DIECI ANNI DOPO: ONEIDA “Each One, Teach One”

Dieci anni esatti fa, sul Buscadero numero 243 del febbraio 2003, nasceva Backstreets ed iniziava la mia collaborazione con la storica rivista di musica italiana. Al di fuori della rubrica, veniva pubblicata, su quel primo numero che vedeva la mia firma, questa recensione di “Each One, Teach One” degli Oneida, che qui paro paro vi ripropongo. E’ il primo capitolo di un viaggio indietro nel tempo che mensilmente vi proporremo. Buona lettura!

ONEIDA

Each One Teach One 

Jagjaguwar

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E’ sempre stata una prerogativa della stampa musicale quella di creare ad hoc qualche trend, di vedere scene laddove non ce n’è, di creare dal nulla etichette contenitore per facilitarsi la vita (ah, il famigerato post-rock!). Da quando gli Strokes hanno fatto il botto, i riflettori sono tornati a puntarsi su New York ed ora, pare che tutto ad un tratto in città sia un fiorire di gruppi, tutti raggruppati in un unico calderone, responsabili di una non meglio definita rinascita rockista. Che poi tra le varie bands i contatti, sia diretti che musicali, siano meno che inesistenti non conta; la scena di New York c’è ed è un bel toccasana per le nostre orecchie disabituate alle chitarre. Ironia a parte, negli ultimi mesi si è molto parlato, oltreché degli Strokes, dei vari Interpol, Moldy Peaches etc. (bands mediamente più che valide) quando il vero fermento, verrebbe quasi da dire la scena, a New York c’era veramente ed in una zona ben precisa della città, ossia Brooklyn. Accomunati dalla frequentazione dello stesso ambiente, underground all’ennesima potenza, i gruppi a cui mi riferisco sono responsabili di alcuni dei CD più interessanti usciti l’anno scorso. Un microcosmo di concerti effettuati fuori dai soliti canali ma, piuttosto, privilegiante garage, capannoni, parcheggi, luoghi abbandonati ed un approccio alla materia musicale trasversale, senza regole, con una freschezza sì inedita. Qualche nome ? I Liars ad esempio, il cui disco d’esordio ha riportato in auge una forma di post-punk ampiamente rivitalizzato o gli Yeah Yeah Yeahs (tralaltro visti dal vivo anche in Italia mesi fa in apertura al concerto di Jon Spencer) la cui wave garagista, per ora, si è concretizzata solo in un comunque interessante mini CD. Ampia premessa per arrivare a parlarvi degli Oneida, che di tutto questo presunto movimento sono dei veterani, visto che Each One Teach One è il loro quinto album. Pubblicato in origine come doppio mix in edizione limitata da una minuscola etichetta indipendente, l’album è stato ristampato dalla Jagjaguwar in doppio CD (al prezzo di uno), anche se la sua durata è inferiore all’ora. Mediamente la musica degli Oneida è descrivibile come una sorta di garage psichedelico, ma talmente mutante è la loro proposta che tentare di irreggimentarla in un genere è impresa da insani di mente. Il primo dei due CD contiene solo due pezzi, da un quarto d’ora circa l’uno, ed è senz’altro il più ostico; il secondo contiene invece sette brani maggiormente strutturati in una più “classica” forma canzone (è probabilmente per questo che si è preferito mantenere i due cd separati). Il disco si apre con Sheets of Easter, un ipnotico riff da stoner rock ripetuto per un quarto d’ora, con un tappeto di chitarre e organo acidi che vanno a formare un delirio sonoro, dove la componente retrò dello stoner si va’ a sfaldare lambendo i Velvet di Sister Ray. Antibiotics parte furiosa con le chitarre e le tastiere che si intrecciano a formare ghirigori epilettici, ma è nel finale che la nemesi ha il suo svolgersi; i ritmi scompaiono, gli strumenti si autodissolvono in una nuvola di white noise e dal nulla appaiono le voci come sopravvissuti di uno scenario post atomico. Il secondo CD è aperto dalla title-track, un pezzo d’assalto dove garage e new-wave sono un tutt’uno. In People of the North c’è spazio per un ritmo elettronico e per un riff d’organo che lotta con la dissonanza delle chitarre e l’insistere del synth. Synth che la fa da padrone in Number Nine, pezzo molto vicino alla moderna visione che gruppi come Trans Am o El Guapo hanno dato del rock elettronico dei primi anni ottanta. Di proprio gli Oneida ci aggiungono un massimalismo sonoro che non dà scampo. Discorso analogo si può fare per Sneak into the Woods, mentre Rugaru si regge sul tribalismo delle percussioni, sulle quali si distendono suoni slabbrati ed una melodia dal sapore malinconico, il cui contrasto dona al brano un senso di minaccia malato. Black Chamber, col suo sottile ritmo in levare, è perfetta per una discoteca del terzo millennio e No Label la segue a ruota virando in una forma di dub mutante. Gli Oneida, con Each One Teach One, sono riusciti nell’incredibile intento di centrifugare generi e suggestioni anche diversissimi tra loro, risultando personali e dando vita ad un’operazione di sintesi come di rado accade. Un disco non sempre di facile fruizione ma con cui, statene certi, si dovrà fare i conti in futuro parlando del rinnovarsi del rock’n’roll.

Lino Brunetti

PRIMAVERA SOUND 2013

Primavera Sound 2013

NICK CAVE & THE BAD SEEDS, PHOENIX, MY BLOODY VALENTINE, THE POSTAL SERVICE  E BLUR SARANNO NEL CARTELLONE DI PRIMAVERA SOUND 2013
Parc del Fòrum aprirà le sue porte mercoledì 22 maggio per una giornata inaugurale con numerosi concerti gratis come parte integrante di Primavera a la Ciutat.
Primavera Sound rivela i nomi degli artisti che si esibiranno nella sua tredicesima edizione, che si svolgerà dal 22 al 26 maggio a Barcellona. Alla band britannica dei Blur, l’unico nome annunciato finora, si aggiungeranno il duo The Postal Service in un sorprendente ritorno, i fratelli Reid a capo di The Jesus And Mary Chain, Nick Cave al comando di una delle macchine meglio oliate del rock di culto ovvero i The Bad Seeds, la band francese dei Phoenix (che presenteranno il loro attesissimo nuovo album) e il ritorno al festival dei My Bloody Valentine, la band del frontman Kevin Shields che per allora avrà già pubblicato il seguito dell’ormai classico “Loveless”.

E come se tutto questo non fosse abbastanza, il festival offrirà l’occasione di vedere per la prima volta in Spagna il ritrovato musicista degli anni sessanta Rodriguez e anche Dexys, la band di Kevin Rowland (già nota come Dexys Midnight Runners): sarà possibile trovare in ottima forma band americane come Deerhunter, Dinosaur Jr., Local Natives e Crystal Castles e di godere dell’energia intensa di due band che come comune denominatore hanno la chitarra come Neurosis e Swans. La prospettiva eighties di Solange, l’interpretazione integrale di “Last Splash” da parte di The Breeders, la visita della genialità di culto di Daniel Johnston, la performance live interattiva di Dan Deacon e gli ormai fedelissimi Shellac saranno anch’essi parte di questa lussureggiante line up.

Come sempre, Primavera Sound tiene d’occhio la scena locale e, oltre alla presenza di Los Planetas nel Parc del Fòrum, potremo vedere i barcellonesi Manel che presentano il loro terzo disco, John Talabot, il musicista spagnolo meglio noto su scala internazionale, il pop dai contorni surrealisti della band di Mallorca Antònia Font, El Inquilino Comunista, storica band degli anni novanta, il suono potente dei Toundra, da Madrid, Pony Bravo e Guadalupe Plata dall’Andalusia, il pop elegante di Extraperlo, la presentazione del secondo album di The Suicide Of Western Culture, la sperimentiazione di Betunizer e altri artisti del momento come La Bien Querida, Tarántula, Fred I Son, La Brigada, The Free Fall Band, Hidrogenesse e L’Hereu Escampa.

La dance music e il pop elettronico avranno anche loro, come sempre, uno spazio dedicato nel festival.  Le avventure sonore di Kieran Hebden con i suoi Four Tet, la nuova sensazione dell’house britannico Disclosure, il pop superlativo di Hot chip e la stravolgente performance live di Simian Mobile Disco sono i principali nomi di questa sezione. Avremo anche modo di vedere uno specialissimo set 80s di Jackmaster e di ascoltare la italo disco rivisitata di The Magician, o i re della daytime disco californiana Poolside, oltre a Daphni, il nuovo progetto di Dan Snaith (Caribou).

Se qualcosa ha caratterizzato Primavera Sound fin dall’inizio, è quella stessa prospettiva eclettica che sarà sottilineata anche dall’edizione 2013. Il festival rivolge lo sguardo verso l’Africa e il Vicino Oriente, con la presenza del musicista etiope Mulatu Astatke, l’importante band maliana dei Tinariwen, l’Afro beat della Orchestre Poly Rythmo De Cotonou e l’artista siriano Omar Souleyman.

Oltre al programma principale, che si svolgerà su otto palchi (incluso l’Auditori), il Parc del Fòrum sarà sede di altre attività come la fiera del disco, tradizionale punto d’incontro di etichette indipendenti iberiche e internazionali, la mostra itinerante di manifesti di concerti Flatstock, che torna dopo il successo dell’anno scorso, e la sezione di attività per bambini minimúsica, dove una manciata di concerti vedrà musicisti adattare il loro repertorio per il pubblico dei più piccoli.

Primavera a la Ciutat prosegue con la stessa sfida di sempre: trovare nuove maniere di avvicinare la musica a tutti i tipi di pubblico. Quest’anno il suo quartier generale sarà nel Parc del Fòrum stesso, dove Mercoledì 22 maggio, il giorno d’apertura, i concerti di The Vaccines, Delorean, Guard, The Bots e Aliment saranno aperti al pubblico completamente gratis.

Primavera a la Ciutat offrirà anche altri eventi come Primavera al Parc, Primavera als Clubs e la proiezione di documentari musicali curati da Beefeater In-Edit.

HEINEKEN®, PRINCIPALE SPONSOR DI PRIMAVERA SOUND 2013
Primavera Sound dà il benvenuto a Heineken® come suo sponsor principale. Il festival e il marchio di birra uniscono le loro risorse e la loro esperienza per rendere questa edizione memorabile. Il nome ufficiale del festival sarà Primavera Sound 2013.

BIGLIETTI E PUNTI VENDITA
Fino al 6 Febbraio l’abbonamento completo sarà disponibile al prezzo di 160 euro.
I punti vendita online sono Codetickets, Atrapalo, Ticketscript, Ticketmaster, Seetickets, Fnac France e l’acquisto può essere effettuato anche tramite la pagina facebook del Primavera Sound.
L’abbonamento combinato Primavera Sound 2013 di Barcellona + Optimus Primavera Sound 2013 a Porto  costerà 235 euro fino al 4 Febbraio. Può essere acquistato sui portali di Codetickets, Seetickets e sul sito del Primavera Sound.
L’accreditamento al PrimaveraPro 2013 sarà disponibile al prezzo di 215 euro fino al 15 Febbraio.
I concerti che si terranno il 22 Maggio nel Parc del Fòrum saranno ad ingresso gratuito.

ARTISTI CONFERMATI 23.01.2013
Adam Green & Binki Shapiro, Aliment, Animal Collective, Antònia Font, Apparat plays Krieg und Frieden, The Babies, Band Of Horses, Barry Hogan Dj, Betunizer, Blue Willa, Blur, Bob Mould, Bored Spies, The Bots, The Breeders performing Last Splash, Camera Obscura, Cayucas, Chris Cohen, Christopher Owens, Dj Coco, Crime & The City Solution, Crystal Castles, Dan Deacon, Daniel Johnston, Daphni, Daughn Gibson, Daughter, Dead Can Dance, Dead Skeletons, Death Grips, Deerhunter, Degreaser, Delorean, Dexys, DIIV, Dinosaur Jr., Disclosure, Do Make Say Think, Dope Body, El Inquilino Comunista, Ethan Johns, Extraperlo, Fidlar, Fiona Apple, Four Tet, Foxygen, Fred I Son, The Free Fall Band, Fuck Buttons, Fucked Up, Ghostigital, Glass Candy, Goat, Grizzly Bear, Guadalupe Plata, Guardian Alien, Guards, Hal Flavin, Hidrogenesse, Honeybird & The Birdies, Hot Chip, Hot Snakes, How To Dress Well, Jackmaster presents Tweak-A-Holic, James Blake, Jessie Ware, The Jesus And Mary Chain, John Talabot, Jozev Van Wissem & Jim Jarmusch, Killer Mike, King Tuff, The Knife, Kurt Vile & The Violators, L’Hereu Escampa, La Bien Querida, La Brigada, Liars, Local Natives, Los Planetas tocan Una semana en el motor de un autobús, Mac DeMarco, The Magician, Manel, Matthew E. White, Meat Puppets, Melody’s Echo Chamber, Menomena, Merchandise, Metz, Mount Eerie, Mulatu Astatke, My Bloody Valentine, Neko Case, Neurosis, Nick Cave & The Bad Seeds, Nick Waterhouse, Nils Frahm, Nurse With Wound, Om, Omar Souleyman, Orchestre Poly Rythmo De Cotonou, Paus, Peace, Phoenix, Pony Bravo, Poolside, The Postal Service, Rodriguez, Roll The Dice, Savages, The Sea And Cake, Sean Nicholas Savage, Shellac, Simian Mobile Disco, Solange, The Suicide Of Western Culture, Swans, Tame Impala, Tarántula, Thee Oh Sees, Tinariwen, Titus Andronicus, Toundra, The Vaccines, White Fence, Wild Nothing, Woods, Wu-Tang Clan.

BEST OF THE YEAR 2012 – Lino Brunetti

Come è tipico di ogni fine anno, è giunto il momento dei bilanci. E dunque, come è stato questo 2012 in musica? Partiamo da una considerazione generale: ormai da tempo è impossibile identificare, non dico un album, ma anche solo uno stile, che possa essere rappresentativo dell’anno appena trascorso. Le tendenze musicali, che sono comunque propense a ripetersi ciclicamente, sono da tempo esplose in miriadi di rivoli che, lungi dal potersi (se non in sporadici casi) definire nuovi, hanno perso pure la loro capacità di caratterizzare un’epoca. Se un lascito ci rimarrà di questi anni di download selvaggio e strapotere della Rete, sarà quello di un azzeramento dell’asse temporale, non più verticale bensì orizzontale, dove passato, presente e futuro convivono allegramente assieme in una bolla dove non c’è più nessuna vera differenziazione. Lo si evince dall’enorme numero di ristampe, deluxe edition, cofanetti celebrativi, ma pure dalle musiche contenute nei dischi dei cosidetti artisti “nuovi”, talmente nuovi che a volte suonano esattamente come i loro omologhi di quarant’anni fa. In questo scenario, le cose migliori nel 2012 sono arrivate in larga parte proprio dai grandi vecchi o comunque da artisti sulle scene ormai da parecchio tempo. Bob Dylan è tornato con un disco stupendo, Tempest, celebrato (giustamente) ovunque. Non gli è stato da meno Neil Young che, assieme ai Crazy Horse, ha assestato due zampate delle sue, prima con le riletture di Americana, poi con le cavalcate elettriche di Psychedelic Pill. Dopo due ciofeche quali Magic Working On A DreamBruce Springsteen se ne è uscito finalmente con un disco vitale, intenso, potente sotto tutti i punti di vista. Magari imperfetto, di sicuro non un capolavoro, Wrecking Ball è comunque un album di grandissimo livello, che ha riposizionato il Boss ai livelli che gli competono. Rimanendo sui classici, bellissimo il nuovo Dr. John (Logged Down), splendido il Life Is People di Bill Fay, di gran classe il Leonard Cohen di Old Ideas (un disco che comunque io non ho amato pazzamente come altri hanno fatto), mentre solo discreto è stato il Banga di Patti Smith. Per la serie “e chi se l’aspettava?”, credeteci o no, è ottimo invece il nuovo ZZ TopLa Futura, band a cui la produzione di Rick Rubin ha fatto un gran bene. Ma non solo i “grandi vecchi” ci sono stati, anche se sempre tra i veterani  si è dovuto andare a cercare le cose migliori. Partiamo da quello che è senza dubbio il mio disco dell’anno, The Seer degli Swans, un triplo LP magnetico, ottundente, potentissimo e visionario. Poi, in ordine sparso, il sorprendente ritorno sulle scene dei Godspeed You! Black Emperor (‘Hallelujah! Don’t Bend! Ascend!), i Giant Sand sempre più Giant di Tucson, i loro fratelli Calexico con Algiers, i Dirty Three di Towards The Low Sun, gli Spiritualized di Sweet Heart Sweet Light, i Sigur Ros di Valtari, i Lambchop di Mr Mil Mark Stewart di The Politics Of Envy, i redivivi Spain di The Soul Of Spain, i Mission Of Burma di Unsound, gli Om  di Advaitic Songs, Dirty Projectors di Swing Lo Magellan. Deludente il ritorno dei PiL, decisamente buoni quelli di Jon Spencer Blues ExplosionLiars, EarthBeach House (sia pur meno efficace degli album precedenti), Six Organs Of AdmittanceAnimal CollectiveNeurosis, UnsaneThe Chrome CranksThee Oh SeesGuided By Voices (ben tre dischi!), Woven HandGrizzly BearPontiak (memorabile il loro Echo Ono, e non solo perché hanno avuto la bontà di mettere una mia foto sulla copertina della versione in vinile), la doppietta Clear Moon/Ocean Roar dei Mount Eerie, il Moon Duo di Circles, i Tu Fawning di A Monument, i Peaking Lights di Lucifer. Dagli artisti solisti non moltissimi dischi da ricordare a mio parere: di sicuro lo è quello di Hugo Race & Fatalists (We Never Had Control), tra le cose migliori dell’annata, anche superiore al Blues Funeral della Mark Lanegan Band (comunque bello), ma lo sono pure la doppietta di Chris Robinson Brotherhood, i due dischi di Andrew Bird (soprattutto Break It Yourself), l’esordio del leader dei Castanets come Raymond Byron & The White Freighter (Little Death Shaker) ed il The Broken Man di Matt Elliot. Ancora meglio ha fatto il gentil sesso: per una Cat Power a fasi alterne (Sun, solo parzialmente riuscito), ci sono state una Fiona Apple in odor di capolavoro (The Idler Wheel…), una grandissima Ani Di Franco (Which Side Are You On?), la sorprendente Gemma Ray (Island Fire), le sorelline svedesi First Aid Kit (The Lion’s Roar), la Beth Orton di Sugaring Season. Tra le nuove band, la palma di rivelazione dell’anno se la beccano i grandissimi Goat di World Music, seguiti a ruota dai The Men di Open Up Your Heart, dai Big Deal di Lights Out, dagli Islet di Illuminated People, dai Fenster di Bonesdagli Allah-Las e dalla Family Band di Grace & Lies. Tra le cose più sperimentali, vetta incontrastata allo Scott Walker di Bish Bosch, un disco per nulla facile ma di una intensità rarissima. In campo improvvisativo, grandi cose sono arrivate dagli svizzeri Tetras (Pareidolia il titolo del loro album). Altri dischi da non dimenticare, Effigy dei Pelt, msg rcvd dei Neptune, Fragments Of The Marble Plan degli AufgehobenWe Will Always Be di Windy & Carl. E l’Italia? Certo, anche l’Italia ci ha dato grandi cose. Gli Afterhours hanno pubblicato uno dei loro dischi più belli di sempre, Padania. Potente e visionaria l’opera in due parti degli Ufomammut, così come Il Mondo Nuovo de Il Teatro Degli Orrori. E poi: Sacri Cuori (Rosario), King Of The Opera (Nothing Outstanding), Father Murphy (Anyway, Your Children Will Deny It), Paolo Saporiti (L’ultimo Ricatto), Ronin (Fenice), Mattia Coletti (The Land), manZoni (Cucina Povera), Xabier Iriondo (Irrintzi), Sparkle In Grey (Mexico), Guano Padano (2), Calibro 35. E chissà quante altre cose mi son perso o avrò dimenticato! Qui sotto, la selezione della selezione. Ed ora, prepariamoci al 2013!

SWANS “THE SEER”

GOAT “WORLD MUSIC”

FIONA APPLE “THE IDLER WHEEL…”

PONTIAK “ECHO ONO”

GODSPEED YOU! BLACK EMEPEROR “‘ALLELUJAH! DON’T BEND! ASCEND!”

AFTERHOURS “PADANIA”

TETRAS “PAREIDOLIA”

MOUNT EERIE “CLEAR MOON/OCEAN ROAR”

HUGO RACE FATALISTS “WE NEVER HAD CONTROL”

THE MEN “OPEN UP YOUR HEART”

SCOTT WALKER “BISH BOSCH”

BRUCE SPRINGSTEEN “WRECKING BALL”

BOB DYLAN “TEMPEST”

NEIL YOUNG & CRAZY HORSE “AMERICANA/PSYCHEDELIC PILL”

FIRST AID KIT “THE LION’S ROAR”

GIANT GIANT SAND “TUCSON”

BOX SET: CAN “THE LOST TAPES”