ZOLA JESUS “Versions”

ZOLA JESUS

Versions

Sacred Bones/Goodfellas

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La genesi di Versions si ha quando, durante il tour del suo Conatus, a Nika Roza Danilova, in arte ZOLA JESUS, viene data l’opportunità di suonare al Guggenheim di New York, uno dei più prestigiosi musei d’arte moderna al mondo. E a quel punto che le viene l’idea di fare qualcosa di speciale; chiama JG Thirlwell, che in molti ricorderanno col nome di Foetus quale leggenda della musica industrial, da tempo impegnato in qualità di compositore ed arrangiatore sinfonico per i più svariati progetti, e gli chiede di preparare degli arrangiamenti per quartetto d’archi delle sue canzoni. Il risultato lo possiamo sentire oggi in Versions ovviamente, disco in cui Zola Jesus riprende nove canzoni del suo repertorio e, con l’aiuto del Mivos Quartet, le porta a nuova vita. E bisogna dire che il trattamento rende le canzoni della Danilova particolarmente affascinanti; il repertorio arriva in parte da Conatus, in parte dai dischi più vecchi; gli arrangiamenti per archi ben si mescolano con la sua voce e con l’elettronica della sua musica, ed il suo pop gotico e venato wave ne viene accresciuto in forza. Difficile dire oggi se sarà questo il territorio verso il quale si muoverà la musica di un’autrice partita dal noise o se si tratta solo di un episodio. Per chi non conosce la sua musica, ad ogni modo, un’ottima porta d’ingresso.

Lino Brunetti

CASE STUDIES “This Is Another Life”

CASE STUDIES

This Is Another Life

Sacred Bones/Goodfellas

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Dietro il nome CASE STUDIES si cela il progetto musicale di Jesse Lorts, cantautore, chitarrista ed artista di Seattle, un tempo membro dei The Dutchess & The Duke. Con This Is Another Life, arriva a pubblicare il suo secondo album, dopo l’esordio di un paio d’anni fa. Con la produzione e la collaborazione di Greg Ashley dei Gris Gris ed il contributo di musicisti come Jon Parker (chitarra, piano), Oscar Michel (basso), John Haener (batteria), Carey Lamprecht (violino e viola) e Shawn Alpay (violoncello), qui ha allestito una malinconica ed avvolgente collezione di ballate, magistralmente inserite nel solco di una Americana capace di occhieggiare al folk come al country, di spolverare con un pizzico di timida psichedelia elettrica un paio di episodi, soprattutto di tratteggiare un mood romantico e profondamente introspettivo. Le sue belle liriche vengono valorizzate dall’intimismo delle melodie, dal sapido impasto degli arrangiamenti; a volte è il piano a guidare le danze, altre il discreto frinire degli archi, altre volte ancora, un passo più rock e chitarristico, intento a movimentare le acque. Dieci canzoni ottimamente scritte ed arrangiate, che senza grandi proclami riescono a farsi ricordare. In Villain c’è anche un bel duetto con Marissa Nadler. Da sentire.

Lino Brunetti