EMMANUELLE SIGAL “Songs From The Underground”

EMMANUELLE SIGAL

Songs From The Underground

Brutture Moderne/Audioglobe-The Orchard

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Ha girovagato per mezzo mondo EMMANUELLE SIGAL: nata in Israele da genitori francesi, vi ha vissuto per 13 anni, prima di intraprendere una serie di spostamenti che l’hanno portata prima a Parigi con la madre e poi a risiedere, nell’ordine, a Bolzano, Berlino e Venezia. Il suo ultimo approdo – temporaneo? – dove vive tutt’ora, è Bologna. Proprio lì vicino, a Lido di Dante in provincia di Ravenna, nello studio Al Mare, ha realizzato Songs From The Underground, il suo disco d’esordio, dopo che in passato aveva avuto una prima esperienza con un’ensemble gypsy-jazz di Bolzano e aveva partecipato all’ultimo disco dei Sacri Cuori, Delone, nel quale figurava quale cantante ed autrice delle parole di Seuls Ensemble. Proprio i Sacri Cuori – Antonio Gramentieri (chitarra elettrica, basso VI), Francesco Giampaoli (basso, piano elettrico, percussioni), Diego Sapignoli (batteria e percussioni) – insieme a Marco Bovi (chitarra acustica, banjo, mandolino), appaiono come musicisti ed arrangiatori (Gramentieri e Giampaoli anche come produttori) delle 10 belle canzoni scritte da Emmanuelle per questo disco. Ispirati dal romanzo di Dostoevskij “Memorie dal sottosuolo”, questi brani mescolano esperienze personali, storie d’amore e di vita, considerazioni sul come portare avanti la propria esistenza. Nella bellissima Deep Cold Sea, Emmanuelle canta parole che ben sintetizzano il modo in cui guarda alla vita: “Desperation makes us grow/And time will tell us what we need/But till that moment we should live/Without any chains around our feet”. Musicalmente, la sua canzone d’autore si tinge d’influenze passate, in cui appaiono colorature swing, blues, folk. Il bel collage posto in copertina – sempre opera della Sigal stessa – ben illustra i contenuti dell’album, il suo far confluire la memoria nel presente. Il piglio old time e blues con cui il disco si apre (Blues Train), si stempera nei bellissimi ed avvolgenti arrangiamenti di Happiness prima, e tra le spire malinconiche, in cui serpeggia la splendida chitarra di Gramentieri, di Song From The Underground poi. Alcuni pezzi swingano da matti (la divertente e indiavolata Si Le Monde, una One For My Heart Four For His Rum quasi waitsiana, And I’m Dreaming); altri rallentano in forma di ballata (la citata Deep Cold Sea, una All I Ever Wanted a ritmo di cumbia, l’ondivaga My Ass Between Two Chairs, in cui ci s’immagina un dialogo con Charles Bukowski); la stupenda Refugee, messa in chiusura, ha le forme di un blues dalle sfumature klezmer. In tutti i casi, rifulge la scrittura e l’abilità interpretativa della Sigal, graziata inoltre dalla consueta abilità dei Sacri Cuori (e di Bovi ovviamente) nell’arrangiare i pezzi sempre nel migliore e più fantasioso dei modi. In definitiva, davvero un bell’esordio!

Lino Brunetti

Qui di seguito, in esclusiva per Backstreets Of Buscadero, lo streaming dell’album:

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SACRI CUORI “Zoran” + FRANCESCO GIAMPAOLI “Danza Del Ventre”

SACRI CUORI

Zoran, Il Mio Nipote Scemo

Brutture Moderne/Audioglobe

FRANCESCO GIAMPAOLI

Danza Del Ventre

Brutture Moderne/Audioglobe

Sacri-Cuori-Zoran

Non contenti di essere stati in giro per mezzo mondo a promuovere il loro Rosario, di aver fornito i propri strumenti a musicisti quali Hugo Race e Dan Stuart (fra gli altri), i Sacri Cuori di Antonio Gramentieri hanno trovato il tempo di dedicarsi alla scrittura di una colonna sonora, quella di Zoran, Il Mio Nipote Scemo, primo lungometraggio di Matteo Oleotto, giovane regista di Gorizia, interpretato da Giuseppe Battiston. Del resto, che i Sacri Cuori sarebbero un giorno arrivati a musicare un film era scritto nel loro stesso dna; incredibilmente cinematica di per sé la loro musica, capace di narrare storie anche solo attraverso le suggestioni portate dai loro suoni, senza alcun bisogno di aggiungere parole. Ancora prima di vedere il film, l’ascolto del disco m’aveva fatto venire voglia di farlo, anche solo per verificare come le musiche qui contenute si sposavano con le immagini (l’ho visto giusto ieri e devo dire due cose: il film è incantevole e la colonna sonora lo serve alla grande!). Le musiche contenute in Zoran l’album, funzionano comunque di per sé, diciamolo subito. Certo, non è del tutto identificabile come un nuovo album vero e proprio, questo: le tracce sono numerose e brevi, di solito intorno al minuto o al massimo due, ma hanno dalla loro l’immenso potere suggestivo di una musica capace di prendere la musica americana – sia essa folk, blues, country o rock – e di trasporla in un sound in bilico tra i Calexico, il Ry Cooder delle soundtracks e la tradizione delle colonne sonore italiane. Disegnano insomma una geografia immaginaria, innestandovi inoltre un po’ di sgangherata ironia serpeggiante, immagino contraltare musicale della storia raccontata dal film. Qualche dialogo tratto dalla pellicola, un paio di pezzi cantati dal Gruppo Vocale Farra ed una suonata dai Musicanti di San Crispino, aggiungono ulteriore carne al fuoco ad un disco, magari minore, ma che continua a farci ritenere i Sacri Cuori uno dei più grandi tesori della musica italiana e non solo.

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Quasi in contemporanea a Zoran, esce pure il terzo disco solista di Francesco Giampaoli, che dei Sacri Cuori è il contrabbassista. Come avviene per la band principale, anche Giampaoli, in Danza Del Ventre, è intento a costruire mondi e triangolazioni impossibili. Nuovamente strumentale e dall’incantatoria evocatività cinematica, la sua musica ondeggia tra suggestioni jazzate, blues notturni e misteriosi, tanghi vissuti nella mente, spy story intinte nell’ironia,canzone francese e molte altre bizzarie. Lega il tutto un gusto per la lateralità, che gli permette di non adagiarsi su nessuno di questi generi, riletti sempre secondo un insolito mood. Scritto interamente di suo pugno, Danza Del Ventre vede la collaborazione di numerosi ospiti, tra cui ovviamente anche i Sacri Cuori al completo in due pezzi, Rosa, che una fisarmonica ci fa immaginare ambientata tra i panni stesi al sole di una campagna francese, e la quasi caposselliana Firma. Minimale ed ellittico, non sempre così immediato come sembrerebbe, Danza Del Ventre è un disco curioso e particolare, sicuramente piacevolmente insolito.

Lino Brunetti