DEAD BOUQUET “As Far As I Know”

DEAD BOUQUET
As Far As I Know
Seahorse/Audioglobe

Cover album As Far As I Know

Ad attirare come prima cosa verso l’esordio dei romani DEAD BOUQUET è il nome del produttore del disco, quel Paul Kimble che fu bassista e produttore dei mitici Grant Lee Buffalo, band oggi forse un po’ troppo ingiustamente dimenticata, ma tra le migliori venute fuori dagli Stati Uniti negli anni ’90. Sarebbe però ingiusto fermarsi lì perché, sia pur con qualcosa ancora da rivedere, il disco con cui il duo formato da Carlo Mazzoli (voce e chitarra acustica a 12 corde) e Daniele Toti (basso) – a cui va qui aggiunto il contributo del batterista Fabio De Angelis e di Kimble stesso – ha deciso di presentarsi al mondo, li segnala quale band di sicuro interesse e indirizzata sul sentiero giusto. In As Far As I Know, i Dead Bouquet si fanno portavoci di una canzone rock cantautorale dai continui echi folk e psichedelici, a tratti oscura e gotica, attraversata da stilizzate esplosioni elettriche. Ascoltando queste tredici canzoni, i nomi che vengono alla mente sono quelli dei Grant Lee Buffalo stessi (ovviamente), dei Gun Club, di Wovenhand. Riferimenti altissimi insomma, che i Dead Bouquet riescono ad onorare con una certa sicurezza. Sia pur senza effetti speciali – il songwriting è buono ma si può e deve fare di meglio, non foss’altro che per uscire dall’ombra dei riferimenti – non sono poche le canzoni che rimangono in mente, dalle ottime Barking At My Gate e Haven’t You Said It?, per arrivare alla lancinante Stories con cui l’album si chiude. Differenziando maggiormente i vari pezzi ed imprimendo una maggiore personalità alle loro sonorità, potrebbero farci vedere grandi cose. Per il momento, comunque, va bene anche così.

Lino Brunetti

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KID CONGO & THE PINK MONKEY BIRDS “Haunted Head”

KID CONGO AND THE PINK MONKEY BIRDS

Haunted Head

In The Red/Goodfellas

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KID CONGO POWERS, con la sua militanza in bands quali The Cramps, Gun Club e i Bad Seeds di Nick Cave, può ben dire di aver fatto parte della serie A del rock e di aver concorso a pagine importanti della sua storia. Da qualche anno, con THE PINK MONKEY BIRDS (Jesse Roberts, Kiki Solis, Ron Miller), dopo un’altra fetta di carriera in cui ha suonato ovunque si esigessero i suoi servigi, è inevitabilmente stato “retrocesso” nella serie B della musica più malata ed alcolica. Haunted Head è il terzo disco pubblicato sotto questa sigla, ed è ancora una volta un concentrato di garage rock, psychobilly, surf allucinato, swamp-rock da horror di serie Z  e rock’n’roll ultra fuzzato. Lungi dall’essere quella di un vero cantante, la voce di Kid Congo è lo scartavetrato borbottio, recitante e filtrato, di un alcolizzato, la cartoonesca versione del fantasma di un vecchio bluesman. Attorno ad essa, la band allestisce uno sporco e rugginoso peep show fatto di boogie scricchiolanti e twang guitars fangose. Canzoni vere e proprie ne emergono a stento, ma il mood è quello giusto e, in qualche modo, la leggenda continua.

Lino Brunetti