Best 2021

Dopo l’orribile 2020, il 2021 è stato nuovamente un anno difficile. La speranza sarebbe di poterlo archiviare come anno di transizione verso la normalità, cosa che però non si può affermare dato che al momento è ancora difficilissimo fare previsioni su ciò che ci attende e quindi è meglio tacere.

Quantomeno, sia pur ancora timidamente, è ripresa l’attività live (mentre scrivo tornata però nuovamente in forse), tanto che il sottoscritto è stato anche a diversi festival durante l’anno (End Of The Road in UK, Le Guess Who? in Olanda, Ferrara Sotto Le Stelle, Todays e Barezzi in Italia), oltre ad aver assistito a molti altri concerti, magari non come ai bei vecchi tempi, ma quel tanto che basta da poter cominciare a sperare che le cose possano tornare presto a rimettersi sui binari definitivamente. Come si diceva, però, anche solo per questioni di scaramanzia, è meglio non lanciarsi in previsioni.

Quella che di sicuro non è mancata, nel 2021, è stata la bella musica, tanto che credo di non essere stato investito da così tanti dischi come quest’anno. Un problema per certi versi, perché è diventato praticamente impossibile seguire tutto ciò che si desidererebbe, ma spesso anche frequentare come si deve i dischi che emergono dal marasma, pur dedicando alla musica un sacco del proprio tempo (è chiaro che a casa mia lo stereo non è mai spento).

Sono una prova di quanto dico le classifiche di fine anno che avrete già iniziato a vedere in giro, mai così varie e diversificate, nelle quali pure uno come me che ha ascoltato letteralmente centinaia di album nuovi, continua a trovare decine e decine di dischi potenzialmente da esplorare, a riprova ulteriore dell’incredibile mole di uscite, della varietà delle proposte, dell’impossibilità di abbracciare tutto anche per chi, come il sottoscritto, non ha preclusioni verso nessun genere e, pur avendo i propri gusti e le proprie idosincrasie, è animato sempre da grande curiosità.

In coda a quest’articoletto troverete il collegamento a una mega playlist di oltre 250 brani per svariate ore di musica. S’intitola Best 2021, ma il titolo è fuorviante, nel senso che dentro ci ho stipato dei brani tratti dai molti dei dischi che ho ascoltato durante l’anno (non da tutti, però). Non sembrasse presuntuoso potrei sostenere che sia una sorta di sunto dell’annata messa in piedi da un avveduto curatore, ma la realtà è che essa è più una sorta di promemoria e taccuino d’appunti realizzato soprattutto per me stesso, senza dimenticare poi che in essa mancano comunque moltissime cose, compreso quello che potrebbe essere il vostro disco preferito del 2021! V’invito comunque a dedicarle un ascolto, in mezzo al mazzo qualche bella scoperta la farete di sicuro.

Come detto altre volte, ma ogni anno sempre di più quindi, queste classifiche di fine anno sono più una sorta di gioco, il cui valore è quello che è. Personalmente però le trovo utilissime e divertenti, perché attraverso di esse continuo a scoprire cose che mi erano sfuggite, oppure sono portato a rivalutare cose che inizialmente avevo momentaneamente accantonato non dedicandogli la giusta attenzione. Nella lista che andrete a leggere qui sotto, almeno due/tre titoli sono entrati in extremis, proprio grazie a scoperte dell’ultima ora, fatte attraverso qualche lista o tramite l’accorto suggerimento di qualche contatto social illuminato.

La lista è così organizzata: in evidenza c’è un singolo disco scelto come “Disco dell’anno”, ben sapendo che la cosa di per sé non ha alcun senso; seguono cinquanta dischi in ordine alfabetico, cinque album dal vivo, tre ristampe (scelte tra le cose meno risapute) e tre film a carattere musicale.

A vincere la palma di disco dell’anno stavolta è toccato a Iosonouncane, il cui Ira è un lavoro di incredibile forza immaginifica, un mastodonte sonoro di quasi due ore che è continuato a crescere con gli ascolti e che è esploso ulteriormente attraverso la sua riproposizione live (ho avuto modo di vederlo tre volte). Un disco importante per la visione che gli sta dietro, per il suo essere stato pensato fin da subito come album e non come una semplice raccolta di canzoni da lanciare sui siti di streaming (sempre più la norma, apparentemente), per lo stile adottato che è sintesi fra vari linguaggi musicali. Se n’è parlato moltissimo, spesso a sproposito o comunque non con il giusto distacco, e sono convinto che sia un disco che rimarrà e che anche in futuro verrà ricordato come un classico della musica italiana.

Tra i cinquanta dischi c’è di tutto un po’. Si conferma la prosecuzione della lunga ondata delle nuove leve post punk, con alcune conferme (Shame, Viagra Boys, IDLES, anche i black midi, che però non sono in lista) e alcuni esordi che vengono segnalati tra le cose migliori sentite quest’anno (Black Country, New Road, Dry Cleaning, Squid). Parallelamente ad essa, si confermano tra le cose più interessanti quelle che arrivano dall’immenso e variegato universo black, nel quale confluiscono soul, jazz, hip hop, elettronica, funk e contaminazioni varie, per una serie di proposte eccitanti e stimolanti a dir poco. Qui i nomi da fare sono quelli di artisti quali Little Simz, Damon Locks Black Monument Ensemble, Sault, Ben Lamar Gay, Sons Of Kemet, Space Afrika, Cleo Sol e, se vogliamo, BadBadNotGood e pure l’incontro tra una leggenda quale Pharoah Sanders e un maestro dell’elettronica quale Floating Points.

In mezzo al resto, di tutto un po’, da quella che è stata, per me, l’artista rivelazione dell’anno (la cantante e compositrice di origini pakistane Arooj Aftab, fresca di firma per la prestigiosa Verve), a conferme di nomi ormai consolidati e sempre sulla breccia (gli inossidabili Low su tutti, ma poi The Notwist, gli Arab Strap, Nick Cave & Warren Ellis, i Goodspeed You! Black Emperor, Alessandro Cortini, Amerigo Verardi, Tindersticks, la grande accoppiata Bonnie “Prince” Billy/Bill Callahan o quella tra Sufjan Stevens e Angelo De Augustine, Sleaford Mods), a cui si aggiungono alcuni nomi nuovi (Anna B Savage, Marta Del Grandi, Arlo Parks), battitori liberi (lo strepitoso incontro tra The Body e Big/Brave, l’esordio epocale degli Springtime, l’intensissima LINGUA IGNOTA, la canzone disossata di Emma Ruth Rundle, il visionario Blak Saagan, i Vanishing Twin, l’Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp), ma anche alcune cose di rock più (The War On Drugs, Weather Station, The Hold Steady, Mdou Moctar, The Mountain Goats, Hiss Golden Messenger, Jim Ghedi, Steve Gunn, Ryley Walker) o meno “classico” (ancora Big/Brave, Tropical Fuck Storm, Deefheaven, gli sconosciutissimi Horseloverfat).

Tutti imperdibili i dischi dal vivo segnalati, mentre nel mare magnum delle ristampe mi pare giusto segnalare il cofanetto definitivo dedicato ai Faust, le ristampe dei dischi dei Seefeel e quella dell’album degli El Muniria.

Chiudo infine con tre film musicali imperdibili, con menzione speciale per Get Back ovviamente, un colpo al cuore per qualsiasi beatlesiano.

È tutto, vi lascio alle liste, alla playlist e ovviamente vi auguro uno splendido 2022 di musica e non solo!

Lino Brunetti

Album Of The Year
IOSONOUNCANE – IRA

TOP 50 (in ordine alfabetico)
AROOJ AFTAB – VULTURE PRINCE

ARAB STRAP – AS DAYS GET DARK

BADBADNOTGOOD – TALK MEMORY

BIG/BRAVE – VITAL

BONNIE “PRINCE” BILLY/BILL CALLAHAN – BLIND DATE PARTY

BLACK COUNTRY, NEW ROAD – FOR THE FIRST TIME

BLAK SAAGAN – SE CI FOSSE LA LUCE SAREBBE BELLISSIMO

THE BODY + BIG/BRAVE – LEAVING NONE BUT SMALL BIRDS

NICK CAVE & WARREN ELLIS – CARNAGE

ALESSANDRO CORTINI – SCURO CHIARO

DAMON LOCKS BLACK MONUMENT ENSEMBLE – NOW

MARTA DEL GRANDI – UNTIL WE FOSSILIZE

DRY CLEANING – NEW LONG LEG

DEAFHEAVEN – INFINITE GRANITE

BEN LAMAR GAY – OPEN ARMS TO OPEN US

GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR – G_D’S PEE AT STATE’S END!

JIM GHEDI – IN THE FURROWS OF COMMON PLACE

STEVE GUNN – OTHER YOU

HISS GOLDEN MESSENGER – QUIETLY BLOWING IT

THE HOLD STEADY – OPEN DOOR POLICY

HORSELOVERFAT – GREETINGS FROM NOWHERE

IDLES – CRAWLER

LINGUA IGNOTA – SINNER GET READY

LITTLE SIMZ – SOMETIMES I MIGHT BE INTROVERT

LOW – HEY WHAT

MDOU MOCTAR – AFRIQUE VICTIM

THE MOUNTAIN GOATS – DARK IN HERE

THE NOTWIST – VERTIGO DAYS

ORCHESTRE TOUT PUISSANT MARCEL DUCHAMP – WE’RE OK, BUT WE’RE LOST ANYWAY.

ARLO PARKS – COLLAPSED IN SUNBEAM

EMMA RUTH RUNDLE – ENGINE OF HELL

FLOATING POINTS, PHAROAH SANDERS & THE LONDON SYMPHONY ORCHESTRA – PROMISES

SAULT – NINE

ANNA B SAVAGE – A COMMON TURN

SHAME – DRUNK TANK PINK

SLEAFORD MODS – SPARE RIBS

CLEO SOL – MOTHER

SONS OF KEMET – BLACK TO THE FUTURE

SPACE AFRIKA – HONEST LABOUR

SPRINGTIME – SPRINGTIME

SQUID – BRIGHT GREEN FIELD

SUFJAN STEVENS & ANGELO DE AUGUSTINE – A BEGINNER’S MIND

TINDERSTICKS – DISTRACTIONS

TROPICAL FUCK STORM – DEEP STATES

VANISHING TWIN – OOKII GEKKOU

AMERIGO VERARDI – UN SOGNO DI MAILA

VIAGRA BOYS – WELFARE JAZZ

RYLEY WALKER – COURSE IN FABLE

THE WAR ON DRUGS – I DON’T LIVE HERE ANYMORE

THE WEATHER STATION – IGNORANCE

LIVE ALBUMS
THE BLACK CROWES – THE HOMECOMING CONCERT, ATLANTA, DECEMBER 1990 (in Shake Your Money Maker Deluxe)

JAMIE BRANCH – FLY OR DIE LIVE

CAN – LIVE IN STUTTGART 1975

BRUCE SPRINGSTEEN & THE E STREET BAND – THE LEGENDARY 1979 NO NUKES CONCERTS

THE THE – THE COMEBACK SPECIAL

RISTAMPE
FAUST – 1971-1974

EL MUNIRIA – STANZA 218 + REMIXES

SEEFEEL – ST / FR / SP + (CH-VOX) REDUX + SUCCOUR REDUX

FILM MUSICALI
PETER JACKSON – GET BACK

TODD HAYNES – THE VELVET UNDERGROUND

AHMIR “QUESTLOVE” THOMPSON – SUMMER OF SOUL

Best of 2018

Come ogni anno di questi tempi, sulle riviste musicali, sui siti internet, sui blog, finanche sulle bacheche di Facebook degli appassionati di musica, è tutto un fiorire di classifiche, discussioni e discettazioni circa il meglio uscito nell’anno appena passato. Nonostante io ascolti qualche centinaio di dischi nuovi ogni anno, a leggere queste classifiche mi rendo sempre conto che quello che riesco a coprire è solo una piccolissima parte di ciò che esce, il che rende praticamente privo di alcun senso stilare queste interminabili liste.

Siccome spesso è la vita stessa ad avercene poco di senso, cosa ci rimarrebbe se non giocassimo almeno un po’? Io, anche quando non mi ci ritrovo, nelle classifiche degli altri trovo spunti per nuovi ascolti e scoperte e per questo continuo a ritenerle utili e divertenti, quanto basta insomma per spingermi ormai da qualche anno a dare anche il mio contributo.

Cosa dire di questo 2018 appena conclusosi? Sostanzialmente ciò che diciamo da diversi anni a questa parte: tanta, tantissima, troppa (probabilmente) nuova musica, spessissimo di ottimo livello, ma avarissima di capolavori, di dischi che sappiano essere sintesi dei tempi che stiamo vivendo, musicalmente ma non solo.

L’unico disco uscito nel 2018 a cui riconosco la capacità di essere specchio di questo periodo storico e di proporre musica ad altissimi livelli, coraggiosa e per nulla timorosa di sfidare l’ascoltatore è il disco dei Low, senza tema di smentita il mio disco dell’anno e uno dei pochi sui quali mi sentirei di scommettere sul fatto che resisterà al passare del tempo. Da quando è uscito non ho smesso di ascoltarlo e, anzi, con gli ascolti è cresciuto sempre più.

Il resto della lista, esclusi forse i primi 15 titoli, avrebbe potuto, a seconda dei momenti, essere anche piuttosto diversa: il criterio scelto è stato quello dei dischi frequentati di più o comunque ho scelto dischi con una loro forza intrinseca all’interno dei loro generi.

Per quanto sia assolutamente open minded faccio ancora un po’ di fatica a trovare del buono in certa nuova elettronica di consumo, sia essa legata al variegato mondo black (soul, r&b, hip-hop etc) o meno, e di questo mi scuserete (però ho apprezzato non poco gli album di Jorja Smith e Blood Orange). Tutti gli altri generi credo siano in qualche modo toccati, quantomeno nella maxi playlist che va molto oltre i 31 titoli scelti e che v’invito ad esplorare.

Quest’anno ho frequentato pochissimo il mondo delle ristampe, ma almeno un titolo bisogna citarlo, ovvero il maxi boxset dedicato alla riedizione del primo album di Liz Phair.

Che dire d’altro? Buon ascolto!!

Lino Brunetti

DISCO DELL’ANNO

LOW – DOUBLE NEGATIVE

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GLI ALTRI QUINDICI

JULIA HOLTER – AVIARY

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TY SEGALL – FREEDOM’S GOBLIN

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DANIEL BLUMBERG – MINUS

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MATTIEL – MATTIEL

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IDLES – JOY AS AN ACT OF RESISTANCE

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MARIANNE FAITHFULL – NEGATIVE CAPABILITY

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RYLEY WALKER – DEAFMAN GLANCE

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SPAIN – MANDALA BRUSH

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ANY OTHER – TWO, GEOGRAPHY

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COURTNEY BARNETT – TELL ME HOW YOU REALLY FEEL

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KURT VILE – BOTTLE IN IT

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FUCKED UP – DOSE YOUR DREAMS

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CALIBRO 35 – DECADE

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BODEGA – ENDLESS SCROLL

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MARC RIBOT – SONGS OF RESISTANCE 1948-2018

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E ALTRI QUINDICI

GNOD – CHAPEL PERILOUS

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ANNA VON HAUSSWOLFF – DEAD MAGIC

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PARQUET COURTS – WIDE AWAKE!

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CAT POWER – WANDERER

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OHMME – PARTS

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ANNA CALVI – HUNTER

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CLOUD NOTHINGS – LAST BUILDING BURNING

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DRINKS – HIPPO LITE

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THE EX – 27 PASSPORT

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MIND OVER MIRRORS – BELLOWING SUN

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THE NECKS – BODY

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JON HOPKINS – SINGULARITY

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SONS OF KEMET – YOUR QUEEN IS A REPTILE

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ONEIDA – ROMANCE

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RY COODER – THE PRODIGAL SON

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RISTAMPA DELL’ANNO

LIZ PHAIR – GIRLY SOUND TO GUYVILLE

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