BOBBY LEE RODGERS TRIO “Sled”

BOBBY LEE RODGERS TRIO
SLED
LONG SONG RECORDS

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Se aveva ragione Andy Warhol quando diceva “…in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti...”, per Bobby Lee Rodgers quel fugace momento deve essere accaduto per forza tra il 1999 e il 2009 quando suonava la chitarra nella jam band The Codetalkers accanto al compianto Colonnello Bruce Hampton; perchè nemmeno essere uno dei più giovani docenti presso il Berklee College Of Music di Boston o suonare davanti a 10.000 persone ad un festival in Florida, sono serviti a trasformarlo in una celebrità. A un certo punto Rodgers deve essersene fatto una ragione e visto che, come scriveva Frank Kane “...la necessità è sovente madre dell’ispirazione…”, ha continuato a esibirsi dal vivo e pubblicare dischi da solista o con il Bobby Lee Rodgers Trio, formato con Brian Tate al basso e Brian Lange alla batteria, mantenendo un basso profilo che di certo non vale la gloria, ma gli garantisce la stima di numerosi colleghi e gli applausi di quanti frequentino i locali musicali dell’area di Boston, dove le sue performance sono ormai leggendarie. Realizzato con la formazione a trio, Sled è il nuovo album di studio del chitarrista: un disco che suona come la più esplosiva miscela di funky, blues, jazz e rock’n’roll che possa capitare di ascoltare da quando il fenomeno delle jam bands è scomparso dalle cronache inabissandosi nel versante sommerso del music business. In verità di vere e proprie jam ce ne sono davvero poche in Sled, perchè si tratta di un album di canzoni, ma l’attitudine e la fluidità con cui il trio intreccia spessi groove di basso, dinamiche scariche di tamburi e fiammate di assolo o spirali di virtuosismo della chitarra fanno presagire che i brani possano dilatarsi parecchio nel corso dei concerti, liberando la creatività di musicisti dal tasso tecnico straordinario. Dato che Bobby di cognome non fa Dylan, la scrittura delle canzoni di Sled non aspira alla poesia, accontentandosi magari di strappare un sorriso con la divertente e zappiana California Shorts o di suscitare una riflessione con una Electronic President chiaramente polemica nei confronti dell’attuale amministrazione statunitense. Del resto, ciò che fa la differenza qui sono la botta di adrenalina di riffoni blues come quello che apre Invisible Prison, il colpo di frusta di assolo da brividi come quello che scuote il finale di Headphones, il gusto di fraseggi jazz come quelli che riempiono Long Time o il calore dei virtuosismi acustici che riscaldano un’aerea ballata Americana come la splendida Body In The Lake. In conclusione, Sled è il disco di uno dei chitarristi più estrosi e tecnicamente meglio equipaggiati in circolazione, niente di più e niente di meno, anche se il Bobby Lee Rodgers Trio ci mette tanto feeling e energia, che sarebbe un grave errore limitarsi a considerarlo un’esibizione di bravura.

Luca Salmini