BARNACLES “One Single Sound”

BARNACLES
One Single Sound
Boring Machines-Non Piangere Dischi

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Dietro l’inedita sigla Barnacles troviamo celato un musicista che più volte abbiamo incontrato, sia come membro dei bravissimi Sparkle In Grey, che come collaboratore di altre anime a lui affini. Stiamo parlando di Matteo Uggeri, qui in veste, prima ancora che di one man band, di manipolatore elettronico. Nelle note di copertina di One Single Sound, infatti, si è peritato d’informarci che le fonti sonore di queste quattro tracce arrivano tutte da registrazioni realizzate da altri (i drones di Giulio Andreucci, le urla di zio Ronnie, dei field recordings di Stefano De Ponti, la chitarra di Maurizio Abate, l’ohm di una classe di yoga, dei sampler di batteria) poi manipolate e riconfigurate in composizioni del tutto nuove ed originali. Quella che alla fine esce dalle casse dei nostri stereo è una musica misterica e molto, molto evocativa. Non semplice musica elettronica, né ovvia drone music, bensì un qualcosa capace di agire in modo ben più profondo e conturbante. Queste quattro tracce hanno maggiori punti di contatto con l’universo hauntologico, con quello stato di coscienza in bilico tra dormiveglia e subconscio, tra sprazzi di memoria di avvenimenti mai accaduti e attività onirica. Il sound è cinematico, attraversato da estatiche melodie filamentose, voci e rumori d’ambiente che accrescono di sottile inquietudine l’esperienza d’ascolto. Il tutto si situerebbe su un piano di profonda astrazione, non ci fossero i beat che, a fasi alterne, accompagnano, quando non prendono addirittura il sopravvento, (sul)le partiture sonore, ancorando il tutto ad una maggiore solidità terrena. Musica bellissima, capace di agire sull’anima come le scie lasciate da un sogno di cui ricordiamo solo le sensazioni. Straordinario anche l’artwork, sempre opera di Uggeri.

Lino Brunetti

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MY DEAR KILLER “The Electric Dragon Of Venus”

MY DEAR KILLER

The Electric Dragon Of Venus

Boring Machines

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Mancava apparentemente dal 2006, My Dear Killer, pseudonimo del cantautore lombardo Stefano Santabarbara, l’anno in cui aveva pubblicato il precedente Clinical Shyness, un titolo, tra l’altro, che spiegava molto dell’approccio musicale del suo autore. Dicevo apparentemente perché, come sapranno i cultori più attenti dell’underground italiano, in realtà Stefano, in tutto questo tempo, non è che sia stato proprio assente dalle scene: è infatti, tra altre cose, il promotore principale dell’etichetta Under My Bed Recordings – qui ne festeggiavamo il decennale – con cui negli ultimi tempi ha portato avanti il rimarchevole progetto “Cinque Pezzi Facili”, serie di split che ha visto fino ad ora coinvolti gruppi ed artisti quali Morose, Tettu Mortu, Campofame, Lorca, Pillow, Mr 60, Frozen Fracture, EMV, Konstanzegraff, oltre che ovviamente se stesso. Da sempre legato al folk cantautorale più dimesso e lo-fi, My Dear Killer torna stavolta con un disco che segna un più sostanziale impegno produttivo ed una più matura consapevolezza musicale. Non cambiano i confini del suo fare musica in The Electric Dragon Of Venus – pubblicato solo in vinile dalla sempre benemerita Boring Machines – che rimangono definiti dall’amore sconfinato per Nick Drake da un lato e dalla passione per sonorità meno accomodanti e più sperimentali dall’altro, ma qui, complice anche l’apporto di molti amici musicisti, tutto appare meno provvisorio e precario, pur non rinunciando a quella intensa fragilità di fondo che è una delle caratteristiche principali del suo sound e del suo songwriting. Le sue canzoni dimesse e malinconiche, che in più di un’occasione non possono non ricordare anche lo slowcore sofferto di Red House Painters e Sophia in versione lo-fi, qui sono capaci di colorarsi tramite la spolverata di un trombone (Stella Riva, in Frozen Lakes) o attraverso il tocco di un elegiaco violoncello (suonato da Piergiorgio Storti in Scent Of The Water e Magnetic Storm). Importanti i contributi di ONQ/Luca Galuppini con synth, sega musicale e chitarra hawaiiana preparata, i field recordings di Matteo Uggeri e gli electronics ed i noises pilotati da Gherardo Della Croce. Stefano canta con voce dimessa e mormorante, dando vita a quadri di attonita malinconia come la splendida Good Night, a canzoni screziate da gelide folate di conturbante feedback (Mild Eyes, tra le altre), a brani persino potenzialmente rock come la quasi incalzante Nightime. Chiuso ed aperto, tanto da assumere una struttura circolare, dalle due parti della strumentale title-track, The Electric Dragon Of Venus è un disco da tenersi stretto e con cui cullarsi nei momenti di più profonda introspezione.

Lino Brunetti

My Dear Killer - Foto © Lino Brunetti

My Dear Killer – Foto © Lino Brunetti