei. Un bel diversivo in attesa di nuovi dischi per le due formazioni. Sono al debutto i toscani TELESTAR, il cui album, autoprodotto ma distribuito da Audioglobe, s’intitola con il loro stesso nome. Rimaniamo in territorio tra pop e rock, che per loro significa tentare di fondere un pizzico di vecchia New Wave, tanta melodia, chitarre potenti ma tirate a lucido, in un approccio generale piuttosto mainstream. Voce in primo piano, qualche sfumatura U2 ultima maniera, una cornice da pop britannico e la tendenza ad andare più verso sonorità sanremesi che non verso l’underground. Tutto ineccepibile nel suo genere ma, se vogliamo essere sinceri, non proprio la mia tazza di the.

Lino Brunetti