FISHBONE live @ Arci Lo-Fi – 14 novembre 2012

A volte le aspettative per un concerto non sono quelle giuste. Capita di avere una voglia matta di andarsi ad ascoltare un gruppo e se ne esce delusi. Poi ci sono quelle serate in cui ti chiedi: “vado o non vado?”, non è che ne hai tanta voglia, e i motivi possono essere svariati, poi stai a casa e ti penti oppure decidi di passare una serata ad ascoltare musica. Fortunatamente ho deciso di muovere il culo verso il LO-FI per gustarmi i Fishbone e ne sono stato ampiamente ripagato. Non che ci fosse il pienone ma tant’è: io mi sono divertito, stupito e entusiasmato. Inizio un po’ difficoltoso con qualche problema agli ampli e il tecnico del suono decisamente nervoso, poi tutto si è risolto nel migliore dei modi e i sette si sono immessi sulla loro autostrada fatta di funky, swing, ska, rocksteady, heavy metal, hardcore per lasciarla un’ora e quaranta minuti dopo. Dalla formazione originale i superstiti sono solo un’allampanato John Norwood Fisher al basso ed un devastante Angelo Moore, voce, terhemin e sax di ogni tipo. Un’alchimia perfetta ed una macchina sonora impressionante, sia quando tirano fuori quei funky melmosi con la chitarra che straborda sia quando si immettono su swing dai fiati impressionanti. Poi quà e là accelerano e si lasciano andare a furiose escursioni nel punk, senza tralasciare le spruzzate ska ed una latente ma sempre presente dose di rap. Angelo è un cabarettista prestato alla musica, tiene il palco alla grande, canta, soffia nel sax, balla, si dimena, incita il pubblico trovando anche il tempo per una passeggiata di saluto con baci e abbracci al gentil sesso. Una band che a dispetto del lungo periodo di silenzio sembra avere ancora la forza per andare avanti, l’ultimo Crazy Glue ne è una dignitosa dimostrazione, ma non è sulle tracce fisiche che i Fishbone danno il meglio di sé: dal vivo è tutta un’altra storia, particolari, potentissimi, divertenti, ancora in pista e ne sono contento. Pensare che ho rischiato di rimanere attaccato al divano di casa. Mi sarei perso un pezzo di storia.

Daniele Ghiro

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Ten Years Of Secret Mixtapes Kept Under My Bed

AUTORI VARI

Ten Years Of Secret Mixtapes Kept Under My Bed

Under My Bed

Gran bella compilation questa pubblicata dalla minuscola UNDER MY BED records, allestita per celebrare il decennale dalla nascita della stessa. Ten Years Of Secret Mixtapes Kept Under My Bed è un’ottima raccolta per più motivi: innanzitutto perché porta (si fa per dire) alla luce del sole, una serie di nomi che definire carbonari è poco. E poi, soprattutto, perché i suddetti nomi sono autori di una musica per molti versi notevole e portatori di un’idea sonora assai coerente, unitaria, veicolante uno stesso mood. Entrando nel dettaglio, un po’ tutti i nomi qui contenuti, offrono un suono cantautorale ombroso e malinconico, venato di quella weirditudine tipica di certo misterioso new-folk americano, stando più o meno in bilico tra certe scarne trame acustiche del primo Oldham o degli Smog e una tendenza alla (moderata) sperimentazione al limite della psichedelia. E sono davvero bravi tutti, i partecipanti al progetto, dai meno conosciuti (Onq, Lebenswelt, My Shell, Baggage Claim, Campofame, gli americani Empty Vessel Music) ad altri che magari avrete sentito nominare (il My Dear Killer proprietario dell’etichetta, Andrea Rottin, i rockisti Prague, Santo Barbaro), fino a nomi apparsi anche sul Buscadero in passato (i sempre bravi Morose, dei Father Murphy più sfasati che mai, gli Sparkle in Grey). Sono solo 150 copie, affrettatevi!

Lino Brunetti