MARCO NOTARI “Io? – Deluxe Version”

MARCO NOTARI

Io? – Deluxe Version

Libellula/Audioglobe

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“Chiuso in una bellissima confezione, arricchita dai disegni di Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, Io? è il terzo album del cantautore torinese MARCO NOTARI, come sempre affiancato dai suoi Madam (Andrea Bergesio, Pax Caterisano, Luca Cognetti, Roberto Sburlati). Caratterizzate da un tessuto strumentale ricchissimo in cui a rifulgere sono soprattutto il piano, il glockenspiel e le chitarre – ma a cui si aggiungono tastiere varie, fiati, archi, insoliti drum set fatti di scatole di cartone o di tamburi da banda – queste dieci canzoni si segnalano per un sound avvolgente che circuisce l’ascoltatore guidandolo in atmosfere tra l’estatico ed il sognante. E se è facile trovare nel cantato di Marco l’elemento più marcatamente pop, più difficile è definire univocamente le musiche qui contenute, continuamente ondeggianti tra slancio rock e melodia, introspezione folk ed elettronica psichedelica. A tratti, questi brani, potrebbero ricordare un qualcosa a metà tra i Radiohead ed i Sigur Ros, ma sono giusto delle suggestioni per indirizzarvi nella giusta direzione. Tra le altre, ottime davvero Le Stelle Ci Cambieranno Pelle e Hamsik”. Ecco cosa scrivevamo, sulle pagine del Buscadero del settembre 2011, al momento dell’uscita del terzo disco di Marco Notari. Oggi, in occasione della partecipazione del cantautore al concertone del Primo Maggio a Roma, Io? viene ripubblicato – solamente in digitale sul sito dell’artista o su quello dell’etichetta – con l’aggiunta di ben due dischi, Canzoni Segrete, contenente b-sides, demo ed alcune belle cover, e Live @ Ratatoj,registrato chiaramente dal vivo durante una data dell’ultimo tour. E’ così possibile, non solo riapprezzare nuovamente la bellezza di un disco che non ha certo smesso di essere fascinosamente in bilico fra diverse istanze musicali, ma pure recuperare alcuni brani di meno larga diffusione (vedi ad esempio la bella e radioheadiana Thesiger, in origine b-side di Io), assaporare ottime riletture di brani di Vasco Rossi (Jenny è Pazza), Garbo (Un Bacio Falso), Francesco De Gregori (Caterina), Fabrizio De André (Hotel Supramonte), Beatles (Happiness Is A Warm Gun), nonché godere dell’efficacia, dal vivo, di Notari e dei suoi Madam. Insomma, non avete più scuse per non far vostro questo disco! Per info, download e acquisti, qui.

Lino Brunetti

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BEST OF THE YEAR 2012 – Lino Brunetti

Come è tipico di ogni fine anno, è giunto il momento dei bilanci. E dunque, come è stato questo 2012 in musica? Partiamo da una considerazione generale: ormai da tempo è impossibile identificare, non dico un album, ma anche solo uno stile, che possa essere rappresentativo dell’anno appena trascorso. Le tendenze musicali, che sono comunque propense a ripetersi ciclicamente, sono da tempo esplose in miriadi di rivoli che, lungi dal potersi (se non in sporadici casi) definire nuovi, hanno perso pure la loro capacità di caratterizzare un’epoca. Se un lascito ci rimarrà di questi anni di download selvaggio e strapotere della Rete, sarà quello di un azzeramento dell’asse temporale, non più verticale bensì orizzontale, dove passato, presente e futuro convivono allegramente assieme in una bolla dove non c’è più nessuna vera differenziazione. Lo si evince dall’enorme numero di ristampe, deluxe edition, cofanetti celebrativi, ma pure dalle musiche contenute nei dischi dei cosidetti artisti “nuovi”, talmente nuovi che a volte suonano esattamente come i loro omologhi di quarant’anni fa. In questo scenario, le cose migliori nel 2012 sono arrivate in larga parte proprio dai grandi vecchi o comunque da artisti sulle scene ormai da parecchio tempo. Bob Dylan è tornato con un disco stupendo, Tempest, celebrato (giustamente) ovunque. Non gli è stato da meno Neil Young che, assieme ai Crazy Horse, ha assestato due zampate delle sue, prima con le riletture di Americana, poi con le cavalcate elettriche di Psychedelic Pill. Dopo due ciofeche quali Magic Working On A DreamBruce Springsteen se ne è uscito finalmente con un disco vitale, intenso, potente sotto tutti i punti di vista. Magari imperfetto, di sicuro non un capolavoro, Wrecking Ball è comunque un album di grandissimo livello, che ha riposizionato il Boss ai livelli che gli competono. Rimanendo sui classici, bellissimo il nuovo Dr. John (Logged Down), splendido il Life Is People di Bill Fay, di gran classe il Leonard Cohen di Old Ideas (un disco che comunque io non ho amato pazzamente come altri hanno fatto), mentre solo discreto è stato il Banga di Patti Smith. Per la serie “e chi se l’aspettava?”, credeteci o no, è ottimo invece il nuovo ZZ TopLa Futura, band a cui la produzione di Rick Rubin ha fatto un gran bene. Ma non solo i “grandi vecchi” ci sono stati, anche se sempre tra i veterani  si è dovuto andare a cercare le cose migliori. Partiamo da quello che è senza dubbio il mio disco dell’anno, The Seer degli Swans, un triplo LP magnetico, ottundente, potentissimo e visionario. Poi, in ordine sparso, il sorprendente ritorno sulle scene dei Godspeed You! Black Emperor (‘Hallelujah! Don’t Bend! Ascend!), i Giant Sand sempre più Giant di Tucson, i loro fratelli Calexico con Algiers, i Dirty Three di Towards The Low Sun, gli Spiritualized di Sweet Heart Sweet Light, i Sigur Ros di Valtari, i Lambchop di Mr Mil Mark Stewart di The Politics Of Envy, i redivivi Spain di The Soul Of Spain, i Mission Of Burma di Unsound, gli Om  di Advaitic Songs, Dirty Projectors di Swing Lo Magellan. Deludente il ritorno dei PiL, decisamente buoni quelli di Jon Spencer Blues ExplosionLiars, EarthBeach House (sia pur meno efficace degli album precedenti), Six Organs Of AdmittanceAnimal CollectiveNeurosis, UnsaneThe Chrome CranksThee Oh SeesGuided By Voices (ben tre dischi!), Woven HandGrizzly BearPontiak (memorabile il loro Echo Ono, e non solo perché hanno avuto la bontà di mettere una mia foto sulla copertina della versione in vinile), la doppietta Clear Moon/Ocean Roar dei Mount Eerie, il Moon Duo di Circles, i Tu Fawning di A Monument, i Peaking Lights di Lucifer. Dagli artisti solisti non moltissimi dischi da ricordare a mio parere: di sicuro lo è quello di Hugo Race & Fatalists (We Never Had Control), tra le cose migliori dell’annata, anche superiore al Blues Funeral della Mark Lanegan Band (comunque bello), ma lo sono pure la doppietta di Chris Robinson Brotherhood, i due dischi di Andrew Bird (soprattutto Break It Yourself), l’esordio del leader dei Castanets come Raymond Byron & The White Freighter (Little Death Shaker) ed il The Broken Man di Matt Elliot. Ancora meglio ha fatto il gentil sesso: per una Cat Power a fasi alterne (Sun, solo parzialmente riuscito), ci sono state una Fiona Apple in odor di capolavoro (The Idler Wheel…), una grandissima Ani Di Franco (Which Side Are You On?), la sorprendente Gemma Ray (Island Fire), le sorelline svedesi First Aid Kit (The Lion’s Roar), la Beth Orton di Sugaring Season. Tra le nuove band, la palma di rivelazione dell’anno se la beccano i grandissimi Goat di World Music, seguiti a ruota dai The Men di Open Up Your Heart, dai Big Deal di Lights Out, dagli Islet di Illuminated People, dai Fenster di Bonesdagli Allah-Las e dalla Family Band di Grace & Lies. Tra le cose più sperimentali, vetta incontrastata allo Scott Walker di Bish Bosch, un disco per nulla facile ma di una intensità rarissima. In campo improvvisativo, grandi cose sono arrivate dagli svizzeri Tetras (Pareidolia il titolo del loro album). Altri dischi da non dimenticare, Effigy dei Pelt, msg rcvd dei Neptune, Fragments Of The Marble Plan degli AufgehobenWe Will Always Be di Windy & Carl. E l’Italia? Certo, anche l’Italia ci ha dato grandi cose. Gli Afterhours hanno pubblicato uno dei loro dischi più belli di sempre, Padania. Potente e visionaria l’opera in due parti degli Ufomammut, così come Il Mondo Nuovo de Il Teatro Degli Orrori. E poi: Sacri Cuori (Rosario), King Of The Opera (Nothing Outstanding), Father Murphy (Anyway, Your Children Will Deny It), Paolo Saporiti (L’ultimo Ricatto), Ronin (Fenice), Mattia Coletti (The Land), manZoni (Cucina Povera), Xabier Iriondo (Irrintzi), Sparkle In Grey (Mexico), Guano Padano (2), Calibro 35. E chissà quante altre cose mi son perso o avrò dimenticato! Qui sotto, la selezione della selezione. Ed ora, prepariamoci al 2013!

SWANS “THE SEER”

GOAT “WORLD MUSIC”

FIONA APPLE “THE IDLER WHEEL…”

PONTIAK “ECHO ONO”

GODSPEED YOU! BLACK EMEPEROR “‘ALLELUJAH! DON’T BEND! ASCEND!”

AFTERHOURS “PADANIA”

TETRAS “PAREIDOLIA”

MOUNT EERIE “CLEAR MOON/OCEAN ROAR”

HUGO RACE FATALISTS “WE NEVER HAD CONTROL”

THE MEN “OPEN UP YOUR HEART”

SCOTT WALKER “BISH BOSCH”

BRUCE SPRINGSTEEN “WRECKING BALL”

BOB DYLAN “TEMPEST”

NEIL YOUNG & CRAZY HORSE “AMERICANA/PSYCHEDELIC PILL”

FIRST AID KIT “THE LION’S ROAR”

GIANT GIANT SAND “TUCSON”

BOX SET: CAN “THE LOST TAPES”

IL DISORDINE DELLE COSE “La Giostra”

IL DISORDINE DELLE COSE

La Giostra

Cose In Disordine Dischi/Audioglobe

Basta una semplice occhiata all’artwork e alla confezione in cui è inserito il CD, per rendersi conto di quanto impegno e passione IL DISORDINE DELLE COSE mettano in quello che fanno: fatto in cartoncino, con un formato 14×19 e con all’interno un libretto con i testi e delle bellissime foto del paesaggio islandese – l’album è stato registrato poco fuori Rejkjavik, nello studio dei Sigur Ros – l’involucro è specchio della sostanza contenuta qui dentro. Il Disordine Delle Cose è un sestetto piemontese, attivo dal 2007 e con già un disco alle spalle che gli ha permesso di girare in tour con gruppi come Marlene Kuntz, Perturbazione, Paolo Benvegnù. A tre anni da quell’esordio, escono ora con La Giostra, opera per la quale hanno pure fondato la loro etichetta personale. Poco fa abbiamo citato l’Islanda; per iniziare a metter giù le coordinate del loro suono, le latitudini del nord Europa indubbiamente sono un riferimento importante. Nella loro musica, infatti, convivono mirabilmente sia le sonorità di un gruppo come i Sigur Ros – dichiaratamente una delle loro band preferite – che quelle del pop-rock e del cantautorato italiano. Si può anzi dire che, proprio in questo melange, risiedano i motivi d’apprezzamento per la loro proposta. Sono canzoni introspettive ed avvolgenti quelle de Il Disordine Delle Cose, arrangiate con cura certosina attorno ai testi, dotati di qualità anche letteraria, di Marco Manzella, e contrassegnate dai suoni del pianoforte e degli archi, con ulteriori sfumature date da tromba, trombone, harmonium, glockenspiel, metallofono. Dicevamo quindi della loro abilità a mescolare elementi italiani e nordeuropei: il primo elemento lo si ritrova nella scansione delle melodie, nella metrica dei testi, nel tono pop vicino a quello di una band quale gli Amor Fou (abbastanza palesemente evocati in un brano come Addio e qui e là lungo la scaletta), il secondo in un uso evocativo ed impressionista delle campiture strumentali (a mò d’esempio, ascoltatevi il tessuto sonoro dell’ottima title-track, dove tra l’altro collabora il noto quartetto d’archi delle Amiina). Forse, in un album lungo quasi un’ora e composto da quattordici canzoni, sarebbe stato lecito aspettarsi qualche variazione d’atmosfera e un po’ di movimento in più (si discostano in parte dal mood generale solo la più ariosa Marionette, la cadenzata La Preda ed uno strumentale intitolato Improvvisazione n.9), ma anche così La Giostra è un album largamente riuscito, che mi auguro faccia conoscere il nome di questa band ad un pubblico il più ampio possibile.

Lino Brunetti