QTY “Qty”

QTY
QTY
Dirty Hit

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Chissà se i QTY potranno avere, con questo loro omonimo esordio, la stessa eco che ebbero con il loro primo disco gli Strokes (sarà molto difficile), formazione a cui, tutto sommato, potrebbero essere facilmente accostati. Si, perché anche le dieci canzoni che ci fanno conoscere questo duo formato da Dan Lardner e Alex Niemetz trasudano New York da tutti i pori. New York, dunque. La più classica e icastica, quella dei Television e di Lou Reed, quella del CBGBs immortalata dalla compilation sulla Ork Records, quella che non può non venire in mente guardando le foto in bianco e nero che li ritraggono. La loro sensibilità è senz’altro più pop, meno rude e selvaggia, eppure con un po’ di fantasia, ascoltando pezzi come Rodeo, Dress/Undress o Michael, opportunamente messe in apertura, un tuffo tra i vicoli della Grande Mela seventies pare in effetti di farlo. Cold Nights mette in campo un sentire melodico forse più contemporaneo e il resto della scaletta ripete un po’ sempre lo stesso stilema compositivo, girovagando attorno a pezzi strokesiani (appunto) come Word For This o Living Things, ballate come New Beginnings o pezzi ariosi e tintinnanti come Notify Me, Sad Poetic e Salvation. Gli ascoltatori più scafati potrebbero snobbarli, anche perché in effetti non si va molto oltre un certo calligrafismo, ma la verità è che, a volersi accontentare, il disco è piacevole e i ragazzi hanno tutto il tempo per provare a trovare una strada più personale. Produzione affidata alle mani di Bernard Butler dei Suede.

Lino Brunetti

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