MEGANOIDI “Mescla”

MEGANOIDI
MESCLA

LIBELLULA

mescla-meganoidi-cover-ts1583495793

È uscito il 6 marzo scorso il nuovo disco dei genovesi Meganoidi, formazione partita dallo ska punk, ma col tempo attestatasi nell’alveo di un alternative rock melodicamente pop. Nell’anno in cui festeggiano i vent’anni di attività, Mescla consolida il loro fare musica con dieci nuove canzoni frizzanti e chitarristiche, spesso caratterizzate da una base funky, come evidenziato da pezzi come Condizione Non Indugio, o da trame chitarristiche che ben si sposano alle melodie tratteggiate da una voce sempre in primo piano nel mix.

Personalmente, però, penso che il meglio lo diano non tanto nei brani più uptempo come la title-track o l’iniziale Ora È Calmo Il Mare, facilmente memorizzabili, ma non così originali da essere anche memorabili (e scusate il bisticcio di parole), quanto più nei brani un po’ più lenti, vedi la bella 1982, la dinamica ballata rock Esercito In TV e soprattutto quella Persone Nuove, nella quale ben s’infila la tromba di Luca Guercio, che proprio oggi viene pubblicata come secondo singolo tratto dall’album e che nelle parole della stessa band vuole raccontare esattamente ciò che stiamo vivendo in questo momento: l’isolamento, le distanze, la riflessione, ciò che eravamo e ciò che, se lo vogliamo, potremo essere.

Sia pur scritta un anno fa, la band oggi vede la canzone come un pezzo in grado di essere una buona colonna sonora di queste giornate difficili e a noi piace appoggiare questa suggestione, specie dopo aver visto il mini video realizzato con l’aiuto dei fan in lockdown (lo potete vedere sulla pagina Facebook della band qui). Persone Nuove ve la facciamo  sentire qui sotto e vi segnaliamo pure il loro progetto Fotografie d’ascoltare, realizzato assieme alla fotografa Elisa Casanova, in cui ogni foto da lei realizzata per questa serie sarà accompagnata da un verso di una canzone dei Meganoidi.

Lino Brunetti

OD FULMINE “Od Fulmine”

OD FULMINE

Od Fulmine

Greenfog – The Prisoner Records

od-fulmine-musica-streaming-od-fulmine

Ormai da anni, mensilmente, vengo seppellito da una quantità inumana di dischi nuovi. Non che mi lamenti, sia chiaro, ma, oltre alla preoccupazione di finire come quel tale che ha passato gli ultimi anni della sua vita a dormire in macchina, sfrattato dalla sua insana passione per il vinile, c’è la frustrazione di non riuscire a dedicare la giusta attenzione alle molte cose che mi arrivano. Molte volte, addirittura, se ne accumulano così tante che non riesco neppure a sentirle (e colgo qui l’occasione per scusarmi con i molti – musicisti, etichette, uffici stampa – che mi inviano le loro cose e hanno pochi o nulli riscontri da parte mia: sappiatelo, faccio il possibile!). Molti di questi dischi, probabilmente la maggior parte, sono ovviamente italiani e, considerando quanto piccolo sia il nostro mercato, sorgono spontanee alcune domande e considerazioni: a chi son rivolte tutte queste uscite? Sono semplici bottiglie lanciate in un enorme oceano con dentro messaggi che si spera un giorno raggiungano qualcuno? Chi si fa carico dei costi di registrazione, produzione, stampa e diffusione di questi supporti, spesso caratterizzati da confezioni e booklet più curati ed eleganti di quelli delle più titolate etichette straniere? Cosa vuol dire, oggi, tenere in piedi un’etichetta discografica e che aspettative ha uno che della musica voglia fare la sua vita? Tutte domande a cui dare una risposta univoca e chiara pare sempre più difficile. Prendiamo ad esempio questo esordio dei genovesi OD FULMINE. Quintetto formato da Mattia Cominotto (voce e chitarra), Fabrizio Gelli (voce e chitarra), Stefano Piccardo (voce e chitarra), Riccardo Armeni (basso) e Saverio Malaspina (batteria) – musicisti con un passato in formazioni ben note quali Meganoidi, Numero 6, Esmen – gli Od Fulmine sono autori di canzoni rock in italiano, vigorose ed elettriche, sempre sostenute da un sound chitarristico e moderatamente ruvido, in cui viene data una certa attenzione sia al versante lirico che a quello melodico. Basterebbe insomma un piccolo spostamento da una parte o dall’altra per farli diventare un progetto più cantautorale o, per contro, più nettamente pop. La qualità media, sia pur senza ancora aver raggiunto una propria spiccata personalità, è molto buona, sia a livello di scrittura che di grana del suono: a dimostrarlo, tra le altre, ci sono le atmosfere ombrose ma intrigantemente melodiche di 40 Giorni; una ballata sentita e solida quale 5 Cose; la pimpante I Preti Dormono; la scura ed elettrica, con anche una bella parte di tromba ad opera di Luca GuercioGhiaccio 9; l’intensa Fine Dei Desideri che tutto chiude. Tutto bello insomma, niente da dire, come dicono loro stessi in bilico tra Hüsker Dü e Luigi Tenco; nello stesso tempo, però, anche non troppo appariscenti, più attenti alla sostanza che agli effetti speciali, forse anche troppo medi per imporsi con forza nello scenario musicale attuale. Il che ci riporta alle domande iniziali: quale sarà il destino di questo album e della sua band? Quello di un messaggio gettato nel nulla? Lo so che in giro c’è tantissima musica, tantissimi dischi e che è difficile dare credito a degli esordienti, italiani per di più, però sarebbe un peccato se queste canzoni rimanessero inascoltate. Noi quel messaggio lo abbiamo raccolto. E voi? Che farete?

Lino Brunetti