REIGNING SOUND “Shattered”

REIGNING SOUND

Shattered

Merge/Goodfellas

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In barba a qualsiasi trendy, all’hype del momento o a qualsiasi considerazione circa la (presunta) originalità di una proposta, alla fine i dischi su cui probabilmente si finisce col tornare con più frequenza sono quelli come questo nuovo REIGNING SOUND, il cui suono affonda senza mezzi termini e senza esitazione nel passato e nella tradizione. Del resto, Greg Cartwright, essendo passato in bands quali Oblivians, Parting Gifts, 68 Comeback, Deadly Snakes, Detroit Cobras e Compulsive Gamblers, non è certo un novellino e la materia la conosce bene. In questo nuovo Shattered va direttamente alla fonte, assemblando un disco dal caldo sapore vintage, in cui si mescolano echi stonesiani, soul r&b di marca Stax e Motown, rock’n’roll springsteen/dylaniani e qualche umore roots. Un brano come My My sarebbe piaciuto al compianto Willy DeVille; ballate intinte nel suono di un organo Hammond come la souleggiante Starting New, la pigra Once More, una Falling Rain in territorio Dylan o una If You Gotta Live speziata country, si alternano a più saltellanti pezzi r&b come North Cackalacky Girl o Baby It’s Too Late, in modo da garantire quella varietà di soluzioni necessaria al godimento di un disco. Rilassato e mai troppo concitato, ottimamente scritto ed arrangiato con gusto, Shattered è il classico album old fashioned in cui cercare riparo nei momenti di smarrimento da eccessi di ascolto. Un rifugio sicuro!

Lino Brunetti

KING KHAN & THE SHRINES “Idle No More”

KING KHAN & THE SHRINES

Idle No More

Merge/Goodfellas

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Per essere un tipo iper prolifico quale in effetti è, i sei anni passati tra il precedente album e questo debutto su Merge, paiono un po’ strani per KING KHAN &THE SHRINES. Certo, nel frattempo, l’autoproclamatosi Emperor of RnB, ha avuto modo di fare le sue sortite con quell’altro pazzoide di Mark Sultan, ma insomma, Idle No More segna in qualche modo un ritorno. E che sia un disco rifinito e pensato, è dimostrato dalla qualità suprema delle sue canzoni. Stavolta il folle cantante e chitarrista indo-canadese, ha cristallizzato in 12 luccicose tracce, un suono che sta tra il soul della Stax, il garage rock d’era Nuggets, il selvaggio istrionismo di James Brown e persino qualche spolveratura degna della Sun Ra Arkestra meno cervellotica. Riuscite ad immaginarvi nulla di meglio? Io a fatica, specie poi se le canzoni sono eccelse sia quando paiono fare il verso agli Stones più lascivi (Thorn In My Pride), che quando si adagiano sulle corde di una ballata notturna (Darkness), o come quando danno vita ad una festa selvaggia, in cui si balla al suono di ottoni tirati a lustro e organi guizzanti. Canzoni come So Wild, Better Luck Next Time o Born To Die, tra le altre, vi garantiranno un party coi fiocchi. Se poi dovessero passare dalle vostre parti, mi raccomando, portate il culo fuori casa. Loro ve lo faranno dimenare fino allo sfinimento.

Lino Brunetti