BLAAK HEAT SHUJAA – The Storm Generation

BLAAK HEAT SHUJAA

The Storm Generation

Tee Pee

Il loro omonimo esordio due anni fa mi aveva impressionato ed ora i parigini se ne ritornano con un EP in attessa del nuovo album previsto per la primavera. Una buona mezz’oretta di antipasto che non fa che confermare le ottime qualità del gruppo. Negli undici minuti abbondanti dell’iniziale The Revenge Of The Feathered Pheasant ci sono tutti i punti fermi del gruppo, a partire da un basso tremebondo che imperversa in profondità, lisergici innesti chitarristici con abbondanti sconfinamenti in territori psichedelici estremi, là dove volano alti The Warlock e Wooden Shijps tanto per citare un paio di gruppi che possono benissimo fare da riferimento. Momenti semi krauti innestati su una base che sta a metà strada tra Live at Pompei e la title track del primo album del Sabba Nero. I Blaak sono orgogliosamente in bilico tra una pesantezza stoner e una lisergica psichedelia, con un leggero vantaggio per quest’ultima a dire il vero, anche perchè la preponderanza strumentale della loro musica è notevole, pur non disdegnando anche parti cantate. In questo contesto, una canzone come Helios potrebbe benissimo inserirsi sia in una colonna sonora di un film di David Lynch come in quella di uno di Rob Zombie, tanto per interderci, sfiorando a più riprese il contatto con la musica dei Naam. The Storm/We Are The Fucking Storm porta sinistre nubi cariche di pioggia, Fusil Contra Fusil è cantata in spagnolo ed è maggiormente classica, dal sapore epico di una psichedelia antica. Non avevo sbagliato e i BHS non mi hanno deluso, ora l’attesa per il nuovo disco si fa decisamente elettrica.

Daniele Ghiro

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ANCESTORS “In Dreams And Time”

ANCESTORS

In Dreams And Time

Tee Pee

Che gli Ancestors fossero un gruppo dalle grandi potenzialità lo si poteva tranquillamente immaginare visto quanto fatto fino ad ora nei tre dischi pubblicati ma che con questo quarto lavoro facessero un ulteriore scatto in avanti non me lo aspettavo, o perlomeno non in questi termini. Sei brani per più di un’ora di musica che si dipana lungo percorsi tortuosi e inusuali. L’hardcore di certi momenti viene addolcito dal prog di altri, per non parlare di quando questi due generi apparentemente così opposti si intersecano alla perfezione, subito evidente nell’iniziale Whisper, cominciata con un sulfureo riff heavy doom, cresciuta con laceranti mutamenti emozionali e conclusasi in una cavalcata hard potentissima. Passano i tre secondi di silenzio e sembra di ascoltare un’altro gruppo, pianoforte e dolce voce femminile sino all’irruzione di chitarre (post)rock che creano un ritornello di intensa emotività e i brividi scorrono, capita raramente ultimamente ma il piano e la chitarra si contrappongono creando contrasti destabilizzanti: questa è The Last Return. La voce grezza di certo hard metal duro supporta il riff stentoreo di Corryvreckan, ma l’organo di chiara derivazione pinkfloydiana ne stempera gli spigoli. Ma è con On The Wind che i Pink Floyd si materializzano alla perfezione, irrobustiti da notevoli dosi di furia hard e potenza cosmica, con le chitarre che non mollano la presa neanche per un attimo andando a creare un tappeto urticante sul quale, paradossalmente, è il pianoforte ad essere in primo piano, nonostante il delirio fuzz che gli gira intorno. Running In Circles è più contenuta e progressiva, nel senso musicale del termine, con accelerazioni alla Neurosis e costruzione irregolare. Il finale è epico e travolgente, First Light sono diciannove minuti che si dipanano come una suite psichedelica dei tempi andati, è animo puro, è fuoco che brucia, è passione e amore, è un concentrato emotivo dall’intensità devastante. Ora non resta che sperare in un loro tour europeo.

Daniele Ghiro